“La lingua vive, parlandola”. Con queste parole, semplici e profonde, l’Ambasciatrice di Grecia in Italia, Eleni Sourani, ha aperto una giornata destinata a lasciare un segno nella memoria della Calabria greca. Una giornata in cui la lingua, la cultura e le radici elleniche sono tornate a parlarsi, come accade quando la storia non è soltanto un ricordo, ma una presenza viva, capace ancora di abitare il cuore delle comunità.

Il 22 agosto, tra Bova e Bova Marina, l’Area Grecanica ha accolto la visita dell’Ambasciatrice di Grecia, in un ideale abbraccio tra le due sponde dello Ionio. Un incontro di grande significato culturale e istituzionale, nel quale la Calabria ha mostrato il volto più autentico della propria identità: quello di una terra che conserva, nelle parole, nei gesti, nei canti e nella memoria dei suoi abitanti, una straordinaria eredità greca.


Nella mattinata, l’Ambasciatrice è stata accolta a Bova, antica capitale culturale dei Greci di Calabria, dal Sindaco Santo Casile, dal Presidente del Consiglio comunale – Armando Siviglia, dai presidenti delle associazioni culturali della minoranza linguistica greco-calabra e da numerosi cittadini bovesi, molti dei quali ancora parlanti. È stato un incontro improntato all’autenticità e alla cordialità, nel quale il legame con la Grecia è apparso non come una lontana evocazione, ma come una radice ancora profondamente piantata nella terra dell’Aspromonte. Il Sindaco Casile ha voluto rendere omaggio all’illustre ospite con un fascio di fiori e una pergamena, quale ricordo di una giornata destinata a rimanere nella storia della comunità. Particolarmente emozionante è stato il momento dei saluti pronunciati dal Sindaco in lingua grecanica, una lingua che, attraverso la voce, torna a essere testimonianza di un passato millenario e promessa di futuro. Durante la cerimonia si è inoltre realizzato un collegamento telefonico con l’On.le Elena Meleti, europarlamentare greca con delega alle minoranze linguistiche e, non da ultimo, cittadina onoraria della Città di Bova. Un ulteriore filo, dunque, si è intrecciato tra Bova e la Grecia, confermando quanto siano profondi i legami culturali, linguistici
e storici che uniscono le due comunità.

Bova Marina

Nel pomeriggio e nella serata, il cuore dell’incontro si è spostato a Bova Marina, dove l’Associazione “Jalò tu Vua”, in collaborazione con il Centro di Lingua e Cultura Ellenica ELLINOMATHEIA di Reggio Calabria, ha promosso una speciale proiezione di “Polemontà” di Dimitris Mavrikios. L’opera, presentata per la prima volta in Italia in versione restaurata e sottotitolata, è tornata sul grande schermo a 51 anni dalla sua uscita. Già alla sua presentazione al Festival di Salonicco del 1975, il film aveva conquistato i Premi della Critica e del Pubblico. La sottotitolazione è stata realizzata dal Centro di Lingua e Cultura Ellenica ELLINOMATHEIA, su concessione dell’Archivio di ERT, con traduzione italiana a cura di Elisabetta Garieri. L’iniziativa, patrocinata e sostenuta dall’Ambasciata di Grecia in Italia, ha assunto così un significato che va ben oltre quello cinematografico: il cinema è diventato memoria, la memoria è diventata lingua, e la lingua è tornata a essere ponte fra popoli e
generazioni.

Dopo i saluti del Sindaco di Bova Marina, Andrea Zirilli, che ha sottolineato l’importanza della valorizzazione delle radici greco-calabre, è arrivato il momento più atteso, quello dell’intervento dell’Ambasciatrice. Le sue parole hanno attraversato la sala come un riconoscimento e, insieme, come un incoraggiamento a continuare un cammino già intrapreso: “Sono veramente felice del lavoro che state svolgendo e desidero ringraziare ciascuno di voi per l’impegno profuso nel preservare e diffondere le radici, la cultura e la memoria della Magna Grecia. La lingua greca è senza confini: attraversa il mondo antico e quello bizantino e unisce le minoranze
linguistiche presenti in Italia, dal grecanico di Calabria al griko del Salento. È una lingua che, ancora oggi, crea legami e unisce le persone che la parlano, mantenendo vivo un patrimonio culturale che appartiene a tutti noi. Vorrei rivolgere un particolare ringraziamento all’Associazione “Jalò tu Vua” per l’organizzazione della scuola estiva dedicata alla conservazione e all’apprendimento della lingua greca di Calabria. Mi auguro che, in futuro,
questa importante esperienza possa durare anche più di una settimana, offrendo sempre a più giovani l’opportunità di avvicinarsi alla lingua e alla cultura dei propri antenati.

