Si, avete letto bene. Ho voluto creare un neologismo. Se glicemia viene da glykis-dolce e haima-sangue e vuole indicare quanto zucchero c’è nel sangue, perché non pensare a quanta Grecia scorre nelle nostre vene? Per capirlo bisogna visitare questo Paese, da cui si è irradiata una cultura complessa che ha improntato il nostro mondo, con un atteggiamento di ascolto di sensazioni che ci sono nell’aria ma che non tutti riescono a percepire. Dal roof top dell’hotel Titania lo sguardo, davanti a una distesa di abitazioni indifferenti, si concentra esclusivamente sull’Acropoli. e un film ti passa davanti: Atena, la dea della saggezza, della strategia militare e delle arti, famosa per intelligenza e coraggio con il suo tempio elevato su una collina fasciata di ulivi, ritenuti sacri. Pensi che attorno a quell’Acropoli, nella polis, nascono con Pericle, molto dopo, idee che ancora oggi plasmano il nostro modo di pensare la politica, la giustizia, la libertà. Parliamo di democrazia e non possiamo evitare di chiederci che fine abbia fatto ogni volta che viene precluso il dialogo, il pensiero critico e la partecipazione.

La metropolitana ti lascia nella fermata Acropolis, davanti al moderno e speciale Museo dell’Acropoli. Da qui una lunga passeggiata ti porta all’ingresso per la scalata alla sommità che ospita alcuni dei più importanti monumenti al mondo, capolavori di architettura, concepiti in modo da correggere le defomazioni prospettiche e farli ammirare nelle loro perfezione.

Una passeggiata col caldo torrido, apparentemente silenziosa, per i più, ma ricca di suggestioni, di voci silenziosamente assordanti che provengono dal teatro di Dionisio, il più importante teatro della Grecia antica, dal quale partirono e arrivarono al mondo quei capolavori che sono le tragedie e le commedie greche che non erano solo intrattenimento ma soprattutto coscienza, confronto, educazione civica. Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofone, Menandro, non sono solo nomi, sono, per quello che hanno prodotto,. monumenti alla cultura universale impertura. Mi sono inerpicato tra gli ulivi sacri alla ricerca di Atena, calpestando un selciato levigato da milioni di visitatori distratti ma presenti per poter dire “ci sono stato”; mi sono seduto su quelle pietre per un attimo di pausa, ho immaginato le rappresentazioni, ho sentito le voci di attori di ogni tempo recitare test famosi: “Il tempo svela tutto ciò che è nascosto” Euripide; “Molte sono le meraviglie del mondo, ma nessuna è più grande dell’uomo” Sofocle; “La saggezza si conquista attraverso la sofferenza”, è il celebre πάθει μάθος – pathei mathos di Eschilo, frase che ha attraversato i secoli, si è rilanciata dai teatri greci e romani, da Siracusa a Orange a tutti i luoghi dove si fa cultura alta.

Non è un caso che per i Romani, prendendo come spunto Orazio, “Graecia capta ferum victorem cepit”- la Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore. Perché i Romani, appunto, finirono con l’essere conquistati dalla Grecia, non dalle armi, ma dalla sua bellezza, dalla sua arte, dalla sua filosofia, dal suo teatro.
Mentre mi godevo quel venticello che scuoteva gli ulivi, accentuandone la sacralità, pensavo che ci sono civiltà che si possono dominare con la forza ma non si può annullare quanto esprimono.

L’Acropoli è un osservatorio sulla storia. Salendo lo sguardo va verso uno sperone di roccia calcarea alto 115 metri, l’Areopago, brulicante di persone che vogliono ripercorrere il luogo da cui San Paolo predicava agli ateniesi, ai sacerdoti, ai filosofi che cercavano il dio nei templi, annunciando loro il vero Dio cristiano.
E’ straordinario come in poche centinaia di metri ci sono resti che parlano e restituiscono la vita di una polis. L’agorà greca con i resti della Stoà Poikilè frequentata da uno dei primi filosofi che ci parlano, con la mediazione dei libri di filosofia, di stoicismo, Zenone di Cizio e il suo successore Cleante di Asso. Già mi sento anch’io imperturbabile di fronte alle vicende esterne: è sua l’atarassia ed è sua l’idea della virtù come unico bene, della filosofia per vivere bene nella quotidianeità, praticata al contatto con gli altri.

Ma se in questa stoà c’erano gli stoici, nella stoà di Attalo, venuta dopo, si incontrava la cittadinanza attiva, la vita civile scorreva frenetica. L’idea di ricostruirla interamente – così come era – intuizione coraggiosa – ha permesso di rendersi conto di quale potesse essere la vita nella polis.
Ma questo spazio non finisce di sorprendere: su un’altra altura di fronte il tempio di Efesto, dio della metallurgia, del fuoco, il meglio conservato al mondo.


E l’agorà romana con i resti monumentali della biblioteca di Adriano, un vero centro culturale, e più lontana, come a delimitare l’antica polis, la porta di Adriano, imperatore romano che voleva, con questi atti di grande prestigio, riportare Atene al centro del Mondo imperiale, rifondarla. Come dire storie che si sovrappongono, che si parlano, che ci parlano. A noi arrivano come eco, si ripetono, diventano ridondanti, arricchite dall’immaginazione, rivivono, scorrono nel nostro sangue.
Per questo siamo un po’ greci anche noi.









