Nel cuore dell’Aspromonte, là dove i borghi custodiscono ancora il silenzio delle pietre e la memoria sembra affiorare dalle porte antiche, una luce si accende. È il chiarore dell’arte, della cultura e dell’incontro. A Palazzo Misiano, nel borgo di Bagaladi, il 25 settembre 2026 ha preso forma ufficialmente “La Fenice Rinasce”: un’associazione che vuole trasformare la creatività in un ponte tra generazioni, territorio e futuro. Ci sono luoghi che non sono semplicemente edifici.
Ci sono palazzi che, dopo aver attraversato il tempo, sembrano attendere soltanto, che qualcuno torni ad aprirne le porte, perché la loro anima possa ricominciare a respirare. Palazzo Misiano è uno di questi. Non è soltanto l’apertura di una realtà associativa.

È una porta, che si riapre. È una storia, che riprende il filo. È la cultura, che torna ad accendere un bagliore nelle aree interne. La storia di questa stagione culturale affonda le proprie radici in un’idea nata diversi anni fa, quando il compianto Cav. Filippo Maria Aliquò, compagno di vita e da sempre mecenate dell’artista Aurelia Nania, immaginò per Palazzo Misiano un’occasione: restituire
quello spazio alla comunità, trasformandolo in un luogo capace di accogliere arte, cultura e iniziative. Quell’idea, nata dalla sensibilità e dalla lungimiranza di Filippo, oggi trova compimento. Palazzo Misiano, bene comunale assegnato dall’attuale Amministrazione, riapre infatti i battenti dopo un periodo di chiusura, durato quasi tredici anni. La sua prima inaugurazione risale al mandato amministrativo del sindaco Federico Curatola, il 5 agosto 2011 subito dopo il percorso di restauro realizzato negli anni dell’Amministrazione guidata dal padre, l’architetto Angelo Curatola, figura centrale della vita politica e sociale del borgo, ricordato affettuosamente dalla comunità locale come il “sindaco gentile”, solido sostenitore delle aree interne e montane della Calabria, in particolare all’interno della cornice dell’Area Grecanica.

Ogni visione lascia un segno, ogni gesto costruisce un futuro. È dalle idee, dal lavoro e dai sogni seminati nel tempo che prendono forma le fondamenta di questo progetto di restaurazione: un viaggio tra memoria e rinascita, dove ciò che è stato torna a vivere attraverso un nuovo splendore. Infatti, è stato necessario un intervento di sistemazione, per restituire funzionalità agli ambienti e consentire al Palazzo di tornare a essere uno spazio pubblico vivo.
Oggi quelle stanze sono delle possibilità. A guidare il progetto è la Professoressa Aurelia Nania, artista che sceglie di tornare al proprio lavoro creativo aprendolo alla comunità bagaladese. Il nome dell’associazione, “La Fenice Rinasce”, sembra quasi raccontare proprio questo percorso.
La fenice è l’animale mitologico, che sorge dalle proprie ceneri. È il simbolo di ciò che non scompare davvero, ma trova la forza di tornare alla luce. E così anche la vicenda artistica di Aurelia diventa metafora di una rifioritura più ampia: quella di un’artista, che torna a condividere il proprio percorso e decide di mettere la propria esperienza a disposizione degli altri.

A
inaugurare il percorso espositivo dell’associazione è stata una sua personale, accompagnata da una significativa rassegna stampa, che ha evidenziato la sua attività artistica dal 1997 al 2026.
Una sorta di viaggio attraverso quasi trent’anni di vita, opere, mostre, incontri, riconoscimenti e testimonianze. Non un semplice archivio, ma la memoria di un cammino. Nel cuore dell’inaugurazione hanno risuonato le parole della stessa Aurelia Nania: “A guidare questo progetto sarò io che, dopo diversi anni, torno a dedicarmi alla mia attività artistica aprendola alla comunità bagaladese e trasformandola in un’opportunità di incontro, formazione e condivisione”. E ancora: “Alla base dell’iniziativa c’è un’idea ambiziosa: fare della creatività
uno strumento di crescita, socialità e partecipazione. Dare spazio alle nuove generazioni, offrire occasioni di apprendimento, favorire la collaborazione, sostenere gli artisti e creare nuovi momenti di incontri culturali sono alcuni degli obiettivi che animano la nascita dell’associazione.” La mostra inaugurale assume così un significato che va oltre la dimensione artistica. “Dopo alcuni anni lontana dall’attività espositiva, torno a presentare il mio lavoro attraverso una mostra che non guarda soltanto al passato, ma rappresenta anche un punto di partenza”. È, in questo senso, una vera rinascita: quella di un’artista che torna a condividere con il pubblico il proprio percorso e che, attraverso La Fenice Rinasce, apre il proprio mondo artistico alla comunità. Poi, quasi come una confessione sussurrata al pubblico dice: “In questa occasione non inauguro soltanto un’associazione. In qualche modo, inizio una nuova parte della
mia vita.”
Accanto alle opere di Aurelia, la rassegna stampa custodisce una presenza fortissima. Quella di Filippo Maria Aliquò, recentemente scomparso. La rassegna diventa così anche un omaggio alla sua memoria. Perché dietro ogni percorso artistico esiste spesso una trama di affetti, sostegno, fiducia e condivisione che non compare sulle targhe delle mostre e nei titoli dei giornali, ma che ne costituisce l’anima più profonda. Aurelia lo ricorda con parole, che restituiscono il senso di una vita costruita insieme: “L’esposizione della rassegna stampa sarà un omaggio a Filippo Maria Aliquò, mio marito, compagno di vita e mio Mecenate da sempre, che è venuto a mancareda poco e la cui presenza ha accompagnato una parte significativa del mio percorso.

