Ci sono luoghi che sembrano attendere le storie. Luoghi in cui la parola scritta trova naturalmente la sua dimora, dove il paesaggio diventa parte del racconto e la narrazione restituisce voce al paesaggio. La terrazza della Casa degli Artisti di Sant’Ilario dello Ionio è uno di questi luoghi. Nel pomeriggio del 7 giugno, sospesa tra l’azzurro del cielo e il respiro antico dello Ionio, la terrazza si è trasformata in un salotto letterario a cielo aperto per la presentazione dell’ultimo romanzo di Angela Maria Diano, “Gli alberi parlano di notte – La solitudine del capitano Testa” – Leonida Edizioni


Un incontro che è andato oltre la semplice presentazione di un libro, diventando un momento di condivisione culturale e umana, capace di intrecciare letteratura, memoria, territorio e poesia.

Ad accogliere il pubblico è stata l’atmosfera calorosa della Casa degli Artisti, animata dalla presenza del suo fondatore e direttore, Renato Mollica, che ha sottolineato il valore della scrittura di Angela Maria Diano, una narrazione che si muove tra thriller psicologico e indagine dell’animo umano, mantenendo costante l’equilibrio tra tensione narrativa e profondità emotiva. La scrittrice, originaria di Lazzaro, ha scelto proprio questo luogo, per la prima presentazione assoluta del suo nuovo lavoro, confermando un legame speciale con la Casa degli Artisti e con il pubblico, che da anni segue il suo percorso letterario. Protagonista del romanzo è ancora una volta il capitano Testa, figura complessa e profondamente umana, chiamata ad affrontare nuove vicende investigative, che si intrecciano con i moti più segreti dell’anima. Una storia, che appartiene a quella rara categoria di libri capaci di creare un’atmosfera, trascinando il lettore dentro paesaggi interiori fatti di silenzi, inquietudini e ricerca della verità. A dialogare con l’autrice è stata la dottoressa Giuseppina Latella, magistrato ed ex Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma. Un confronto intenso e coinvolgente, che ha guidato il pubblico attraverso i temi centrali dell’opera, offrendo spunti di riflessione sulla solitudine, sulla giustizia e sulla complessità delle relazioni umane.


Le letture del libro a cura di Caterina Mandarano e Claudia Cimelli hanno dato voce alle pagine del romanzo, restituendone le atmosfere sospese e il ritmo avvincente. I presenti hanno seguito con partecipazione il racconto delle vicende del capitano Testa, lasciandosi coinvolgere da una trama, che unisce suspense e sentimento. Tra gli interventi del pubblico è emerso un giudizio, che sintetizza efficacemente l’esperienza di lettura: “Un romanzo coinvolgente che unisce perfettamente suspense e sentimento. La trama poliziesca tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, mentre la storia d’amore aggiunge profondità ed emozione”. Ma è stato nel momento conclusivo, che l’incontro ha assunto una dimensione quasi simbolica. Quando il sole iniziava lentamente a piegarsi verso il mare e la luce accarezzava i tetti del borgo superiore, la parola narrativa ha lasciato spazio alla poesia: ”Va dove ti porta il vento” del poeta greco salentino Salvatore Lolli. Versi essenziali, quasi affidati al respiro del paesaggio. Scrivo solo alcune parti.
“Va dove ti porta il vento.
Lascia quel ramoscello che stringi con la mano.
Apri la mano e lascia che il vento li trasporti.
Vola in alto, in posti lontani.
Il vento fa con gli uomini quello che fa con i semi:
lì trasporta da un luogo all’altro.
Perché quando non ci sono più ramoscelli buoni a cui aggrapparsi,
altro non resta che volare”.
Nella loro apparente semplicità, questi versi custodiscono una profonda sapienza esistenziale. Il ramoscello, che stringiamo rappresenta tutto ciò a cui ci aggrappiamo per paura del cambiamento: certezze, abitudini, sicurezze costruite nel tempo. Ma la vita, sembra suggerire il poeta, non è fatta per restare immobili. Il vento assume qui un valore simbolico, che richiama la più autentica tradizione grecanica e mediterranea. Non è una forza che travolge, ma una presenza, che accompagna. È il soffio invisibile del destino, della memoria, della trasformazione e in quella terrazza affacciata sullo Ionio, tra le parole del capitano Testa e quelle del poeta grico, è sembrato emergere un unico filo conduttore: il coraggio di attraversare l’incertezza, per continuare a cercare la verità di sé stessi. Forse per questo la poesia di Salvatore Lolli è apparsa come il sigillo perfetto di una giornata dedicata alla cultura. Perché il romanzo di Angela Maria Diano e quei versi affidati al vento parlano, in fondo, della stessa ricerca: quella che conduce l’essere umano oltre le proprie paure, verso orizzonti ancora sconosciuti. Quando le
ultime parole si sono dissolte nell’aria della sera, nessuno aveva la sensazione di aver semplicemente assistito alla presentazione di un libro. Restava invece l’impressione di aver condiviso un viaggio: tra le pagine di un romanzo, nei sentieri della memoria collettiva, dentro quelle domande che accompagnano ogni esistenza.

Sulla terrazza della Casa degli Artisti, il mare continuava a respirare in lontananza e il vento, discreto compagno del pomeriggio, sembrava raccogliere e custodire ogni voce ascoltata. Le inquietudini del capitano Testa e la profondità dello sguardo narrativo di Angela Maria Diano. Forse la letteratura e la poesia servono proprio a questo: a ricordarci, che ogni approdo è soltanto una nuova partenza e che,
nei momenti in cui la vita ci chiede di lasciare la presa, può nascondersi l’occasione più autentica, per scoprire chi siamo. Così, mentre il sole si ritirava lentamente dietro l’orizzonte ionico, ai presenti è rimasta una silenziosa certezza: gli alberi parlano, il vento conosce la strada e il cuore, se sappiamo ascoltarlo, trova sempre il coraggio di seguirla.