Ci sono luoghi in cui la natura sembra aver dato forma a un’opera d’arte e il tempo, anziché cancellare le tracce del passato, le custodisce come preziosi frammenti di memoria. Pentedattilo, antico borgo della Calabria incastonato tra le rocce dell’Aspromonte e affacciato su panorami di straordinaria bellezza, è uno di questi luoghi. Qui, tra vicoli silenziosi, dimore di pietra e scorci che cambiano colore seguendo il ritmo del sole, la storia continua a intrecciarsi con la vita quotidiana, regalando al visitatore un’esperienza capace di suscitare meraviglia. Ma il fascino di questo piccolo mondo non risiede soltanto nella sua architettura suggestiva o nelle vicende che ne hanno attraversato i secoli.

A renderlo speciale sono anche le presenze discrete che animano le sue stradine: i gatti, abitanti silenziosi di un paesaggio senza tempo, liberi di esplorare angoli nascosti e trovare riparo tra le antiche mura. È proprio intorno a loro che prende forma una storia di affetto e dedizione, quella della pittrice e decoratrice Domy Pizzi, che ha saputo trasformare l’amore per gli animali in un impegno quotidiano, contribuendo a rendere Pentedattilo non soltanto un luogo da ammirare, ma anche un esempio di sensibilità e rispetto per ogni forma di vita. Domenica Pizzi, conosciuta come Domy, è una donna che ha fatto del colore e della sensibilità due strumenti privilegiati per interpretare il mondo. La pittura e la decorazione rappresentano per lei molto più di una professione: sono modi per osservare la realtà, coglierne le sfumature e restituirne la bellezza attraverso forme ed emozioni. Il suo incontro con Pentedattilo risale a circa vent’anni fa, quando ricevette l’invito a esporre le proprie opere nel borgo.

Fu l’inizio di un rapporto destinato a durare nel tempo. In quel paesaggio particolare, dove la pietra scura incontra la vegetazione e la luce muta continuamente l’aspetto delle montagne, Domy trovò una fonte inesauribile di ispirazione. L’ambiente circostante sembrava offrire nuove possibilità espressive a ogni sguardo. I contrasti, le ombre, i riflessi del sole sulle rocce e la varietà cromatica del paesaggio alimentarono la sua ricerca artistica, da sempre orientata verso un’esplosione di colori. Pentedattilo, tuttavia, non è soltanto uno sfondo suggestivo per le sue opere.

È un luogo con cui costruire un dialogo, un territorio da conoscere attraverso le sue storie, le sue ferite e la sua straordinaria capacità di continuare a vivere. Qui l’arte incontra la memoria e la bellezza diventa un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Il fascino del borgo non si esaurisce nella sua particolare conformazione geografica. Dietro le facciate delle antiche abitazioni e lungo i sentieri che si snodano ai piedi della montagna si nasconde una storia complessa, fatta di vicende familiari, trasformazioni sociali e avvenimenti che hanno lasciato un’impronta profonda nell’immaginario locale. Tra gli episodi più noti figura la strage degli Alberti, avvenuta nella notte tra il 16 e il 17 aprile 1686, una vicenda drammatica che ha contribuito ad alimentare il carattere leggendario del paese. Il passato di Pentedattilo si presta così a essere esplorato attraverso una pluralità di prospettive: quella storica, quella popolare e quella emotiva, che ancora oggi accompagna il visitatore tra i ruderi e gli edifici sopravvissuti. Domy ha dedicato molto tempo allo studio delle vicende del territorio, consultando documenti e archivi per ricostruire episodi e testimonianze.

La sua conoscenza del borgo le permette anche di accompagnare i visitatori alla scoperta dei luoghi più significativi, condividendo informazioni e racconti che contribuiscono a restituire profondità a ciò che lo sguardo, da solo, potrebbe non cogliere. La ricerca, però, non è sempre semplice. Le catastrofi che hanno colpito la Calabria, in particolare il terremoto del 1783 e quello del 1908, hanno compromesso una parte importante del patrimonio documentario e storico. Alcune pagine restano incomplete, altre attendono ancora di essere ritrovate. È proprio in questa dimensione, sospesa tra ciò che è noto e ciò che rimane da scoprire, che Pentedattilo conserva una parte del suo mistero. Se le cinque dita di pietra che caratterizzano la montagna raccontano l’identità del borgo, sono le quattro zampe dei suoi numerosi felini a rappresentarne oggi uno degli aspetti più teneri e sorprendenti. A Pentedattilo i gatti sono una presenza costante. Si muovono tra i vicoli, riposano negli angoli riparati, osservano il passaggio dei visitatori con quella curiosità prudente che appartiene alla loro natura. In un luogo abitato da pochissime persone, questi animali costituiscono una componente viva del paesaggio e contribuiscono a renderlo ancora più singolare.

La loro storia è legata in modo particolare all’impegno di Domy, il cui rapporto con la colonia felina ebbe inizio grazie a un incontro destinato a lasciare un ricordo indelebile: quello con una gattina dal pelo nero, chiamata Nerina. Fu lei la prima compagna felina di questa avventura. Domy iniziò a occuparsi di lei predisponendo un piccolo riparo e assicurandole cibo e attenzioni. Con il tempo, altri gatti si avvicinarono, trovando in quel gesto di accoglienza un punto di riferimento. Quello che era cominciato come un semplice atto di premura si trasformò gradualmente in un impegno costante, fatto di alimentazione, disponibilità di acqua, protezione dalle intemperie, assistenza quando necessario e attenzione alla sterilizzazione.