Gli studi condotti nel corso degli anni hanno dimostrato che il greco parlato in Calabria, in particolare nella
Bovesìa e nell’Aspromonte, non è un semplice residuo medievale, ma costituisce una testimonianza fondamentale dell’antica presenza e della continuità della lingua e della cultura della Magna Grecia. Dobbiamo essere tutti orgogliosi del lavoro che state portando avanti, perché custodire una lingua significa custodire una parte profonda della propria identità e della propria memoria. Ringrazio tutta la comunità greca e tutte le associazioni che, con passione e impegno, contribuiscono ogni giorno a diffondere, valorizzare e preservare la cultura greca e le straordinarie radici elleniche della Calabria”.
Parole che hanno restituito alla lingua greco-calabra la sua dimensione più autentica: non reperto, non reliquia, non eco di un tempo perduto, ma patrimonio vivo, capace di raccontare una civiltà e di costruire appartenenza. All’incontro erano presenti i Sindaci dell’Area Grecanica: Andrea Zirilli per Bova Marina, Pierpaolo Zavettieri per Roghudi, Domenico Modafferi per Africo, anche vicepresidente del GAL Area Grecanica, Ercole Nucera per Roccaforte del Greco e il Commissario Prefettizio di Condofuri; Antonia Maria Grazia Surace. Presenti inoltre
rappresentanze del Comune di Samo, delle associazioni culturali e delle istituzioni, oltre alle autorità della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri. La presenza così ampia delle istituzioni e del mondo associativo ha restituito l’immagine di una comunità consapevole che la difesa della propria identità non può essere affidata soltanto alla nostalgia. Occorre custodire, insegnare, parlare, tramandare.


È questo il senso del progetto: “Laboratorio per la tutela e l’apprendimento della lingua greco –calabra” finanziato dalle risorse dell’APQ SNAI Area Grecanica F1.1. “Cittadinanza culturale della Calabria Greca” e attuato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria. Ed è proprio nell’azione quotidiana delle associazioni che questa lingua trova una possibilità concreta di futuro.


La Presidente dell’Associazione “Jalò tu Vua”, la Prof.ssa Tilde Musolino, ha sottolineato l’importanza della salvaguardia, trasmissione e valorizzazione del greco di Calabria” Abbiamo bisogno di radice profonde, per orientare il futuro dei nostri figli e della nostra comunità”. Una frase, che racchiude forse il significato più
profondo dell’intera giornata: avere radici non significa rivolgersi continuamente al passato, ma possedere la forza necessaria per guardare avanti. Particolarmente significativo è stato anche l’intervento di Vasilikì Vourda, Presidente del Centro Ellinomatheia R.C., che ha voluto spiegare il significato della scelta di proporre “Polemònta”: “Siamo felici di avere con noi l’Ambasciatrice Eleni Sourani, tutti gli ospiti illustri e gli amici grecanici. Ho voluto fortemente questa proiezione di Polemònta, perché tengo molto a questa iniziativa e al significato che essa riveste per la nostra comunità. Il documentario ha compiuto un piccolo, ma prezioso viaggio, contribuendo a far conoscere il greco di Calabria e i suoi idiomi in diverse parti del mondo. Ho voluto onorare questo progetto attraverso la proiezione di Polemònta in una versione completamente restaurata, restituendo così nuova vita a un’opera di grande valore culturale. Io mi sento profondamente una greca di Calabria e, proprio per questo, desidero partecipare a questa importante battaglia per la salvaguardia del greco di Calabria, una lingua che rappresenta la nostra identità, la nostra memoria e le nostre radici.


Ringrazio l’Ambasciata di Grecia per il prezioso sostegno e per gli aiuti ricevuti, che hanno reso possibile questa prima proiezione. È un onore poter presentare quello che considero il “capolavoro del Pasolini greco”, come amo definirlo. Grazie a Dimitris Mavrikìos per averci consegnato quest’opera e per aver contribuito, attraverso il cinema, a mantenere viva la memoria e la voce della nostra Calabria greca”.


