Nel cuore dell’Aspromonte grecanico, il Museo “G. Rohlfs” diventa laboratorio di memoria e di futuro. La visione del vicesindaco Gianfranco Marino per un patrimonio, che non vuole soltanto essere conservato, ma tornare a parlare.
Ci sono luoghi nei quali la storia non si lascia chiudere in un museo. Rimane nelle pietre, nei paesaggi, nei gesti quotidiani e soprattutto nelle parole. A Bova, il greco di Calabria continua a raccontare una comunità e il suo rapporto con il tempo. Intorno al Museo “G. Rohlfs” prende forma una nuova idea di cultura, nella quale conservazione, ricerca, scuola, territorio e accoglienza si incontrano. Il borgo appare come un paese sospeso, tra la montagna e il mare, tra il silenzio dell’Aspromonte e la luce dello Ionio, tra ciò che resta e ciò che ancora deve accadere. Poi ci si avvicina. E ci si accorge, che quel silenzio non è affatto vuoto. Parla. Parlano le pietre delle case, i vicoli, i sentieri, le architetture, la fiumara Amendolea. Parlano gli oggetti di una civiltà contadina che sembra appartenere a un’altra epoca e che, invece, continua a lasciare tracce nel presente. Ma soprattutto parlano le parole antiche, custodite per generazioni nella voce degli abitanti, nella lingua greco- calabra, che ancora oggi rappresenta una delle espressioni più preziose dell’identità dell’area grecanica. È dentro questa geografia dell’anima, che il “Museo della Lingua Greco-Calabra “G. Rohlfs” sta vivendo una stagione nuova, pensato anche come spazio di ricerca, di confronto e di partecipazione. E in questo processo assume un rilievo particolare l’azione dell’amministrazione comunale e del vicesindaco Gianfranco Marino, impegnato nella valorizzazione di un patrimonio, che appartiene alla storia di Bova, ma
che può diventare anche una delle chiavi del suo futuro. La sfida, in fondo, è tutta qui.

Che cosa significa conservare una cultura? È sufficiente raccogliere gli oggetti, ordinarli, proteggerli dal tempo? Oppure conservare significa soprattutto permettere a quelle testimonianze di continuare a produrre significati? La prospettiva, che si sta delineando a Bova sembra orientata verso questa seconda
possibilità. Gli oggetti conservati nel museo non sono semplicemente cose antiche. Sono giornate di lavoro. Sono mani. Sono stagioni. Sono la fatica e la pazienza di uomini e donne, che hanno costruito la propria esistenza dentro un rapporto profondissimo con la terra. Il compito del museo diventa allora quello di restituire una voce a ciò che, apparentemente, voce non possiede. La cultura, in questa prospettiva, diventa uno strumento attraverso il quale una comunità può riconoscersi. È questa capacità di creare connessioni, che può rendere il Museo Rohlfs qualcosa di più di un luogo espositivo e sotto la direzione di Daniele Castrizio, professore ordinario di Numismatica all’Università di
Messina, il Museo Rohlfs allarga il proprio campo d’azione e costruisce relazioni tra discipline differenti. Numismatica, archeologia, storia, geografia, etnografia e linguistica possono dialogare. Questa interdisciplinarità permette di osservare Bova non come un frammento isolato, ma come una realtà inserita dentro processi storici e culturali molto più ampi. È una prospettiva preziosa. Perché, un territorio si comprende davvero soltanto quando si mettono insieme i suoi frammenti. Una moneta. Un documento. Una parola. Una casa. Un sentiero. Un utensile. Un racconto. Tutto può diventare una fonte. Tutto può contribuire a ricostruire una storia. La collaborazione con università, scuole e gruppi di ricerca rafforza ulteriormente questa vocazione. E iniziative come “Palèa Jenèa – Orme
