UN VIAGGIO NELLA STORIA
Ci sono città che si visitano. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere visitate, devono essere comprese.
Istanbul appartiene a questa seconda categoria.
Andare a Istanbul non significa soltanto attraversare una delle città più affascinanti del mondo, sospesa tra Europa e Asia. Non significa soltanto incontrare il Bosforo, le moschee, i bazar, i palazzi ottomani o ammirare Santa Sofia. Istanbul è soprattutto un viaggio nella storia. E, forse più di quanto si immagini, un viaggio nella grandezza dell’antica Roma.
Perché sotto il nome di Istanbul esiste ancora, stratificata nella città moderna, la memoria di Bisanzio e di Costantinopoli, la Nea Roma, la città che per oltre mille anni fu capitale dell’Impero romano d’Oriente*.
Due città, una stessa idea di Roma
Il confronto tra Roma e Costantinopoli è sorprendente.
Roma era nata sulle rive del Tevere ed era cresciuta fino a diventare il centro di un impero immenso. Costantinopoli nacque invece dalla trasformazione dell’antica Bisanzio, scelta da Costantino nel IV secolo come nuova capitale imperiale.
Ma Costantino non voleva semplicemente costruire una nuova capitale.
Voleva costruire una Nuova Roma.
E per questo Costantinopoli venne organizzata guardando continuamente a Roma. Furono creati un Senato, grandi fori, monumenti, palazzi, strade processionali e spazi destinati alla vita politica e alla rappresentazione del potere. La città doveva essere degna dell’Impero e, soprattutto, doveva essere riconoscibile come erede della città madre.
Persino la topografia assunse un valore simbolico.
Roma era la città dei sette colli: Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale.

Anche Costantinopoli venne identificata, nella tradizione, come una città dei sette colli. Non si tratta di una corrispondenza geografica perfetta, né i suoi sette colli sono equivalenti, uno per uno, a quelli di Roma. Ma il significato della somiglianza è straordinario: Costantinopoli veniva pensata e raccontata attraverso il modello di Roma.
Era come se l’Impero avesse voluto dire:
Roma non finisce a Roma. Roma può rinascere altrove.
Dal Foro all’Ippodromo





Se a Roma il Foro era il grande cuore della vita politica, giudiziaria e religiosa, Costantinopoli costruì i propri grandi spazi monumentali attorno alla stessa idea di centralità.
E poi c’era l’Ippodromo.

A Roma il Circo Massimo era molto più di un luogo per le corse dei carri: era uno dei grandi teatri della vita pubblica. A Costantinopoli l’Ippodromo svolse una funzione analoga. Qui la popolazione poteva vedere l’imperatore, acclamarlo, contestarlo; qui spettacolo e politica si mescolavano continuamente.
L’imperatore era al centro della scena.
Palazzo imperiale, Ippodromo e città formavano una straordinaria macchina scenografica del potere.
È difficile passeggiare oggi nella zona di Sultanahmet senza immaginare, sotto la Istanbul contemporanea, quella grande città imperiale che per secoli fu il cuore del mondo romano d’Oriente.

Il Senato, l’imperatore, l’Impero
Anche il Senato fu trasferito idealmente nella nuova capitale.
Ma qui appare una differenza fondamentale.
Il Senato romano era nato molti secoli prima dell’Impero e portava con sé tutta la memoria della Repubblica. Il Senato di Costantinopoli nacque invece all’interno di un sistema imperiale già fortemente consolidato.
L’imperatore era il vero centro della macchina dello Stato.
E tuttavia era, nella propria concezione, un imperatore romano.
Questo è forse il punto che più ci sorprende oggi.
Noi parliamo di “Impero bizantino”, di “bizantini”, di “civiltà bizantina”. Ma gli abitanti di Costantinopoli non pensavano di essere i rappresentanti di una civiltà separata da Roma. Si consideravano Romani.


