LA POTENZA DI SINTESI DEL LATINO E LA CAPACITA’ ANTICIPATORIA DEL PENSIERO ANTICO.

Premessa. Nella contemporaneità è diffuso il metodo di ripetere metodicamente delle menzogne con disinvoltura. Le menzogne, anche se puntualmente smentite, insinuano il dubbio che a poco a poco scema a causa delle ripetizioni e le assimila alla verità. Il metodo è oggetto di studio da parte di molti specialisti. Purtroppo questi studi sono ricercati da pochi perché i media si guardano bene dal divulgarli: rendersene conto vorrebbe dire “vaccinarsi” nei confronti di quella patologia sintetizzata dal titolo di questo articolo. Vedi Chomsky, Informazione surrettizia, Fromm, Democrazia recitativa, nostri precedenti aerticoli.

Esiste un cortocircuito mentale che da millenni governa la diffusione delle notizie false: l’essere umano è biologicamente e psicologicamente incline a credere alle proprie stesse invenzioni. Questa dinamica, che oggi descrive perfettamente la diffusione virale della disinformazione in rete, fu condensata, in modo incisivo e memorabile, quasi duemila anni fa dal grande storico romano Tacito nella fulminea espressione passata alla storia come “fingunt et credunt” (o, nella formulazione originale, «fingebant simul credebantque»).

L’origine storica: i popoli antichi e la “fabbrica” delle dicerie

Per rintracciare la radice di questo aforisma bisogna sfogliare il quinto libro degli Annales di Tacito (V, 10), dove l’autore, analizzando le dinamiche sociali e le costanti dicerie popolari dell’epoca, annotava la tendenza dei popoli a inventare storie e, simultaneamente, a prestarvi fede.

Secoli più tardi, nel 1605, il filosofo inglese Francesco Bacone riprese l’espressione nel suo The Advancement of Learning, trasformandola nel presente indicativo «fingunt simul creduntque», seguito nel 1725 dal filosofo napoletano Giovan Battista Vico all’interno dei suoi Principi di una scienza nuova. Vico utilizzò questa immagine per descrivere la “mente eroica” e primitiva degli albori dell’umanità, un’epoca in cui gli uomini, ignoranti delle cause naturali, inventavano miti spaventosi per poi restarne terrorizzati essi stessi. Il latino, attraverso la sua celebre brevitas (la capacità di esprimere concetti complessi in pochissime parole), racchiudeva in tre soli termini un paradosso sociale universale: l’autoinganno collettivo.

Le “Fake News” nell’antica Roma: i casi documentati da Tacito

Tacito non si limitò a teorizzare il fenomeno, ma ne registrò gli effetti devastanti sulla stabilità dell’Impero. La storia romana è densa di campagne di disinformazione e demolizione della reputazione di un rivale politico).

Il mito di Nerone e l’incendio di Roma: Quando nel 64 d.C. Roma bruciò, prese immediatamente piede la voce che fosse stato lo stesso imperatore ad appiccare il fuoco per fare spazio alla sua Domus Aurea. Tacito documentò come questa diceria popolare divenne incontrollabile, costringendo Nerone a individuare un capro espiatorio nei Cristiani. La falsità originaria, alimentata dal risentimento politico, era stata assimilata dal popolo al punto da essere scambiata per certezza storica.

Il ritorno di “Falsi Neroni”: Dopo il suicidio di Nerone, emersero in diverse province dell’Impero vari impostori che sostenevano di essere l’imperatore sopravvissuto. Tacito descrisse come intere popolazioni provinciali diedero credito a questi individui guidate dal desiderio di rivalsa e dalla suggestione. I sudditi credevano all’inganno perché avevano un disperato bisogno di fingerlo reale.

  • La propaganda di Ottaviano contro Marco Antonio: Pur antecedente a Tacito, la transizione dalla Repubblica all’Impero fu segnata da una spietata guerra di fake news. Ottaviano Augusto utilizzò poesie, iscrizioni e pamphlet satirici per diffondere la voce che Marco Antonio fosse ormai totalmente sottomesso a Cleopatra, privato della sua virilità romana e pronto a cedere i territori di Roma all’Egitto. Una narrazione costruita a tavolino che l’opinione pubblica romana sposò ciecamente, giustificando la guerra civile.