E così, nella sera di Bova Marina, il cinema ha incontrato la lingua e la lingua ha incontrato la memoria. Polemònta, nella versione restaurata e sottotitolata in italiano, è stato proiettato per la prima volta in Italia a 51 anni dalla sua uscita, grazie al patrocinio dell’Ambasciata di Grecia. Un’opera cinematografica divenuta, per una sera, anche strumento di conoscenza e di riscoperta. Un viaggio attraverso immagini e parole che ha riportato al centro dell’attenzione il valore di un patrimonio linguistico fragile, ma ancora capace di parlare al presente.
Nel corso della serata, l’Ambasciatrice ha ricevuto alcuni doni d’accoglienza dal mondo associativo. La pittrice Carmela Mafrica ha offerto un suo pregevole quadro, nel quale i colori caldi e luminosi dell’Area Grecanica sembrano raccogliere la luce dell’Aspromonte e quella dello Ionio, quasi a racchiudere in un’immagine il paesaggio dell’anima greco-calabra.

Anche la Presidente dell’Associazione “Paleo Cosmo” ha rivolto un caro benvenuto all’Ambasciatrice a nome dell’intera associazione, che porta avanti i valori identitari e le radici dei Greci di Calabria, nel solco tracciato negli anni precedenti dal caro fratello, il Professore Franco Tuscano. Sono gesti semplici, ma profondamente simbolici: un quadro, una pergamena, un saluto, una parola nella lingua degli antenati. Oggetti e gesti chediventano custodi di memoria e che raccontano come l’identità sia fatta anche di ciò che una comunità sceglie di consegnare alle generazioni future.

L’obiettivo centrale di tutte queste attività è chiaro: evitare l’estinzione della lingua greco- calabra, incrementando attivamente il numero dei parlanti. È una sfida culturale, ma anche umana. Perché una lingua non muore soltanto quando smette di essere scritta; muore soprattutto quando smette di essere pronunciata, quando non attraversa più le case, le piazze, le famiglie, le voci dei bambini. Per questo il greco di Calabria ha bisogno di essere parlato. Ha bisogno di essere insegnato nelle scuole e nelle associazioni, ascoltato dagli anziani e raccolto dai giovani, pronunciato nelle occasioni pubbliche e nella quotidianità. Solo così una lingua può continuare a vivere. E forse è proprio questo il significato più intenso delle parole pronunciate dall’Ambasciatrice: “La lingua vive, parlandola”. In quelle parole c’è un’intera filosofia della memoria. La lingua vive quando viene pronunciata; la cultura vive quando viene condivisa; le radici vivono quando qualcuno decide di custodirle senza trasformarle in un museo.

La visita dell’Ambasciatrice Eleni Sourani ha rappresentato dunque un significativo riconoscimento per Bova Marina, per Bova e per l’intera Area Grecanica. Una terra che continua a custodire una straordinaria eredità culturale e che, proprio attraverso la lingua, conserva il filo invisibile che la lega alla Grecia. Bova e Bova Marina sono così tornate a essere, per una giornata, un ponte ideale tra due rive dello Ionio. Da una parte la Grecia, dall’altra la Calabria; in mezzo, non un mare che divide, ma una storia che unisce. Una storia fatta di parole antiche, di radici profonde, di memoria bizantina e magnogreca, di tradizioni che hanno resistito al tempo e di comunità che ancora oggi scelgono di riconoscersi in esse. La Calabria Greca non è soltanto un luogo
geografico. È una voce.


È nelle pietre di Bova, nei paesaggi dell’Aspromonte, nei paesi dell’Area Grecanica, nei racconti degli anziani, nei volti dei giovani, nelle associazioni che lavorano ogni giorno per non disperdere un patrimonio prezioso. È nella lingua che sopravvive perché qualcuno continua a parlarla, ad amarla, a insegnarla. E mentre la sera scendeva su Bova Marina, sulle immagini di Polemònta e sulle parole degli ospiti sembrava di poter percepire, oltre il rumore dello Ionio, il respiro lontano di una storia antichissima. Una storia che non chiede soltanto di essere ricordata. Chiede di essere vissuta. Perché le radici, quando sono profonde, non trattengono l’albero nel passato: gli permettono di crescere verso il cielo. State kalá,.kalá pramata