Ormai non ci sorprende niente, tuttavia leggere un editoriale, scritto dal direttore di un giornale storicamente di destra, in cui si avvertono Meloni, Salvini, Taiani, che devono stare attenti perché il vero potere non lo detengono loro ma i media che sono ostili e li hanno accerchiati, fa riflettere sulla sfrontatezza umana nel proclamare menzogne strumentali ad un disegno manipolatorio.
Quello che ti colpisce, immagino, è la contraddizione apparente: un giornalista vicino al governo che parla come se chi governa fosse in realtà una minoranza impotente, quasi perseguitata, pur avendo maggioranza parlamentare, ministeri, apparati istituzionali e una forte presenza nello spazio pubblico. In sostanza il contrario della realtà.
L’immagine di copertina presenta in chiave ironica l’idea dell’editorialista … al servizio.
È una narrazione abbastanza tipica del populismo contemporaneo, non solo italiano: presentarsi contemporaneamente come “potere” e come “vittima del sistema”. In questo modo si possono mantenere due vantaggi comunicativi:
governare effettivamente;
continuare però a mobilitare il consenso contro un presunto “establishment ostile”.
L’idea dell’“accerchiamento mediatico” serve spesso proprio a questo: spiegare perché, nonostante il governo, non tutto cambi immediatamente oppure perché esistano ancora critiche, dissenso e opposizione culturale.
Vorrebbero il monopolio totale dell’informazione, come nei regimi.
Il fastidio nasce dal fatto che questa lamentela non è credibile detta da ambienti che oggi hanno grande visibilità, influenza e accesso ai media, anzi i media sono di proprietà di quegli imprenditori supporter del Governo. In altre parole: chi dispone già di eccessivo spazio pubblico continua comunque a rappresentarsi come censurato o marginalizzato. Dopo che hanno messo nei posti chiave ubbidienti corifei. Vittimismo funzionale. Il peggio è che gli ingenui ci credono.
Se volete un recente esempio di “circondamento” guardate il report di Ranucci
Vedi anche “Se si scambia il governo con il potere, non chiami i migliori a collaborare con te. E gli statisti, dove sono?”









