La masticha, chiamata anche mastice di Chio o, poeticamente, lacrime di Dio, è una resina naturale profumata che si ricava da un arbusto mediterraneo, il lentisco (Pistacia lentiscus), in particolare dalla varietà coltivata principalmente sull’isola greca di Chio, nel Mar Egeo e anche di fronte in Turchia.

È una sostanza antichissima, conosciuta e utilizzata da secoli nel mondo greco e ottomano, apprezzata per il suo profumo balsamico, il suo sapore particolare e i suoi molteplici impieghi.

Cresce anche, come dicevamo, nella penisoletta turca, distretto di Cesme, di fronte a Chio.

Dolci con masticha: turco sopra, greco sotto. Foto dell’autore
MASTHIA ou le Mastic de Lentisque authentique de l'île de Chios à Aix en Provence Marseille - Epicerie Fine Grecs/Crétois à Aix-en-Provence 13 - Éléa épicerie
Lentisco con la resina da Wikipedia

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Perché si chiama «lacrime di Dio»?

Le piccole gocce di resina, quando fuoriescono dalle incisioni praticate nella corteccia dell’albero, scendono lentamente e si solidificano in granelli traslucidi, simili a lacrime. Da qui il nome poetico di lacrime di Chio o lacrime di Dio.

La raccolta tradizionale è particolarmente legata ai villaggi del sud dell’isola di Chio, in Grecia, dove la coltivazione del lentisco ha una storia secolare.

Come viene utilizzata dai greci e dai turchi?

1. Come una gomma da masticare

I piccoli cristalli vengono masticati lentamente. All’inizio sono duri, poi diventano morbidi e gommosi. Lasciano in bocca un sapore resinoso, leggermente balsamico, e aiutano a rinfrescare l’alito. È uno degli usi più antichi della masticha.. In gelati, dolci e bevande

In Grecia e in Turchia viene utilizzata per aromatizzare gelati, budini, dolci e bevande. Il gelato turco, il dondurma, può contenere mastice, che contribuisce alla sua consistenza elastica e al suo aroma caratteristico.

3. Nei liquori e negli infusi

La resina viene impiegata per produrre liquori aromatici, soprattutto il celebre liquore di masticha di Chio, e per profumare alcune bevande tradizionali.

Ha anche proprietà medicinali.

La masticha è stata utilizzata fin dall’antichità per favorire la digestione e l’igiene della bocca. Oggi è oggetto di studi scientifici per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche.

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) riconosce alla resina di mastice un uso medicinale tradizionale per due ambiti specifici:

  • disturbi digestivi lievi;
  • infiammazioni cutanee e cicatrizzazione di piccole ferite. European Medicines Agency (EMA)

È importante, tuttavia, distinguere gli impieghi tradizionali dai benefici dimostrati con solide prove cliniche: non è una cura universale e non sostituisce i farmaci prescritti.

E in Italia? In Calabria?

Dal punto di vista botanico, il lentisco calabrese e quello dell’isola di Chio e della penisola di Çeşme (nella vicina costa turca) appartengono esattamente alla stessa specie il Pistacia lentiscus, arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea.

Tuttavia, il lentisco calabrese non produce la famosa mastica (o masticha) in forma di resina cristallina pregiata nello stesso modo o con le stesse caratteristiche di quella di Chio e di Çeşme.

Le ragioni di questa differenza risiedono in fattori genetici, ambientali e di tradizione agricola:

La varietà botanica (Pistacia lentiscus var. chia)

Sebbene la pianta sia la stessa, nell’isola di Chio (in particolare nella regione del Mastichochoria e nella dirimpettaia Çeşme viene coltivata una varietà specifica e selezionata nei secoli: la Pistacia lentiscus var. chia. Questa specifica varietà possiede la particolarità genetica di secernere la resina in quantità notevoli e con specifiche proprietà aromatiche quando viene stimolata. Il lentisco calabrese, così come quello del resto d’Italia (ad esempio in Sardegna), appartiene invece al tipo selvatico generale.

Microclima e terreno

Il successo del mastice egeo è legato indissolubilmente al territorio:

 Il terreno arido, roccioso e con influenze calcaree/vulcaniche del sud di Chios e della costa di Çeşme.

 Il microclima dell’Egeo, caratterizzato da estati calde, scarsissime precipitazioni e forti venti che aiutano l’essiccazione naturale della resina che trasuda dalla pianta.

La tecnica di raccolta (Kentos)

La mastica di Chio non fuoriesce spontaneamente in grandi quantità: viene ottenuta attraverso un processo artigianale antichissimo e laborioso chiamato kentos. Tra luglio e settembre i coltivatori praticano minuscoli tagli longitudinali sulla corteccia del tronco e dei rami principali. La resina fuoriesce a gocce (le celebri lacrime) che cadono sul terreno preventivamente pulito e spolverato di terra bianca naturale, per poi essere raccolte e lavate a mano.

La situazione in Calabria

In Calabria (ma anche in altre regioni del Sud Italia e in Sardegna) il lentisco è comunissimo e cresce rigoglioso in tutta la fascia costiera e collinare, tanto da essere considerato un elemento centrale della macchia mediterranea.

 Produzione di resina:. Se si incide un lentisco in Calabria, la pianta produce una minima quantità di resina (un meccanismo di autodifesa naturale), ma si tratta di una secrezione povera, appiccicosa e priva delle caratteristiche chimiche, della limpidezza e del pregio delle lacrime egee.

 Usi locali del lentisco: In Italia il lentisco viene sfruttato in altri modi anziché per la gomma mastice:

    Dalla distillazione dei rami giovani e delle foglie si ricava un olio essenziale e idrolati usati in fitoterapia e cosmesi.

  Le foglie e i frutti venivano tradizionalmente impiegati nella medicina popolare locale (per infusi, unguenti o concia) e per usi officinali.

In sintesi

Il lentisco calabrese non può produrre la mastica commerciale di Chio o di Çeşme. Per ottenere quel tipo di resina unica — protetta anche dal marchio europeo DOP — sono necessari la varietà botanica specifica (var. chia), le particolari condizioni pedoclimatiche (pedos è terra) dell’Egeo e le tecniche manuali di incisione tramandate da millenni.

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