L’accostamento alla caverna di Platone mi è stato suggerito da una delle tante manipolazioni dei media di questi giorni. Un certo generale, sconosciuto ai più ma con un ruolo importante nella NATO, è balzato agli “onori” della cronaca affermando che occorre un intervento preventivo contro la Russia (ndr per dissuaderla ad arrivare anche a Roma, aggressiva come è, dato che non hanno finito di conquistarte il Donbass !). I Russi, che non le mandano a dire, replicano: se voi volete la guerra, noi siamo pronti. Uno o più dei soliti giornali di manipolazione titola che Putin minaccia l’Europa. Di esempi di questo tipo se ne potrebbero fare a centinaia.

Ma andiamo a Platone che queste cose le aveva capite 400 anni prima di Cristo. Una premessa per ricordare la grandezza di Platone famoso allievo dell’altro grande, Socrate.

Nei primi secoli, i cristiani si trovarono a dover spiegare e difendere la loro fede in un contesto culturale dominato dalla filosofia greca. Non avendo ancora definito dogmi, linguaggio teologico o categorie concettuali precise, era naturale che si appoggiassero a ciò che la cultura offriva.

Il platonismo, con la sua idea di realtà immateriale, di verità eterna, di anima immortale e di un principio supremo, risultava molto più compatibile con la fede cristiana rispetto ad altre correnti (come il materialismo epicureo o lo stoicismo più rigoroso).

Senza il linguaggio platonico, sarebbe stato difficile formulare concetti come Logos, anima, creazione ex nihilo, trascendenza di Dio.

Allo stesso tempo, il cristianesimo ha rielaborato Platone, non lo ha semplicemente copiato: ad esempio ha rifiutato la preesistenza dell’anima, ha dato valore al corpo e ha radicato tutto nella storia, non solo nel mondo delle idee.

In breve: Platone ha fornito strumenti, ma il cristianesimo ci ha costruito sopra qualcosa di nuovo.

Andiamo al dunque.

La caverna di Platone è una delle metafore più celebri della filosofia occidentale. Compare nel Libro VII della Repubblica ed è una grande allegoria sul rapporto tra apparenza e verità, ignoranza e conoscenza, educazione e libertà.

Nell’allegoria  la caverna non è descritta come un luogo geograficamente preciso, ma come uno spazio simbolico con caratteristiche molto concrete. Ecco com’è fatta, secondo il testo della Repubblica:

Struttura della caverna di Platone:

Un antro sotterraneo, buio e profondo

La caverna è descritta come una grotta sotterranea, chiusa e oscura, in cui la luce non entra quasi per nulla. È uno spazio angusto, dove si può vedere solo ciò che la luce artificiale permette.  I prigionieri sono seduti sul fondo della caverna incatenati alle gambe, alle braccia e soprattutto al collo, in modo da non potersi voltare. Possono guardare solo la parete di fronte a sé, una parete illuminata da un fuoco. Questo fuoco è fondamentale, è l’unica fonte di luce nella caverna, e proietta sulla parete le ombre di uomini che camminano su un muretto interposto simile a quello dei burattinai e portano oggetti, statue, figure, sagome. Platone lo descrive come una sorta di passerella. I prigionieri vedono solo queste ombre e credono che siano la realtà.   Le voci rimbombano. Poiché la caverna è chiusa, quando gli uomini parlano dietro il muretto, il suono rimbalza sulle pareti. I prigionieri credono che la voce provenga dalle ombre. La caverna ha un ingresso superiore, lontano e luminoso, raggiungibile solo attraverso un sentiero ripido e faticoso. Questo percorso rappresenta la difficoltà della liberazione e dell’ascesa verso la verità.

La sintesi visiva la fornisce l’immagine di copertina.

La caverna è la bolla informativa, le ombre sono le distorsioni, le catene sono i bias, l’uscita è il pensiero critico, e il sole è la consapevolezza informata.

