Ci sono romanzi che sembrano aspettare in silenzio il momento giusto per trovare una strada. Rimangono per un tempo nel cassetto, come semi affidati alla terra, finché qualcuno non li raccoglie e decide di ascoltarne la voce. “Il frutto proibito”, romanzo inedito di Saverio Orlando, sembra appartenere a questa categoria di storie: quelle che, concorso dopo concorso, incontro dopo incontro, lasciano una traccia e trovano lettori disposti a seguirne il cammino.

L’ultima tappa di questo viaggio è stata Santa Margherita Ligure, dove il romanzo ha conquistato il secondo posto nella sezione dedicata agli inediti di
“Santa in Giallo”, rassegna che porta sulle rive del Tigullio le molte anime del noir e della narrativa investigativa italiana. Un risultato, che acquista un significato particolare proprio perché arriva dopo altri riscontri positivi ottenuti dal manoscritto. È forse questo, più ancora del singolo riconoscimento, l’aspetto che interessa all’autore: la sensazione che la storia, ovunque venga presentata, riesca a farsi ascoltare. “So bene che i premi letterari non ti cambiano la vita, a meno che non si chiamino Strega o, nel caso del giallo, Scerbanenco», racconta Orlando. “Quel che ti resta è che se tra cento o duecento concorrenti il tuo emerge, vuol dire che sei sulla buona strada, anche se devi essere cosciente che di strada da fare ce n’è ancora tanta per essere apprezzato come scrittore”.
Parole che hanno il sapore della misura e della consapevolezza. Nessuna celebrazione assoluta, dunque, ma la gioia discreta di chi vede il proprio lavoro affacciarsi oltre il confine della pagina e ricevere, ogni volta, un nuovo segnale. “Il frutto proibito” figura la seconda inchiesta di Giancarlo Beltrami, personaggio chiave della narrativa dell’autore. La storia seguirà il protagonista nella ricerca di verità nascoste e misteri legati alle ferite profonde del Sud Italia. Il romanzo ha raccolto importanti consensi nel panorama dei concorsi letterari. L’opera è stata finalista anche al Milazzo Crime Book Festival 2025, al Premio “I Murazzi 2026”, confermando la forza di una scrittura capace di muoversi tra il mistero, l’indagine e quella dimensione civile che da sempre accompagna la narrativa di
Orlando. Il riconoscimento ottenuto a Santa Margherita Ligure arriva all’interno della seconda edizione di “Santa in Giallo”, rassegna che si propone come un originale crocevia delle diverse espressioni del noir italiano. La manifestazione, definita il primo festival “giallo-pop” d’Italia, non si limita alla letteratura. Attorno ai libri prende forma un universo fatto di incontri, cinema, teatro, musica, fotografia, mostre, giochi da tavolo e iniziative dedicate ai più giovani. La cultura del giallo diventa così una piccola città nella città, capace di abitare luoghi diversi di Santa Margherita Ligure: dallo “Spazio Aperto di via dell’Arco” alla “Casa del Mare”, dalla “Biblioteca Civica” al “Castello sul Mare”, fino all’Anfiteatro Umberto Bindi. In questo scenario, il romanzo di Orlando è arrivato fino alla finale nella ristretta terna degli inediti, insieme a “La lista di Silke” di Roberto Rapastella e “Vetrocemento” di Marina Repetto. La serata conclusiva, è stata affidata alla conduzione dei giornalisti Oscar Puntel e Armando Traverso,

che ha coinvolto circa 300 autori provenienti da tutta Italia. Ma, al di là della classifica, rimane soprattutto il viaggio. Forse è proprio qui che si trova il significato più autentico di un secondo posto. Non nella medaglia, non nella fotografia della premiazione, non nella riga di una graduatoria, ma nella
conferma che una storia riesce a superare il silenzio della pagina. “Il frutto proibito” è ancora un romanzo inedito, eppure il suo percorso racconta già qualcosa. È stato affidato a giurie, lettori, selezioni e concorsi e, in luoghi diversi, ha continuato a raccogliere attenzione. È una forma particolare di fortuna per uno scrittore: scoprire che la storia che ha custodito a lungo dentro di sé riesce a camminare da sola. E per chi scrive, come ricorda lo stesso Orlando, la strada davanti è ancora lunga. Ma forse è proprio questa la parte più bella: sapere di essere soltanto all’inizio e continuare a camminare, con una storia tra le mani e la speranza che, prima o poi, possa trovare la sua casa nelle pagine di un libro.