Recentemente mi sono occupato dell’8, in occasione del mio compleanno, una finestra si è aperta sui miei studi passati e sulla mia più che trententennale esperienza di docente. L’8 mi ha ricordato una figura che mi ha sempre affascinato nella sua unicità, il nastro di Möbius, l’unica figura della geometria che ha … una sola faccia. Su questa figura si può lavorare, ma anche pensare. A dirla così sembra poco, ma considerate le sue implicazioni di pensiero: c’è da costruire una teoria sociologica.
IL nastro è facile da costruire partendo da una lunga e stretta striscia rettangolare e incollandone gli estremi dopo aver fatto una torsione di 1800. Poi provate a tagliarla in due longitudinalmente o in tre e vedete che succede.*
Il nastro di Möbius è davvero una figura affascinante: quella superficie continua non ha un “dentro” e un “fuori”, un “sopra” e un “sotto” distinti
Se metti la matita su un punto e percorri la superficie, torni al punto di partenza avendo attraversato tutto. È un’immagine potente, non esistono lati separati, tutto è collegato in un flusso continuo.
Spesso percepiamo il mondo in termini di opposizioni: bene/male, io/altro, amico/nemico; viviamo costantemente dentro schemi mentali che dividono: giusto/sbagliato, vittima/carnefice, noi/loro.
Il nastro di Möbius ci ricorda che queste distinzioni potrebbero essere illusorie, costruzioni della nostra mente. Ciò che sembra “opposto” è in realtà parte della stessa superficie continua.
Se non c’è vera separazione, ciò che faccio “agli altri” lo faccio in realtà anche a me stesso. Non esiste un “altrove” dove scaricare le conseguenze delle nostre azioni.
La tentazione di metterci “da una parte” giudicando chi sta “dall’altra” si rivela ingenua: siamo tutti sulla stessa superficie.
Quando credi di essere “dall’altra parte” rispetto a qualcuno, in realtà stai camminando sulla stessa superficie. Quello che attribuisci “all’altro lato” è sempre parte dello stesso nastro. Non possiamo davvero separarci, isolarci, tracciare confini netti.
Qui emerge la conseguenza etica potente: se non c’è vera separazione, allora ogni mia azione ritorna.
Quando faccio del male “all’altro”, sto danneggiando la superficie su cui cammino anch’io. Quando creo divisione, quando odio, quando escludo, sto percorrendo il nastro che mi riporterà esattamente lì. Non c’è un “via” dove buttare la spazzatura, non c’è un “loro” che non sia anche “noi”.
“C’è una sola via” – riconosci che non ci sono scappatoie, alternative comode, zone grigie dove nascondersi. Il nastro ha una sola superficie, e tu ci stai sopra. Non puoi fingere di essere altrove.
Capisco la struttura della realtà e scelgo di muovermi in armonia con essa, non contro di essa, non spreco energie per costruire muri illusori.
Questa semplicità non è ingenuità, è saggezza. Se si capisce la struttura della vita, l’adeguarsi non è un sottometersi ma un vivere attivo. Qualcuno ha scritto che l’acqua riesce ad arrivare al mare perché non combatte la forma del fiume
* MOBIUS sviluppi geometrici









