L’angoscia della pandemia fa scorrere sotto i nostri piedi le sicurezze alle quali ci siamo sempre affidati

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. E’ un perdere il senso della vita ma per ritrovarne uno nuovo. Infatti la natura da noi tanto offesa ci insegna che niente è stabile e certo ma tutto è mutamento e imprevisto. Vorrei commuovermi e commuovere accostando il mio pensiero a quella generazione che ci ha abbandonato sia per il coronavirus che per altro, in questi anni. In particolare le madri, perché le madri? Perché il legame con la madre è un legame viscerale, che coinvolge, in più rispetto al padre, l’attaccamento al corpo. Ed in una società individualista ogni mamma si trova sempre combattuta fra il desiderio di attaccamento alla figlia/o oppure l’adesione a modelli abbandonici. Cioè può essere una madre “chioccia” o un individuo del tutto indifferente verso la prole. In entrambi i casi il danno è compiuto. Nel primo perché il figlio imbrigliato dalla madre non saprà come cavarsela nel mondo; nella seconda ipotesi in quanto il bambino negherebbe quella giusta dose di affetto e di sentimento utile per ricevere il supporto della società. I saggi dicono che la soluzione per affrontare la vita consista nell’equilibrio. I giornalisti invece che fanno? Bè portano casi concreti di cronaca per illustrare più pragmaticamente i concetti. Così vi racconto di una madre che allontanatasi dal marito violento ha dovuto subire anche l’onta del risentimento delle figlie schieratesi dalla parte maschile. “Che devo fare Pasquale – mi ha detto l’ultima volta che l’ho sentita – accolgo con consapevolezza la situazione e lascio che le cose facciano il loro corso con speranza sempre in bene”. Vorrei salutare il 2020 proprio con quella dose di fatalismo e determinazione necessarie per affrontare la vita. E con coraggio “lasciamole andare” le nostre madri perché loro sono vicine a noi ad ogni passo. Auguri gentili lettrici e lettori.