Nerina rimase accanto a Domy per quasi diciassette anni. Un legame lungo, fatto di abitudini condivise, presenze silenziose e affetto quotidiano. Ancora oggi, tra le rocce e le vestigia delle abitazioni, il ricordo della gattina continua ad accompagnare l’artista. Ci sono animali che entrano nella nostra vita senza fare rumore e finiscono per abitarne per sempre la memoria. Nerina è stata proprio questo: una presenza capace di trasformare un incontro casuale in una storia d’amore. Da quella prima esperienza è nato un impegno più ampio, rivolto all’intera comunità felina. I gatti del borgo sono conosciuti con il nome di Pentegatti, una denominazione che restituisce loro un’identità collettiva e sottolinea il valore del rapporto tra gli animali e il luogo che li ospita. La colonia felina è stata censita e registrata con l’obiettivo di favorirne la tutela e promuovere una gestione attenta e responsabile. L’amore per gli animali non si esprime soltanto attraverso una carezza o una ciotola riempita al momento giusto. Significa riconoscere che ogni essere vivente ha esigenze specifiche, che la convivenza richiede responsabilità e che il benessere di una comunità passa anche dalla capacità di proteggere chi non può chiedere aiuto con le parole. L’esperienza dei Pentegatti rappresenta, in questo senso, un esempio significativo di attenzione verso gli animali che condividono con l’uomo gli spazi quotidiani. L’acqua pulita, il cibo adeguato, i rifugi, il controllo delle condizioni di salute e gli interventi di sterilizzazione sono elementi essenziali per favorire una convivenza rispettosa e limitare la sofferenza.

È un lavoro che richiede costanza, disponibilità e sensibilità. Non sempre visibile agli occhi dei visitatori, ma fondamentale per garantire ai felini condizioni di vita migliori. La presenza di una colonia riconosciuta e tutelata può inoltre contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sul tema del randagismo e sull’importanza di un approccio responsabile al rapporto con gli animali. A Pentedattilo, questo impegno assume un significato ancora più particolare. I gatti non sono semplici comparse in un paesaggio da cartolina: sono parte della vita del borgo, presenze che ne accompagnano il ritmo lento e ne arricchiscono l’identità. La loro cura diventa così anche un modo per esprimere rispetto verso il territorio, mantenendo vivo quel delicato equilibrio tra natura, persone e animali che rende il luogo tanto affascinante. Visitare Pentedattilo significa lasciarsi sorprendere da un paesaggio che sembra scolpito dalla fantasia. La montagna domina l’orizzonte, le antiche costruzioni conservano il fascino delle epoche trascorse e il silenzio permette di ascoltare dettagli che altrove rischiano di passare inosservati. La luce del mattino accarezza le superfici di pietra, mentre il tramonto avvolge il borgo in tonalità calde e suggestive, trasformando ogni scorcio in un’immagine da custodire.

Tra le stradine, una bottega artigianale può diventare una tappa speciale per chi desidera conoscere più da vicino il mondo creativo di Domy Pizzi. Le sue opere raccontano una sensibilità che trova alimento nella bellezza circostante, ma anche nell’attenzione verso le creature che popolano questo piccolo universo. E così, accanto alla scoperta delle testimonianze storiche e degli scorci panoramici, può esserci spazio per un gesto semplice: fermarsi a osservare un gatto, rispettare i suoi tempi, comprendere che anche la sua presenza appartiene alla storia del luogo. Chi desidera contribuire al benessere dei Pentegatti può informarsi sulle necessità della colonia e sulle modalità più appropriate per sostenerla, evitando iniziative improvvisate e rispettando le indicazioni di chi se ne prende cura. Pentedattilo insegna che il valore di un luogo non si misura soltanto attraverso i suoi monumenti o la sua fama, ma anche attraverso le attenzioni che riesce a generare. La conservazione della memoria,

la valorizzazione dell’artigianato e la protezione degli animali possono convivere, dando vita a un modello di accoglienza in cui il patrimonio culturale si intreccia con la responsabilità verso ogni forma di vita. In questo angolo di Calabria, il passato non è una presenza immobile e gli animali non sono semplici ospiti. Entrambi contribuiscono a costruire un racconto fatto di continuità, cura e appartenenza. La storia di Domy e dei suoi Pentegatti ne è una testimonianza delicata e preziosa: dimostra come un piccolo gesto, ripetuto giorno dopo giorno, possa trasformarsi in un legame capace di durare nel tempo. Forse è proprio questa la magia più autentica di Pentedattilo. Non soltanto la sua montagna dalle cinque dita, non soltanto le pietre antiche o gli orizzonti che si accendono al calare del sole, ma la capacità di custodire la bellezza nelle sue forme più diverse. Una bellezza che vive nell’arte, riaffiora nei racconti degli abitanti e si nasconde anche negli occhi di un gatto che, tranquillo, attraversa un vicolo assolato. Perché esistono luoghi che conquistano per ciò che mostrano, e altri che rimangono nel cuore per ciò che insegnano. Pentedattilo appartiene a entrambe le categorie: un borgo da ammirare, una storia da ascoltare e un piccolo mondo da proteggere, dove l’amore per gli animali diventa una delle espressioni più autentiche dell’amore per la vita.