L’ennesimo decreto slogan per la crescita del governo giallo-verde ha acceso i riflettori sulla disastrosa situazione economica in cui versa da anni Roma Capitale. Un problema reale che attanaglia Roma e che, a dire il vero, riguarda centinaia di comuni in tutta Italia. E  va detto, con tutto il rispetto della sindaca Raggi, che oggi è ben più complicato fare il sindaco in un piccolo comune che non ha una scuola elementare, non è servito dal trasporto pubblico locale e che ha la guardia medica più vicina a 30 km. Il nostro è il Paese degli 8000 campanili, è il racconto millenario di comunità patrimonio di storia, tradizioni, cultura. Non si può pensare di affrontare sempre il caso Roma, su questo ha ragione Salvini, senza uno sguardo d’insieme che porti a delle soluzioni strutturali che possano mettere al riparo tutti i comuni d’Italia.

E’ evidente che per decenni, prima dell’introduzione di forti vincoli di bilancio, c’è stata una gestione della spesa corrente quantomeno allegra degli enti locali non corrisposta da una capacità di recupero dei tributi e di residui attivi divenuti ormai inesigibili. Questo ha portato a crisi di liquidità che hanno limitato fortemente la capacità dei comuni di pagare le imprese nei tempi previsti dalla comunità europea. Si dovrebbe poi discutere dell’iniquità del fondo crediti di dubbia esigibilità che di fatto risulta come una doppia tassazione per i contribuenti che pagano regolarmente i tributi o della cancellazione delle cartelle sotto i 1000€ presentata come una manovra di giustizia sociale, ma che ricadrà direttamente sui bilanci comunali, senza alcun paracadute e con conseguenze negative che si ribalteranno inevitabilmente sui cittadini.

Si tratta di veri e propri circoli viziosi che hanno messo in ginocchio i comuni. Il problema è che tutti gli ultimi governi, dal centrodestra al centrosinistra finendo ai gialloverdi, sono intervenuti con provvedimenti tampone che non hanno in alcun modo risolto i problemi gravi presenti nei comuni a tutte le latitudini del nostro paese.

In realtà le soluzioni ai problemi economico-finanziari dei comuni ci sono e sono scritte nella Costituzione e nella normativa vigente: la determinazione del livello essenziale delle prestazioni; la quantificazione dei costi-fabbisogni standard relativamente ai servizi sociali, all’istruzione scolastica e al trasporto pubblico locale; la definizione dei fabbisogni standard; la costituzione di un fondo perequativo reale che non generi sperequazioni per come sta avvenendo con il fondo di solidarietà comunale.

I sindaci, gli amministratori locali, oggi sono chiamati ad operare da esattori dello Stato senza ricevere alcun tipo di supporto. L’auspicio è che si intervenga al più presto con dei provvedimenti strutturali che non guardino al superamento dell’emergenza, ma mirino concretamente a mettere alla sicurezza economico-finanziaria dei comuni.

 

Orlandino Greco

Consigliere regionale della Calabria

Segretario federale dell’Italia del Meridione