Se a valle vediamo inerzia, paura della firma, omissioni e scarico di responsabilità, a monte troviamo spesso un problema strutturale: l’ipertrofia normativa. Negli ultimi tempi è un tratto distintivo, un’ingannevole risposta ad uno sdegno ed una manipolazione della aspettative.
Non è solo una questione di incompetenza individuale. È un sistema che rende la competenza sempre più difficile. Tuttavia ciò non consente una giustificazione per chi accetta di fare un lavoro che richiede capacità decisionali e assunzione di responsabilità.
Il guazzabuglio normativo come causa sistemica
L’ordinamento italiano è stratificato: leggi originarie, leggi di modifica, decreti correttivi, norme speciali, rinvii incrociati, interpretazioni giurisprudenziali che di fatto “riscrivono” il significato delle norme
Il risultato è un quadro in cui la conoscenza piena del diritto diventa un’attività specialistica continua, necessita di adeguamento continuo, ma soprattutto necessita di una capacità di adeguamento per nulla scontata. Non è un patrimonio stabile che si acquisisce una tantum.
Chi opera nella pubblica amministrazione locale spesso non ha uffici legali strutturati, supporto costante di aggiornamento, tempo per studiare evoluzioni normative complesse.-
In questo contesto, l’inerzia diventa una forma di autodifesa.
Non si decide perché non si è certi di aver compreso correttamente l’intero quadro normativo. E il quadro normativo, oggettivamente, è frammentato.
La proliferazione legislativa, a cui spesso si fa ricorso per demagogia politica, è una risposta sbagliata
Ogni problema viene affrontato con una nuova legge, spesso più restrittiva, invece di applicare correttamente quelle esistenti che sono sovrabbondanti
È un riflesso politico comprensibile: legiferare dà l’impressione di intervenire e serra le file dei corifei che aspettano una risposta che scambiano per efficienza.
Ma troppe leggi generano incertezza, l’incertezza genera prudenza eccessiva, la prudenza eccessiva genera paralisi.
Il paradosso è evidente: si aggiungono norme per aumentare il controllo, ma si produce immobilismo.
La riscrittura organica dei codici è raramente affrontata con coraggio.
Occorrono non semplici riforme a pezzi, non emendamenti su emendamenti, ma testi coordinati, consolidati, riscritti in modo chiaro.
In teoria esistono testi unici e codici aggiornati, ma le modifiche si stratificano, le interpretazioni giurisprudenziali diventano essenziali per capire la norma, spesso non scritta in modo ineccepibile come rivela chi osserva questa performance, e l’operatore deve consultare fonti multiple.
Questo aumenta i costi cognitivi per magistrati, avvocati, dirigenti pubblici, funzionari.
Un diritto che richiede un eccesso di intermediazione tecnica diventa meno accessibile, meno prevedibile, meno uniforme.
Il potenziale dell’intelligenza artificiale. Qui il discorso diventa interessante.
Se tutte le leggi fossero consolidate in testi coordinati, tutte le modifiche integrate in versioni ufficiali aggiornate, la giurisprudenza rilevante sistematizzata e indicizzata, i precedenti organizzati per principi e fattispecie, allora strumenti di intelligenza artificiale potrebbero ricostruire rapidamente il quadro normativo applicabile, individuare casi analoghi, evidenziare orientamenti giurisprudenziali prevalenti,. segnalare conflitti interpretativi.
Questo non sostituirebbe il giudizio umano, ma ridurrebbe incertezza, tempi di ricerca, disparità interpretative.
Oggi l’IA viene spesso vista come strumento futuristico. In realtà, la vera rivoluzione sarebbe preliminare: la sistematizzazione e pulizia dell’ordinamento perché su un sistema normativo disordinato rischia di amplificare la confusione.
Il nodo culturale e politico
Occorre una scelta politica forte, meno produzione normativa, più manutenzione normativa.
Non è una questione tecnica, ma di metodo legislativo: consolidare invece di aggiungere, coordinare invece di stratificare, riscrivere invece di rattoppare
Alcuni Paesi hanno adottato processi periodici di “codificazione sistematica”. In Italia, i tentativi sono stati parziali e mai pienamente risolutivi.
In conclusione l’inerzia amministrativa non nasce solo dalla paura, ma anche dall’incertezza normativa.
Senza una riorganizzazione organica del diritto, ogni appello alla responsabilità resterà incompleto.
Tuttavia, anche con norme perfettamente coordinate, servono comunque competenza, formazione e cultura della decisione.
La chiarezza normativa riduce la paura.