La parola greca Rhōmaioi significa infatti “Romani”.
E quando nel 1453 Costantinopoli cadde nelle mani degli Ottomani, quella storia non scomparve improvvisamente. Anche il conquistatore, Mehmed II, cercò di appropriarsi dell’eredità imperiale romana e assunse il titolo di Cesare dei Romani.
La città cambiava padrone, religione dominante e lingua, ma continuava a portare con sé una memoria imperiale straordinariamente potente.
Roma pagana, Costantinopoli cristiana
La differenza più profonda tra le due capitali riguarda forse la religione.
Roma era nata come città pagana. I suoi templi, il Campidoglio, Giove e le altre divinità costituivano l’ossatura religiosa della città antica.
Costantinopoli nacque invece proprio nel momento in cui l’Impero romano stava diventando cristiano.
Santa Sofia, Santa Irene, la chiesa dei Santi Apostoli e le altre grandi chiese trasformarono progressivamente il volto della nuova capitale.
Eppure anche qui c’è una continuità sorprendente.
Costantinopoli non rinnegò Roma: cristianizzò l’idea romana dell’Impero.
La grandezza universale di Roma sopravvisse cambiando linguaggio, religione e cultura.
Latino e greco: Roma diventa orientale
Un altro paradosso è quello della lingua.
La nuova capitale era romana, ma sorgeva nel cuore di un mondo prevalentemente greco.
Il latino rimase per secoli la lingua ufficiale dell’amministrazione e dell’esercito, mentre il greco era la lingua della maggior parte della popolazione e della grande tradizione culturale orientale.
Con il passare dei secoli il greco prevalse.
E così accadde qualcosa di straordinario: l’Impero romano di Costantinopoli divenne culturalmente greco senza smettere di considerarsi romano.
È questa una delle chiavi per comprendere la storia della città.




La città e i suoi sette colli
E poi c’è la geografia.
Roma e Costantinopoli sono entrambe città costruite su una serie di rilievi, entrambe dominate da colline che organizzano lo spazio urbano e la vista sulla città.
Ma nella penisola storica di Istanbul la tradizione dei sette colli assume anche un valore simbolico: la nuova capitale viene rappresentata come una città che, proprio come Roma, possiede la propria architettura del potere distribuita sulle alture.
Oggi quei colli sono ancora leggibili nella Istanbul contemporanea: da Sarayburnu e Sultanahmet, con Santa Sofia, la Moschea Blu e il Palazzo di Topkapı, attraverso Çemberlitaş e Beyazıt-Süleymaniye, fino a Fatih, Yavuz Selim, Edirnekapı e Kocamustafapaşa.
Il turista spesso vede una città moderna, ottomana e musulmana.
Ma basta cambiare prospettiva per cominciare a vedere Costantinopoli.
E, dietro Costantinopoli, Roma.
Un viaggio nel tempo

È questo che rende Istanbul diversa da molte altre destinazioni.
A Roma camminiamo tra le rovine di un impero che appartiene al passato.
A Istanbul accade qualcosa di diverso: il passato continua a vivere dentro la città contemporanea.
Il Bosforo separa due continenti, ma sembra anche separare e insieme unire epoche diverse.
Sulla penisola storica possiamo passare in pochi minuti dalla Istanbul ottomana alla Costantinopoli cristiana, e dalla Costantinopoli cristiana alla Bisanzio greca. E, se conosciamo la storia, possiamo andare ancora più indietro.
Ogni collina, ogni strada, ogni cisterna, ogni colonna, ogni frammento delle mura può diventare una finestra aperta sull’Impero romano.
Per questo una visita a Istanbul non dovrebbe essere soltanto un itinerario turistico.
Dovrebbe essere un viaggio nella stratificazione della storia.

È il viaggio dalla Bisanzio greca alla Costantinopoli romana, dalla Costantinopoli cristiana alla capitale ottomana, fino alla Istanbul moderna.
Ma soprattutto è il viaggio attraverso una domanda affascinante:
che cosa rimane di Roma quando Roma non è più il centro del mondo?
La risposta è davanti a noi, sulle rive del Bosforo.
Costantinopoli fu, per più di mille anni, la risposta a quella domanda.
Fu la città che raccolse l’eredità di Roma, la trasformò e la portò verso Oriente.

Per questo, quando oggi arriviamo a Istanbul e guardiamo Santa Sofia, l’Ippodromo, le antiche mura, le colonne, i resti dei fori e la grande penisola dei sette colli, non stiamo semplicemente visitando una città turca.
Stiamo attraversando una delle più grandi continuità della storia europea e mediterranea.
E forse possiamo dirlo ancora più semplicemente:
visitare Istanbul significa, in qualche modo, andare incontro a Roma.
Non alla Roma che abbiamo lasciato sulle rive del Tevere, ma a quella Roma che, nel IV secolo, attraversò idealmente il Mediterraneo e venne a costruire una nuova casa sul Bosforo.
Una Nuova Roma.
Una Roma d’Oriente.
Una Roma che noi ancora oggi chiamiamo Costantinopoli.