nella storia” mostrano quanto sia importante portare la cultura fuori dai luoghi tradizionali della conoscenza e dentro il mondo dei ragazzi. Perché la memoria diventa veramente patrimonio soltanto quando qualcuno la riceve. Forse è questo uno dei compiti più importanti di un museo contemporaneo. Nella borgata , però, la storia non è contenuta soltanto negli spazi museali. Il territorio stesso è un grande archivio. L’Aspromonte conserva il rapporto secolare tra uomo e natura. La fiumara Amendolea racconta la forza ela fragilità del paesaggio. I sentieri conservano le tracce della vita quotidiana. Il Sentiero
della civiltà contadina permette di entrare nella memoria del lavoro, invece “Il Giardino delle parole’ restituisce alla lingua una dimensione quasi fisica, trasformando il vocabolo in paesaggio. E i nuovi percorsi museali possono contribuire a creare una rete nella quale ogni luogo rimanda a un altro. È un racconto da leggere. In questa narrazione trova spazio anche la ‘filoxenia’. Una parola, che porta con sé un’idea potente: l’amore per l’ospite, l’accoglienza di chi arriva, la capacità di riconoscere nell’altro non una minaccia, ma una possibilità di incontro. Il progetto “Il Borgo della Filoxenia” sembra inserirsi naturalmente in questa visione. Perché l’identità non si rafforza isolandosi. Si rafforza quando riesce a raccontarsi. Inoltre, nel cuore del borgo, la Giudecca ricorda, che la storia di una comunità non è mai composta da una sola voce. Ogni territorio è il risultato di incontri, spostamenti, scambi e contaminazioni. La storia di Bova può essere letta anche attraverso questa pluralità di presenze. E proprio questa complessità rende ancora più unico il lavoro di chi oggi cerca di conservarne le tracce.

Ma c’è una domanda, che attraversa tutta questa esperienza: che cosa sarà del
patrimonio di Bova tra venti, trenta, cinquant’anni?
La risposta non può essere affidata soltanto alla conservazione fisica degli oggetti. Il futuro del patrimonio culturale dipenderà dalla capacità di renderlo significativo per chi verrà dopo. Per questo servono archivi digitali, le nuove tecnologie, le registrazioni, gli studi, le collaborazioni, le scuole e i giovani. Dunque, è fondamentale una comunità capace di riconoscere il valore della propria storia senza trasformarla in nostalgia. La sfida del Museo Rohlfs è perciò profondamente contemporanea. Portare la memoria nell’era digitale. Fare dialogare il sapere accademico con la conoscenza degli abitanti.
Trasformare le testimonianze orali in patrimonio documentato. Creare connessioni tra Bova e il resto del mondo. In questo progetto la cultura non è il ricordo di ciò che non esiste più. È una materia prima del futuro. Alla fine, forse, tutto torna alla lingua. A una voce anziana. A un suono, che attraversa una stanza. A un termine, che un ragazzo ascolta e che, magari, per la prima volta comprende come parte della propria storia. È in quel momento, che il museo compie la sua funzione più profonda. Non quando mostra un oggetto, ma quando riesce a far nascere una domanda sul domani. È questa la direzione nella quale Bova sembra muoversi. E mentre il mondo corre veloce la kora dell’Area grecanica sembra ricordarci una cosa semplice e profonda: che non esiste futuro senza una memoria capace di respirare. E forse proprio per questo, a Bova, il passato non è mai davvero passato. Ha ancora una voce. E quella voce, oggi, può tornare a indicare la strada.


Ecco di seguito l’intervista del vicesindaco di Bova – Gianfranco Marino:
Qual è oggi lo stato di avanzamento del progetto del Museo Rohlf e quali sono le prossime tappe previste per la sua realizzazione?
Di fatto il museo costituisce ormai da circa un decennio una realtà importante sul territorio calabrese e non solo. Oggi possiamo dire che l’idea è quella di implementare il ruolo del museo relativamente alla parte scientifica e linguistica
Si è parlato della possibilità di inserire all’interno del Museo Rohlf una sezione
dedicata all’etnografia e alla linguistica. Quanto è concreta questa ipotesi?