Un
omaggio, che trova il suo significato più autentico nella storia condivisa: tutti i miei traguardi raggiunti, le esperienze vissute e i successi maturati negli anni portano la sua firma.”
L’inaugurazione dell’associazione “La Fenice Rinasce” ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo del territorio, a testimonianza dell’interesse suscitato da un’iniziativa, che mette al centro cultura, arte, memoria e comunità.
Accanto al Sindaco di Bagaladi, l’ingegnere Santo Monorchio, erano presenti il Vicesindaco Antonio Marrapodi e Pietro Morena, Presidente onorario della Pro Loco di Calanna. Presenze, che hanno contribuito a rendere ancora più significativo un appuntamento nato a Bagaladi, ma con una vocazione aperta al territorio, al dialogo tra comunità e alla costruzione di nuove occasioni di incontro attraverso la cultura. A raccontare e accompagnare la serata inaugurale è stato il giovane Giuseppe, nipote di Aurelia. La sua presenza ha rappresentato un altro piccolo ma significativo simbolo della serata: il passaggio di un testimone tra generazioni. Giuseppe si è distinto per la sua intelligenza brillante, la capacità di stare davanti al pubblico e un entusiasmo contagioso, portando nell’inaugurazione quella freschezza, che appartiene alle nuove generazioni. Perché se “La Fenice Rinasce” vuole davvero essere un luogo di incontro e formazione, allora proprio ai giovani deve essere affidata una parte del futuro. E quella sera, a Palazzo Misiano, il domani aveva già una voce.
Il progetto dell’associazione si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione del territorio promossa dall’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco, l’ingegnere Santo Monorchio. Nel suo intervento inaugurale, il primo cittadino ha definito l’apertura di Palazzo Misiano “un nuovo tassello per il nostro borgo”, sottolineando come il recupero dello spazio sia parte di un disegno più ampio di rigenerazione della comunità. ”L’avvio delle attività de “La Fenice Rinasce” è stato reso possibile attraverso la concessione del Palazzo in comodato gratuito, nell’ambito delle risorse del Fondo di sostegno ai Comuni marginali, destinate a interventi capaci di valorizzare i territori e creare opportunità per le comunità – ha rimarcato il sindaco Monorchio – Il Palazzo Misiano è destinato a diventare una fucina di ispirazione e bellezza grazie al talento di Aurelia Nania. Una comunità non rinasce attraverso un’unica opera. Riemerge quando scuole, sport, cultura, tradizione, innovazione, accoglienza e partecipazione iniziano a dialogare tra loro”.
È difficile non cogliere un filo comune. La volontà di non lasciare, che i piccoli borghi diventino soltanto luoghi da ricordare. Ma territori da abitare. Da vivere. Da immaginare. Le aree interne hanno bisogno di servizi. Hanno bisogno di infrastrutture, opportunità economiche, attenzione istituzionale. Ma hanno bisogno anche di bellezza. Perché la cultura non è un ornamento da aggiungere quando tutto il resto è stato fatto. È una forma di infrastruttura immateriale. È ciò che crea appartenenza, restituisce identità, mette in relazione le persone e consente a una comunità di raccontarsi nuovamente. Quando una porta come quella di Palazzo Misiano torna ad aprirsi, non si riapre soltanto una stanza. Si riapre una possibilità. E quando dentro quella stanza entrano gli artisti, i giovani, le scuole, le famiglie, le idee e i sogni, allora il palazzo smette di essere solo un edificio storico. Diventa comunità. Una fenice che guarda al futuro. Il nome scelto da Aurelia Nania sembra dunque contenere già tutto il senso di questa storia. “La Fenice Rinasce”. Rinasce un’associazione. Rinasce un palazzo. Rinasce un percorso artistico.

Rinasce un’opportunità culturale. E, nel ricordo di Filippo Maria Aliquò, continua anche una visione nata da un’idea condivisa e affidata al tempo. Forse è proprio questo il destino più bello dei paesi: non rimanere immobili nella memoria, ma trasformare la memoria in avvenire. Palazzo Misiano, con le sue stanze tornate alla luce, può diventare una piccola lanterna nel paesaggio aspromontano. Un raggio discreto, ma necessario. Perché nelle aree interne, dove talvolta il rischio più grande è quello del silenzio e dell’abbandono, la cultura può essere il primo segnale di un nuovo giorno. E così, nel borgo di Bagaladi, una fenice torna a spiegare le ali. Non per fuggire. Ma per restare. Per splendere. E per ricordare a tutti che anche dalle pietre antiche, quando qualcuno torna a crederci, può nascere il futuro.









