All’alba del 28 dicembre 1908, quando l’aria d’inverno ancora tremava di gelo e silenzio, una scossa violentissima strappò il sonno a migliaia di uomini, donne e bambini nel Sud d’Italia. Erano le 5:20 del mattino quando la terra iniziò a vibrare con un boato profondo come il rumore di mille battaglie; fu un movimento sordo, lungo, che sembrò scuotere il mondo stesso.
(servizio-nazionale.protezionecivile.gov.it)
La potenza della natura
Il terremoto ebbe una magnitudo stimata di 7,1-7,5 Richter-MW, 10 scala Mercalli, e una durata di circa 30–40 secondi di pura devastazione, con epicentro nello stretto di Messina, tra la Sicilia e la Calabria.
In quelle decine di secondi l’intero tessuto urbano di Messina e Reggio Calabria fu travolto: edifici, case e palazzi crollarono come torri di carte. In molte località la distruzione raggiunse livelli tra il 70% e il 100% degli edifici.
La notte era finita da poco e la maggior parte della popolazione fu sorpresa nel sonno: le case, costruite con materiali deboli e senza criteri antisismici, cedettero sotto la furia dei movimenti tellurici.
Un’onda assassina dal mare
Non fu solo la terra a uccidere: circa dieci minuti dopo il sisma, il mare si ritirò improvvisamente lungo le coste dello Stretto, per poi tornare con una potenza inaudita. Uno tsunami con onde alte oltre 10 metri travolse persone e case sulla spiaggia, inghiottendo quanti avevano cercato un rifugio illusorio sulla sabbia, lontano dagli edifici cittadini..
Le onde spazzarono via intere porzioni del lungomare, portarono via persone e barche, distrussero strade e ponti e insabbiarono collegamenti ferroviari. Chi era scampato al crollo degli edifici trovò nella furia del mare la sua fine.
Il bilancio: il più tragico d’Europa
Le stime sul numero delle vittime variano, ma gli storici concordano su cifre spaventose:
Messina: decine di migliaia di morti, con la città quasi completamente rasa al suolo.
(Wikipedia)
Reggio Calabria e zone limitrofe: altre migliaia di vite spezzate, con il centro storico quasi cancellato.
Totale stimato delle vittime: tra 80.000 e 100.000 persone, rendendo il terremoto e il successivo tsunami uno degli eventi sismici più letali nella storia europea moderna.
(nhess.copernicus.org)
Molti resti non furono mai identificati; migliaia di corpi vennero sepolti in fosse comuni o trascinati via dal mare.
(ISPRA)
Voci e testimonianze
I sopravvissuti ricordarono il rumore come “il fragore di un treno in galleria” seguito dal crollo di muri, tetti e strade. Quelli che riuscirono a fuggire videro la città trasformata in un deserto di macerie e polvere.
(Wikipedia)
I resoconti parlano di famiglie divise, strade ingombre di cadaveri, pianti di disperazione e di soccorsi che arrivarono da ogni parte d’Italia e dall’estero nei giorni successivi.
(history.com)
Conseguenze durature
Quella tragedia non segnò solo il presente; modificò per sempre la memoria e la vita delle comunità dello Stretto. La ricostruzione durò anni e fu accompagnata da un profondo cambiamento nelle politiche di prevenzione sismica in Italia: nel 1909 furono introdotte le prime norme tecniche per ridurre gli effetti dei terremoti.
(servizio-nazionale.protezionecivile.gov.it)
Ovviamente il disastro non si limitò alle due città affacciate sullo Stretto ma riguardò le due provincie anche in zone distanti decine di chilometri. Un esempio il castello dei Nesci in contrada Peristerea- San Pasquale in Bova Marina ridotto agli ruderi del piano terra.