Possiamo dire che ad oggi l’aspetto etnografico è quello maggiormente evidente e a tal proposito l’obiettivo è quello di dedicare i nostri sforzi all’implementazione della parte linguistica con particolare riferimento alla multimedialità
Che ruolo potrebbe avere una sezione linguistica nella valorizzazione del greco di Calabria e, in particolare, della parlata grecanica di Bova?
Senza alcun dubbio l’elemento linguistico rappresenta l’aspetto maggiormente identitario che oggi attrae l’attenzione di studiosi provenienti da diversi Paesi europei. L’idea del potenziamento di un polo scientifico e linguistico che possa ampliare la propria offerta, rappresenta per noi una grande scommessa ma anche una grande occasione di sviluppo per il territorio. Non credo possa essere questa l’unica strada per la tutela della lingua ma certamente può rappresentare un elemento importante
Sono già state individuate nuove collezioni, materiali o testimonianze che
potrebbero entrare a far parte del percorso museale?
Il patrimonio etnografico a nostra disposizione è in continua implementazione e anche questo dato è certamente incoraggiante testimoniando l’attenzione che questa struttura ha destato anche attraverso l’impegno di chi negli anni l’ha gestita.
Ci sono novità riguardo ai finanziamenti, ai lavori e ai tempi necessari per arrivare all’apertura o al completamento del museo?
Abbiamo in campo una serie di progetti che abbiamo rivolto alla Comunità Europea legati all’implementazione della multimedialità al servizio delle Università, delle Scuole e dei gruppi di ricerca
Sono previste iniziative, mostre temporanee, incontri o attività didattiche
collegate al Museo Rohlf?
Il museo è aperto al territorio ed alla consueta attività divulgativa affianca ormai da anni iniziative di carattere culturale ospitate sia all’interno della struttura sia negli attigui spazi aperti del “Giardino delle parole” dove si tengono periodicamente rappresentazioni teatrali, incontri con autori, convegni, dibattiti e dove vengono allestite mostre tematiche su temi diversi
Quale sarà il rapporto tra il Museo Rohlf e gli altri luoghi della cultura presenti a Bova, creando magari un unico percorso turistico e culturale nel borgo?
Parliamo di un’offerta già esistente. Il museo va a completare di fatto un percorso
impreziosito dalla struttura del Museo di Paleontologia e Scienze naturali dell’Aspromonte al quale a breve contiamo di aggiungere il museo del costume della magna Grecia già allestito e in attesa di essere inaugurato. Ma non solo questo. A completare un’offerta di assoluto rilievo troviamo anche il Centro visitatori del Parco Nazionale dell’Aspromonte e l’Aspromonte Geopark nonché il sentiero della civiltà contadina, un altro spazio espositivo a cielo aperto dove si possono ammirare gli strumenti di lavoro della una civiltà contadina di fatto ormai scomparsa
Infine, vicesindaco, quali sono le novità più importanti che i cittadini e i visitatori
potranno aspettarsi nei prossimi mesi per il Museo Rohlf e, più in generale, per la
valorizzazione culturale di Bova?
Ormai da anni abbiamo inteso investire sulla cultura in senso ampio con particolare
riferimento ai percorsi con le scuole. In questo senso è nostro intendimento proseguire sul
solco tracciato, un percorso che ha visto la parte legata alla promozione degli eventi
culturali sempre al centro. Presentazioni di volumi, incontri con autori e iniziative culturali
più in generale hanno segnato il nostro percorso in modo significativo facendo entrare
Bova nell’immaginario collettivo come un luogo dove la cultura si sposa alla perfezione
con la natura e con una storia millenaria. È evidente dunque come la strada tracciata sia
chiara e su quella ci muoveremo nei prossimi anni, cercando di diversificare l’offerta e di
farla crescere per qualità più che per numeri. In realtà come questa, conta individuare
alcuni segmenti di nicchia che possano rappresentare un unicum nel panorama regionale,
sfuggendo la logica dei grandi numeri che spesso non hanno rispondenza con la
necessaria sostenibilità
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