Francesco Siviglia (maestro liutaio con laboratorio a Bova Marina) è imprescindibile quando si parla del rinascimento moderno della lira calabrese nell’Area Grecanica.

Anche se i primissimi libretti storici degli anni ’80/’90 (come quelli curati da Ettore Castagna) documentavano principalmente gli ultimi anziani suonatori tradizionali della Locride e del Poro, la narrazione contemporanea e gli articoli dedicati all’artigianato locale pongono Siviglia al centro del recupero pratico e costruttivo dello strumento.

Il contributo di Francesco Siviglia (Bova Marina)

Dalla Falegnameria alla Liuteria Tradizionale: Dopo un periodo trascorso in Germania, Siviglia è rientrato a Bova Marina aprendo la sua bottega. L’incontro con la lira calabrese negli anni 2000 (attraverso gli stage di ricerca etnomusicologica) lo ha spinto a dedicarsi interamente alla sua costruzione artigianale.

Scelta dei Legni e dell’Olio:

  Per scavare il corpo monoblocco della lira, Siviglia impiega essenze autoctone calabresi (come gelso, noce, ciliegio).

    La finitura e il trattamento del legno prevedono metodi naturali e tradizionali: per la lucidatura e protezione della superficie viene spesso impiegato l’olio d’oliva o oli vegetali essiccativi , trattamenti tipici della liuteria agro-pastorale che preservano la porosità del legno senza soffocare il suono.

  Innovazione e Diffusione: Siviglia non solo produce lire (sia con fondo piatto che con cassa bombata) e strumenti come la Symphonia o il Lirone , ma ha anche promosso iniziative culturali nell’area grecanica (come l’Euterpe Lira Festival) per far conoscere la lira calabrese oltre i confini regionali e all’estero.

La lira greco-calabra (nota comunemente come lira calabrese o lira grecanica) è un antico cordofono ad arco a tre corde, simbolo della tradizione musicale del Sud Italia e in particolare della Calabria centro-meridionale (Locride, Area Grecanica/Bovesia e Monte Poro).

Nei libretti (booklet discografici, saggi etnomusicologici e studi di settore pubblicati a partire dagli anni ’80, come quelli della Cooperativa R.L.S. o di studiosi come Goffredo Plastino ed Ettore Castagna), la storia e la struttura della lira vengono descritte analizzandone diversi aspetti storici, tecnici e culturali:

Un suonatore greco sulla via che porta all’Acropoli di Atene (foto dell’autore). Si nota che non è la nostra lira
Aldo Gurnari suona la lira greca

1. Origine e Legame Bizantino

Nei testi e nei libretti specialistici si evidenzia come la lira calabrese faccia parte della grande famiglia della lira bizantina.

Diffusione nel Mediterraneo: Giunta nel Sud Italia durante l’epoca bizantina (tra il IX e l’XI secolo), condivide la stessa matrice strutturale con altri strumenti ad arco del Mediterraneo, come la lira cretese*, la lijerica dalmata o la gadulka bulgara.

  Persistenza grecanica: Nelle comunità di lingua greco-calabra della Bovesia (es. Gallicianò, Bova), lo strumento ha mantenuto forte la denominazione locale λύρα (lýra), rappresentando un ponte tangibile tra l’eredità magnogreca-bizantina e la musica popolare calabrese.

2. Caratteristiche Organologiche e Tecnica

I libretti descrivono nei dettagli le peculiarità costruttive ed esecutive dello strumento:

Costruzione in monoblocco: Il corpo (spesso a forma di pera) viene ricavato scavando un unico blocco di legno nobile o da frutto (olivo, noce, ciliegio).

  Assenza di tastiera e capotasto: La lira non ha una tastiera rigida su cui premere le corde.

Tecnica delle unghie: Le note si ottengono toccando le corde **lateralmente con il dorso o con il fianco delle unghie della mano sinistra, senza schiacciarle verso il legno.

Componenti mobili: Il ponticello e l’anima (spesso realizzata in canna) sono mobili.

L’archetto: Tradizionalmente realizzato con rami ricurvi e crini di cavallo (o fibre vegetali), non dotati di vite di tensione come gli archi moderni.

3. Il Rischio di Scomparsa e il “Revival”

I libretti etnomusicologici ripercorrono anche la storia recente dello strumento:

  Il declino (Metà del ’900): A metà del Novecento la lira era quasi del tutto scomparsa, rimpiazzata progressivamente dall’organetto e dalla fisarmonica. Rimanevano pochissimi anziani suonatori e costruttori gelosi del proprio sapere.

  La riscoperta (Anni ’70 e ’80): Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, ricercatori e gruppi di musica etnica (tra cui i *Re Niliu*) iniziarono una meticolosa ricerca sul campo per rintracciare gli ultimi “mastri” (es. Giuseppe Fragomeni “u Fanarra” o Sabatino Preiti).

Rinascita contemporanea: Grazie a corsi di liuteria, festival e al movimento folk-world, la lira è tornata a essere protagonista nella tarantella calabrese e nella musica etnica d’autore.

Esecuzione tipica: La lira si suona da seduti, appoggiata su una coscia o tra le gambe. Può suonare da sola oppure accompagnata da tamburello, chitarra battente, flauti di canna ( frischiotti) o triangolo (terzinu).

