Ci sono terre che sembrano attendere da sempre lo sguardo del cinema. Non perché abbiano bisogno di essere scoperte, ma perché custodiscono, nella trama silenziosa dei loro paesaggi, una vocazione naturale al racconto. Palizzi appartiene a questa geografia dell’anima: un luogo in cui la pietra dialoga con il mare, il vento attraversa gli ulivi e ogni sentiero sembra conservare l’eco di una storia ancora da narrare.
La selezione del cortometraggio “Puca” alla Settimana Internazionale della Critica della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non rappresenta soltanto un importante riconoscimento artistico. È il momento in cui un territorio esce dalla dimensione del paesaggio per entrare in quella dell’immaginario. Il borgo calabrese non è più soltanto il luogo in cui un film è stato girato: diventa materia narrativa, presenza viva, protagonista silenzioso di un’opera destinata a confrontarsi con il pubblico internazionale. Il cinema, nella sua forma più autentica, possiede infatti la straordinaria capacità di rivelare ciò che spesso gli occhi dell’abitudine non vedono più. Restituisce dignità ai luoghi, ne amplifica la memoria, ne custodisce l’identità. È questo il valore più profondo di Puca: aver saputo intrecciare il linguaggio dell’arte con quello di una comunità che ha accolto il progetto non come semplice ospite, ma come parte della propria storia.

In questo spirito si inserisce la dichiarazione del Vicesindaco del Comune di Palizzi con delega alla Cultura, Stefano D’Aguì, testimonianza di un sentimento collettivo che supera la soddisfazione istituzionale per trasformarsi in consapevolezza culturale. “La selezione ufficiale del cortometraggio Puca alla Settimana Internazionale della Critica del Festival di Venezia rappresenta per la nostra comunità un motivo di immenso orgoglio e di grande emozione. Questo prestigioso traguardo premia il talento della regista Sara Scalera, coautrice della sceneggiatura insieme all’autore calabrese Antonio Romagnoli, ma è anche un importante riconoscimento per Palizzi, che con i suoi luoghi, la sua autenticità e la sua straordinaria bellezza è stata scelta come scenario naturale di un’opera destinata a uno dei più importanti appuntamenti cinematografici internazionali. Desidero rivolgere le mie più sincerem congratulazioni alla regista, agli autori, alla produzione GM Production, realizzata in associazione con Hubris Pictures, Limbo Film, Eidos Film e Red Couch, e a tutto il cast artistico che ha contribuito con passione e professionalità alla realizzazione del cortometraggio.È motivo di particolare soddisfazione vedere sul grande schermo due giovani talenti della nostra comunità, Annunziata Celeste Vadicamo e Ludovica Tassoni, autentiche espressioni di Palizzi, insieme agli altri interpreti, tutti calabresi: Elisa Rosaci, Giuseppe Musarella, Antonio Serranò, Beatrice Stranges, Tonino Proietto ed Emilia Mariana. La loro presenza testimonia la ricchezza artistica della nostra regione e il valore delle sue risorse umane. Le parole della regista Sara Scalera, che ha ringraziato Palizzi per aver accolto la troupe “a braccia aperte, aiutandoci a realizzare il nostro lavoro con serenità e partecipazione”, ci riempiono di gioia e rappresentano il riconoscimento più bello per una comunità che fa dell’ospitalità uno dei suoi valori più autentici.
Come Vicesindaco con delega alla Cultura, sono convinto che il cinema sia uno straordinario strumento di promozione e valorizzazione del territorio. Puca porterà il nome di Palizzi in una vetrina internazionale di assoluto prestigio, contribuendo a far conoscere la nostra identità, la nostra storia e la bellezza dei nostri luoghi. A nome dell’Amministrazione Comunale e dell’intera cittadinanza rivolgo il mio più sentito augurio alla regista Sara Scalera, ad Antonio Romagnoli, alla produzione e a tutto il cast affinché questo importante riconoscimento sia soltanto il primo di una lunga serie di successi. Oggi Palizzi celebra un risultato che appartiene a tutti noi e che ci rende fieri di essere parte di questa bellissima storia”.
Vi è, nelle parole del Vicesindaco Stefano D’Aguì, qualcosa che va oltre la cronaca di un successo. Vi è l’idea di una comunità che riconosce nella cultura non un ornamento, ma destino possibile. Un territorio che comprende come l’arte non si limiti a rappresentare la realtà, ma possa trasformarla, restituendole nuovi significati e nuove prospettive. Non è un caso che il ringraziamento espresso dalla regista Sara Scalera alla comunità di Palizzi assuma un valore tanto simbolico. L’accoglienza, evocata come gesto spontaneo e condiviso, diventa qui elemento creativo. Ogni film nasce certamente da una sceneggiatura, da una regia, da una produzione; ma prende forma anche grazie ai luoghi che lo ospitano e alle persone che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono a renderlo possibile. In questo senso Palizzi non è stata una semplice location: è stata parte integrante dell’opera. Ancora più significativo è il volto umano di questa storia. Le giovani Annunziata Celeste Vadicamo e Ludovica Tassoni, insieme agli altri interpreti calabresi, rappresentano una generazione che porta sullo schermo non soltanto il proprio talento, ma la voce di un’intera regione. È la Calabria che si racconta attraverso i suoi artisti, senza cedere agli stereotipi, affidando invece alla forza del linguaggio cinematografico la complessità della propria identità. Ogni grande opera nasce dall’incontro tra un luogo e uno sguardo. Lo sguardo di Sara Scalera ha saputo riconoscere in Palizzi una bellezza che non chiede di essere esibita, ma contemplata; una bellezza discreta, antica, fatta di silenzi, di luce e di memoria. È la stessa bellezza che oggi attraversa il grande schermo e raggiunge Venezia, portando con sé il respiro profondo dell’estremo Sud. Forse è proprio questa la funzione più alta del cinema: ricordarci che esistono luoghi capaci di diventare metafora, paesi che smettono di essere semplicemente punti sulla carta geografica per trasformarsi in emozioni condivise. Quando accade, il successo di un film non appartiene soltanto ai suoi autori, ma a una comunità intera, che si riconosce nelle immagini e scopre, attraverso l’arte, una nuova consapevolezza di sé. Così Puca approda a Venezia. E con esso approda anche Palizzi: non come semplice scenario, ma come voce, memoria e orizzonte. Un piccolo lembo di Calabria che, per la forza gentile del cinema, si fa universale.