Appendice: la riconquista bizantina dell’Italia e la Calabria greca
La storia dell’Impero romano d’Oriente non rimase confinata a Costantinopoli. Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano tentò di ricostruire l’unità dell’antico Impero romano e rivolse la propria attenzione anche all’Italia, che da alcuni decenni era governata dagli Ostrogoti.
Nel 535 Giustiniano affidò al generale Belisario la riconquista della penisola. La guerra fu lunga, difficile e devastante. Belisario conquistò Roma, affrontò gli Ostrogoti e riuscì a portare le armate imperiali fino a Ravenna, che cadde nel 540. Per un momento sembrò che l’Italia potesse tornare a essere una provincia dell’Impero romano.
Ma la conquista non fu stabile.
La guerra riprese con violenza e soltanto nel 554, dopo la sconfitta definitiva degli Ostrogoti, l’imperatore poté considerare l’Italia nuovamente sottoposta al dominio imperiale. La restaurazione, tuttavia, durò poco. Nel 568 i Longobardi invasero la penisola e conquistarono rapidamente gran parte dei territori italiani.
Nel giro di pochi decenni il controllo bizantino si ridusse a una serie di territori separati: l’Esarcato di Ravenna, Roma e il suo ducato, alcune zone della costa adriatica, la Sicilia, la Sardegna e soprattutto le regioni meridionali. La frontiera con i Longobardi passava attraverso territori contesi e instabili, fino a raggiungere l’area del ducato di Benevento, che rimase a lungo uno dei principali centri del potere longobardo nel Mezzogiorno.
La presenza bizantina in Italia non scomparve però rapidamente. In Calabria, in particolare, l’Impero romano d’Oriente rimase per secoli. La regione era già profondamente segnata dalla propria eredità greca, risalente alla Magna Grecia, ma il dominio bizantino rafforzò ulteriormente questo carattere.
Per circa cinque secoli la Calabria rimase inserita nel mondo politico, religioso e culturale di Costantinopoli. Le città costiere, i monasteri, le diocesi e le comunità locali conservarono legami intensi con l’Oriente. Il greco divenne la lingua della liturgia, della cultura e, in molte zone, anche della vita quotidiana.
La Calabria bizantina non fu dunque soltanto una periferia dell’Impero. Fu un ponte tra la tradizione della Magna Grecia e la civiltà cristiana orientale. Monaci, mercanti, funzionari e soldati contribuirono a mantenere viva una continuità culturale che avrebbe lasciato tracce profonde nel paesaggio, nella religiosità e nella lingua della regione.
Ancora oggi, in alcune comunità dell’area grecanica dell’Aspromonte e della Bovesìa, sopravvive il greco di Calabria, una lingua minoritaria che testimonia questa lunga storia. Non è semplicemente un residuo folkloristico, ma il segno vivente di una presenza greca e bizantina durata secoli.

Così, mentre Costantinopoli rappresentava la grande capitale dell’Impero romano d’Oriente, la Calabria ne costituiva uno degli avamposti occidentali più duraturi.
La Magna Grecia aveva dato alla regione una prima identità ellenica.
Il periodo bizantino la rinnovò, la cristianizzò e la collegò stabilmente al mondo di Costantinopoli.
Per questo la storia della Calabria aiuta a comprendere ancora meglio la grandezza dell’Impero romano d’Oriente: non come una realtà lontana e astratta, ma come una civiltà capace di lasciare tracce profonde anche nelle terre più occidentali del Mediterraneo.
E quando ancora oggi ascoltiamo il greco di Calabria, possiamo percepire, attraverso quella lingua fragile e preziosa, l’eco di una storia antichissima: quella di una Roma d’Oriente che, dopo aver riconquistato l’Italia, continuò a vivere per secoli sulle coste e sulle montagne del Mezzogiorno.
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- Costantinopoli è stata la capitale dell’impero romano d’Oriente dal 395 al 1204 e dal 1261 al 1453.
- Fondazione: La città fu inaugurata come capitale dell’impero da Costantino il Grande nel 330 d.C.
- Impero d’Oriente (395–1204): Dalla divisione definitiva dell’impero romano nel 395 fino alla conquista dei crociati nel 1204.
- Intermezzo latino (1204–1261): La città fu la capitale dell’Impero Latino durante la dominazione crociata.
- Restaurazione bizantina (1261–1453): Tornò a essere la capitale dell’impero d’Oriente dal 1261 fino alla caduta definitiva a opera dei Turchi ottomani il 29 maggio 1453.
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