Incontro nella casa grecanica

Dal Dicembre 2023 è stata aperta a Bova (RC) la “Casa Grecanica”. Uno spazio aperto al pubblico, gestito dal Siviglia, dove è presente una mostra permanente di liuteria e di iconografia. Ed è anche presente un angolo di cultura, dove si tengono convegni, presentazioni di libri, mostre di pittura e mostre fotografiche.

Intervista a Francesco Siviglia, Custode e innovatore della lira calabrese

Introduzione

Francesco Siviglia, maestro liutaio di Bova Marina, è una delle figure di riferimento nel recupero e nella valorizzazione della lira calabrese. Attraverso il suo lavoro artigianale e il suo impegno culturale, ha contribuito a riportare in vita uno degli strumenti simbolo della tradizione musicale dell’Area Grecanica, coniugando il rispetto delle tecniche antiche con una costante ricerca sulla qualità costruttiva.

Intervista

D. Maestro Siviglia, come nasce il suo percorso di liutaio e quando è avvenuto l’incontro con la lira calabrese?

Ho iniziato da ragazzo come falegname, restauratore ed ebanista. Mentre la passione per gli strumenti musicali è iniziata 15 anni fa, quando ho iniziato a costruire strumenti musicali del medioevo e la lira calabrese, dopo un percorso di studi di liuteria a Cremona. L’incontro con la lira calabrese è stato decisivo: mi ha fatto capire che attraverso questo strumento potevo contribuire a preservare una parte importante della nostra identità culturale.

D. Cosa rappresenta per lei la lira calabrese?

La bellezza della mitologia greca, al pari di altri strumenti dell’antica Grecia. È molto più di uno strumento musicale. È la voce della Calabria grecanica, una testimonianza della nostra storia e delle nostre radici. Ogni lira racconta un territorio, una tradizione e una comunità

D. Quali legni preferisce utilizzare nella costruzione delle sue lire e perché?

Legni del posto come noce, ciliegio e gelso. Ogni legno possiede caratteristiche acustiche differenti e una propria personalità. La scelta dipende dal timbro che desidero ottenere e dalla naturale stagionatura del materiale.

D. La sua lavorazione rispetta metodi tradizionali. Quanto conta questo aspetto?

È molto importante, seguo metodi tradizionali. La lira nasce da un unico blocco di legno scavato a mano, secondo una tecnica antica. Cerco di conservare questo sapere, utilizzando strumenti e procedure che rispettino la tradizione senza rinunciare alla precisione.

D. Per la finitura utilizza oli naturali. Qual è il vantaggio di questa scelta?

Utilizzo vernici naturali perché rendono il suono meno “artificiale”. Gli oli naturali, come l’olio d’oliva e altri oli vegetali essiccativi, proteggono il legno mantenendone la capacità di respirare. Una finitura troppo invasiva potrebbe compromettere la vibrazione dello strumento; con i trattamenti tradizionali il suono rimane caldo, naturale e ricco di armonici.

D. Costruisce sia lire tradizionali sia strumenti ispirati alla storia, ovvero strumenti medievali come: Symphonia, Moraharpa, Ribecca, Contralto e Nyckelharpa. E strumenti greci come: Lira Greca, Kemence e Lira Cretese. Cosa l’ha spinta verso questa ricerca?

L’interesse per strumenti di Paesi ed epoche culturalmente affini alla Calabria. Mi interessa ricostruire strumenti che appartengono alla nostra storia musicale e sperimentarne le possibilità sonore. È un modo per mantenere vivo il dialogo tra passato e presente.

D. Quali sono le maggiori difficoltà nel costruire una lira calabrese?

Non ci sono particolari difficoltà, Tuttavia occorre trovare il giusto equilibrio tra estetica, resistenza e qualità acustica. Ogni pezzo di legno è diverso e richiede esperienza, pazienza e ascolto.

D. Lei è impegnato anche nella promozione culturale della lira. Quanto è importante divulgare questo patrimonio?

È molto importante che ci sia chi porta avanti questo patrimonio della cultura greco-calabra e lo tramanda alle nuove generazioni. È un patrimonio che rischia di perdersi. Uno strumento vive solo se viene suonato, insegnato e conosciuto. Per questo sostengo iniziative, incontri e festival che permettono alle nuove generazioni di avvicinarsi alla lira.

D. Qual è il ruolo dell’Area Grecanica nella conservazione di questa tradizione?

Nell’area grecanica si era conservato lo strumento della lira, perché diffuso nel mondo contadino, e tramandato di generazione in generazione. Qui la lira è rimasta legata alla lingua, alle feste, alle danze e alla memoria delle comunità. È un patrimonio che appartiene a tutti.

D. Che consiglio darebbe a un giovane che desidera diventare liutaio?

Gli consiglieri di seguire corsi di liuteria, studiare e frequentare dei maestri del settore. La liuteria non si impara in poco tempo: bisogna osservare, sperimentare e rispettare il materiale. Il legno insegna a chi è disposto ad ascoltarlo

D. Qual è il suo desiderio per il futuro della lira calabrese?

Che le nuove generazioni ne appassionino e se ne avvicinino. La tradizione non deve essere conservata in un museo, ma deve vivere attraverso le persone che la praticano ogni giorno.

D. Quale è la differenza tra la lira calabrese contemporanea e le antiche lire del Mediterraneo?

Ci sono molte analogie, le lire antiche sfruttavano lo stesso principio di funzionamento, cioè si suonavano con l’arco.

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Le foto, tratte dalla pagina fb del maestro Siviglia, rappresentano un campionario parziale delle sue opere.