 Di seguito trovi una spiegazione chiara e completa.

 La caverna

Rappresenta il mondo delle apparenze, in cui gli esseri umani vivono immersi in pregiudizi, credenze non verificate e conoscenza superficiale: l’insieme di social network, media, algoritmi, bolle informative e narrazioni che ci circondano. Viviamo circondati da segnali, immagini, flussi di informazioni, ma non sempre riusciamo a distinguere ciò che è vero da ciò che è solo “ombra”. Le ombre sono i contenuti distorti, semplificazioni, propaganda, echo chambers.

È il livello dell’ignoranza, dove si scambiano per realtà le semplici immagini.

 I prigionieri incatenati

Sono gli uomini che vivono senza aver mai messo in discussione ciò che vedono e credono. Guardano solo avanti, non possono voltarsi e non sanno di essere prigionieri delle loro percezioni.

Le ombre sul muro

Le ombre proiettate dal fuoco rappresentano le illusioni, le opinioni, ciò che la maggior parte delle persone ritiene vero solo perché lo vede o lo sente dire. fake news, contenuti polarizzati, filtri algoritmici, pubblicità mirate, narrative politiche, realtà virtuali e avatars digitali, percezioni create dall’editing o dall’intelligenza artificiale. Sono simulacri, non realtà.

I prigionieri

I prigionieri siamo noi quando consumiamo passivamente informazioni. Un essere umano che non verifica le fonti, non si interroga, non esce dalla propria “bolla”, si comporta come il prigioniero della caverna. Accetta come vero ciò che gli viene mostrato, soprattutto se è coerente con le proprie convinzioni pregresse.

Le catene

Sono dentro di noi. Confirmation bias: crediamo solo a ciò che conferma ciò che pensiamo già; group thinking: ci adattiamo al nostro gruppo, conformismo, paura del cambiamento, sovraccarico informativo e pigrizia mentale. È più comodo guardare le ombre che affrontare la fatica della complessità. L’uscita dalla caverna è possibile con il pensiero critico e l’alfabetizzazione digitale

L’ascesa verso la luce

Rappresenta il percorso dell’educazione filosofica: prima l’uomo distingue gli oggetti reali dalle ombre, poi arriva fuori dalla caverna, infine contempla il sole. La liberazione oggi significa: verificare le fonti, conoscere i meccanismi degli algoritmi, distinguere fatti da opinioni, saper leggere dati e non solo narrazioni, accettare la complessità, confrontarsi con punti di vista diversi. È un processo difficile, faticoso, ìche richiede tempo e volontà

Ogni stadio è una crescita nella capacità di comprendere la realtà.

 Il sole.

È il simbolo della verità e del Bene (l’Idea del Bene), che per Platone è il principio supremo che illumina e rende comprensibile tutto ciò che esiste.

Il ritorno nella caverna

Il filosofo, una volta raggiunta la conoscenza, ha il dovere di tornare dai prigionieri per guidarli verso la verità. Ma verrà deriso, osteggiato o persino attaccato, perché chi vive nell’illusione difende le proprie convinzioni. Questo passaggio allude anche alla figura di Socrate, maestro di Platone, condannato proprio per aver messo in discussione le credenze del suo tempo.

Giornalisti d’inchiesta, ricercatori, divulgatori, educatori digitali, quando cercano di mostrare manipolazioni o distorsioni, spesso: vengono derisi, vengono attaccati, vengono accusati di “rovinare la narrazione”

Proprio come il filosofo che torna nella caverna.

In estrema sintesi.

La caverna è un’immagine potente che illustra: la distinzione tra opinione (dóxa) e conoscenza vera (epistéme), il ruolo dell’educazione come liberazione, la fatica del pensare, il compito etico del filosofo nella società, il rischio di confondere le apparenze con la realtà

PS: Concetti come bias, echochambers, algoritmi, democrazia recitativa, sono stati sviluppati in precedenti articoli come da links predisposti