Isabella Galasso da facebook

SE LO STATO MANGANELLA I MINORENNI, LO STATO DI DIRITTO È MORTO.

Davanti ai fatti di Milano, l’indignazione non è più solo una scelta politica, è un dovere civile. I resoconti e i video indipendenti sul campo parlano chiaro: le forze dell’ordine hanno effettuato cariche di contenimento indiscriminate che hanno travolto tutti. Non hanno isolato i singoli provocatori, ma hanno colpito duramente ragazzini, studenti e adolescenti a viso scoperto che si trovavano lì solo per difendere il proprio futuro.

Vedere immagini e testimonianze di teste insanguinate di ragazze e ragazzi disarmati è una vergogna inaccettabile per un Paese democratico. Com’è possibile che agenti professionisti non siano in grado di gestire l’ordine pubblico senza manganellare indiscriminatamente dei minorenni in felpa e zaino?

Eppure, guardando i telegiornali o i grandi quotidiani, queste immagini dei ragazzi feriti e della reazione sproporzionata dei manganelli non sono andate in giro. La stampa si nasconde dietro il paravento della privacy dei minori, scegliendo di mandare in loop soprattutto le inquadrature dei lanci di oggetti e dei disordini.

Ma vogliamo chiederci una buona volta chi siano davvero quegli incappucciati che, ad ogni manifestazione importante, compaiono dal nulla, spaccando vetrine, creando caos e aggredendo le forze dell’ordine?

E soprattutto: questo non si era presentato trionfalmente come il «governo della sicurezza»? Com’è possibile che un governo che ha fatto della sicurezza una delle sue bandiere non sia in grado di mantenere l’ordine pubblico davanti a quattro incappucciati, né di garantire l’incolumità dei manifestanti pacifici?

Sabato migliaia di cittadini onesti sono stati lasciati alla mercé del panico e del caos scatenato da pochi incappucciati rimasti senza nome e cognome.

Poniamoci allora una domanda seria: visto che le violenze attuali sembrano concentrarsi e ripetersi proprio sotto questa gestione, le risposte sono solo due. O i governi precedenti erano in grado di garantire un servizio di sicurezza e di ordine pubblico nettamente superiore a quello odierno, oppure le proteste di oggi sono alimentate da un malcontento popolare ormai insostenibile.

In entrambi i casi, il problema politico chiama direttamente in causa questo governo: le sue politiche economiche e la sua fallimentare gestione della sicurezza. Gli incappucciati non sono, e non saranno mai, un problema imputabile a chi manifesta pacificamente.

Questo meccanismo di disinformazione mediatica persegue un duplice obiettivo, chiaro a chiunque voglia analizzare la realtà senza paraocchi.

Da un lato, distorcere la percezione pubblica. Si vuole far passare l’idea che ogni manifestazione di dissenso sociale sia sinonimo di delinquenza. Ma la storia ci ricorda ben altre dinamiche: basti pensare al Giovedì nero di Milano del 1973, legato all’ambiente di destra, durante il quale, a causa delle violenze, perse la vita il poliziotto Antonio Marino. La violenza non ha una matrice esclusiva, ma guarda caso nei cortei sociali fa sempre comodo usarla per criminalizzare l’opposizione.

Dall’altro lato, nascondere i veri motivi della protesta. Spostando i riflettori sull’ordine pubblico, i media e la politica evitano di parlare del vero tema della piazza. Sabato migliaia di cittadini onesti protestavano contro il caro-vita e contro i continui tagli che questo governo sta portando avanti a danno della scuola pubblica e del futuro dei nostri ragazzi. Ragioni sacrosante e legittime.

Isolare le condotte violente è doveroso, ma è altrettanto necessario chiedersi: a chi fanno davvero comodo questi disordini? Non certo a chi manifesta pacificamente per i propri diritti civili ed economici. Fanno comodo proprio a chi è oggetto della contestazione, perché offrono il pretesto perfetto per sminuire il disagio del popolo e non rispondere delle proprie responsabilità politiche.

Chiunque abbia la mente accesa e si limiti a osservare i fatti senza farsi condizionare da una propaganda confezionata su misura per masse ignoranti, sa da che parte stare.

Io sto con i ragazzi a viso scoperto, con i lavoratori e con chi difende il Paese reale. E non sto affatto con un governo che, invece di ascoltare il grido di questi giovani, li demonizza attraverso i più beceri e servi organi di stampa.

Fuori i provocatori e i manipolatori dalle nostre piazze!

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