Il parallelismo tra l’Ucraina e l’Iran mostra come la strategia della pressione progressiva e della provocazione guidata venga applicata con modalità simili in scenari geograficamente e culturalmente molto diversi.

Nel caso dell’Iran, le dinamiche di logoramento e spinta alla reazione si articolano su diversi livelli:

 Pressione economica e sanzioni: L’uso delle sanzioni unilaterali e il blocco dell’accesso ai circuiti finanziari internazionali puntano a soffocare l’economia interna, creando instabilità sociale e spingendo il Paese in un vicolo cieco strategico.

 Sabotaggi e azioni mirate: Gli attacchi informatici alle infrastrutture, gli assassinii di scienziati del programma nucleare e le operazioni coperte sul territorio rappresentano provocazioni continue pensate per sollecitare una risposta militare aperta.

 Rottura degli accordi diplomatici: Il recesso unilaterale dagli accordi sul nucleare (come il JCPOA), dopo anni di complessi negoziati, ha dimostrato come le garanzie diplomatiche possano essere annullate per riattivare lo stato di tensione permanente.

 Incerchiamento geopolitico e proxy wars: la presenza di basi e asset militari nelle immediate vicinanze e il sostegno agli avversari regionali trasformano l’intero Medio Oriente in un teatro di scontro indiretto, dove la popolazione locale paga il prezzo più alto.

Che si tratti dell’Europa orientale o del Medio Oriente, la logica di fondo non cambia: isolare l’avversario, colpirne l’economia, stringere il cerchio delle alleanze circostanti e attendere la mossa disperata o avventata che giustifichi l’intervento, la punizione o l’assoggettamento definitivo.

Il sogno: impadronirsi dell’Iran e quindi di una grossissima fetta del mercato globale del petrolio.

Indebolire la Russia cioè il più grande Paese continuo della Terra che ha riserve sterminate di ogni tipo.

Ma intanto il boomerang si fa sentire: costretti dalla necessità devono dimenticare i propositi e scendere a patti, cioè comprare petrolio e gas proprio da loro.

Quelli che non vogliono capire sono gli europei e continuano a trascinare nel baratro economico l’Europa.

Anzicché affrontare il problema, sfruttano le agitazioni per invocare l’ordine pubblico – al posto del disordine provocato da loro con politiche sbagliate – per introdurre misure restrittive, per spalmare demagogia forti dei corifei mediatici che controllano.

Il massimo del disordine consente di giustificare misure forti e poi sempre più forti.

Di questi metodi sono lastricate le vie che portano ai fascismi.

Poi ci raccontano che il fascismo non c’è più. Il fatto è che per gli italiani l’unico sistema totalitario violento, degenerato che hanno conosciuto sulla propria pelle è stato il fascismo, ciò significa che anche se nasce sotto altro nome e con altri attori, sempre fascismo è.

Intanto producono e vendoro armi- per difendere l’Europa dall’invasione di un nemico che loro stressi hanno inventato.