Dall’autoinganno antico alla psicologia moderna delle Fake News

Oggi la dinamica non è affatto cambiata; ha soltanto trovato nelle piattaforme digitali e nei social network un acceleratore senza precedenti. Ma cosa spinge la mente umana a cadere nella trappola del “fingere e credere”? La psicologia cognitiva moderna spiega questo fenomeno attraverso precisi bias:

  • Il Bias di Conferma (Confirmation Bias): Gli individui tendono a cercare, inventare o condividere narrazioni che confermano i loro pregiudizi o le loro paure preesistenti. Una volta creata l’invenzione (fingunt), la mente la accetta immediatamente come reale (credunt) perché convalida la propria visione del mondo.
  • Il Bisogno di Controllo e i Miti Moderni: Esattamente come le tribù antiche o i cittadini romani inventavano complotti per dare un senso a eventi complessi o traumatici (come le epidemie o i grandi incendi), l’uomo moderno adotta lo stesso schema dinanzi a crisi globali. Creare una spiegazione immaginaria offre l’illusione di poter controllare e comprendere la realtà.

Strumenti psicologici: come difendersi dalla “Verità Illusoria”

L’Effetto della Verità Illusoria (Illusory Truth Effect): Questo bias cognitivo dimostra che la familiarità ci fa sembrare vero qualcosa che in realtà è falso. Più un’affermazione viene ripetuta e reiterata in modo ossessivo da slogan, social o propaganda, più il nostro cervello la elabora con facilità (fluidità cognitiva). Il cervello scambia questa facilità di elaborazione per affidabilità e verità, spingendo persino i creatori della bugia a credervi col tempo.

Se la ripetizione altera la percezione della realtà, esistono strategie psicologiche e metodologie cognitive mirate per spezzare questo circuito:

Il Fact-Checking basato sulle Fonti (e non sulla familiarità): Per disinnescare la fluidità cognitiva, occorre imporsi di ignorare quante volte si è sentita una notizia, concentrandosi unicamente sull’origine del dato. Chiedersi: “Chi lo dice? Quali prove documentali esistono?” costringe il cervello a uscire dalla modalità automatica intuitiva ed entrare nel pensiero analitico.

La Tecnica del “Sandwich della Verità” (Truth Sandwich): Nel confutare una fake news, la psicologia suggerisce di non ripetere mai la bugia isolata (azione che finirebbe per rafforzarne la familiarità nel lettore). La struttura corretta prevede: Dire la verità -> Segnalare e decostruire la bugia -> Ribadire la verità. In questo modo la bugia non beneficia dell’effetto ripetizione.

Sviluppo dell’Attenzione Consapevole e Rallentamento Cognitivo: Gli studi dimostrano che il “vagabondaggio mentale” o la fruizione passiva e rapida dei contenuti aumentano la vulnerabilità all’illusione di verità. Prendersi una pausa di riflessione prima di condividere o validare mentalmente un’informazione (rallentamento forzato) permette ai lobi frontali di analizzare l’incoerenza logica dei testi.

Conclusioni

In conclusione, l’espressione “fingunt et credunt” funge da ponte perfetto tra la storiografia classica e l’era della post-verità. Ci ricorda che le fake news non sono un’invenzione degli algoritmi di internet, ma una debolezza intrinseca della natura umana.

La sfida odierna, ieri affrontata con il rigore analitico di Tacito e oggi con il fact-checking, resta la medesima: sviluppare un pensiero critico rigoroso per spezzare il legame automatico tra ciò che la nostra mente desidera immaginare e ciò che decidiamo di accettare come vero.

E state attenti, oggi. Ci raccontano che difendere l’Ucraina significa difendere l’Europa, Vuoi vedere che i Russi li troveremo sul Lungomare Falcomatò a Reggio Calabria se non mandiamo armi a Kiev? E lo ripetono covinti: fingono di crederci e si convincono che ci credono. Intanto vendono armi che poi si faranno pagare con terre rare ecc. quando presenteranno il conto all’Ucraina. Trump si è giè fatto firmare il contratto prima di scaricare Volodymyr Zelens’kyj.