Con la scomparsa di Elena Mantuano si chiude quello che era stato un respiro fondamentale della nostra Università per la Età, ma non si spegne il patrimonio d’affetto e di identità che lei e suo marito Giuseppe Tuscano — per tutti noi semplicemente Peppinu i Pagghiapuli — hanno saputo costruire in oltre trenta anni di vita condivisa dalle nostre iniziative. Non l’abbiamo mai vista adirata, sempre serena e collaborativa.
Elena e Peppino, due persone inscindibili, se si parla di una non si può non parlare dell’altro, non sono stati semplici frequentatori della nostra associazione. La loro è stata una presenza costante, partecipe e generosa: centinaia di lezioni vissute con profonda curiosità, centinaia di viaggi fatti insieme — dalla Calabria fino alle isole della Grecia — e un’adesione entusiasta a ogni nostra iniziativa. Ma, soprattutto, la loro è stata una presenza attiva e insostituibile, perché rappresentavano la testimonianza vivente delle nostre radici.
Insieme, Elena e Peppino, erano i custodi autentici della nostra storia passata. In particolare Peppino, con il supporto attento di Elena, quando prendeva la parola durante i nostri incontri trasformava ogni suo intervento in una lezione di vita. Raccontava con nitidezza la quotidianità delle campagne di un tempo, le fatiche, i problemi reali dei contadini e le complesse dinamiche dei rapporti con i padroni. Per molti di noi, provenienti da contesti ed esperienze differenti, i suoi dettagliati spaccati di vita vissuta erano una fonte inestimabile di conoscenza, capace di farci comprendere a fondo un mondo rurale che altrimenti rischiavamo di dimenticare.
A questo prezioso patrimonio orale univano la maestria pratica nell’ottenere i sapori tradizionali. Nelle occasioni di festa e durante i nostri viaggi non mancavano mai di offrire a tutti i nostri prodotti caratterizzanti: i dolci e altro della tradizione come i nacatuli,l e lestopitte, i scaddateddhi, le zeppole e i maccarruni di casa, preparati con cura impeccabile, ma anche i grandi classici della conservazione contadina, dalle melanzane, olive e carciofini sott’olio fino agli insaccati e ai capicolli artigianali e … il vino. Gustare le creazioni che discendevano dalla loro maestria significava assaporare la storia e la tradizione di un tempo che la coppia ha saputo tenere viva per tutti noi. Rara era l’abilità manuale nel fare i nacatuli che davano davvero l’impressione di un naca (culla) con il bambino.
Di grande generosità, rimangono indimenticabili i viaggi a Rodi, per ben tre anni consecutivi ai meeting dei centri per la terza età greci, quando, all’ora pattuita, sul ponte alto della nave, dai borsoni pesanti di Elena, e anche da quelli di Franca Callea – altro prodigio – veniva fuori lo scibile gastronomico della calabresità fino a riempire il grande tavolo e surclassando il self service della nave.
L’eternità è nel ricordo che si lascia e tutti quelli che l’hanno conosciuta non la dimenticheranno mai come non dimenticheranno mai il suo compagno.
Ora Elena ha raggiunto il suo Peppino, andatosene tempo prima. Piace immaginarli di nuovo insieme, ricongiunti per continuare a camminare mano nella mano nell’altra vita, con la stessa serenità di sempre. A noi resta il compito di non dimenticare il loro esempio e di continuare a far vivere le nostre attività con la stessa passione e lo stesso orgoglio di cui Elena e Peppino ci hanno dato esempio in tutti questi anni.









