C’era una volta una terra che ha vissuto un periodo di grande unità sociale e la semplicità delle relazioni autentiche: Bova marina

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Esiste una terra che al di là della triste contingenza ha vissuto un periodo di grande unità sociale e la semplicità delle relazioni autentiche.

Questa è Bova Marina se la si coglie nel suo lato migliore anche leggendo autori contemporanei come Totò Mauro o Rocco Criseo.

Può sembrare un paradosso ma la ristrettezza del vivere ai tempi della guerra e la crudeltà dei latifondisti spingevano la gente a unirsi e a dare valore ai legami oggi sacrificati come possiamo vedere per un narcisismo sociale. Narcisismo sociale significa che si è arrivati al punto da mortificare talmente gli affetti, i sentimenti per diventare degli individui isolati dal resto della comunità.

Ci si autocompiace fino alle conseguenze estreme dell’invidia sociale e atti contrari a quelli che si verificavano in passato, atti di crudeltà oggi. In tempi recenti la caduta del muro di Berlino ha vinto le ultime resistenze alle ideologie facendo divorare le anime e i corpi all’imperialismo economico. Ma io per descrivere lo spirito individualista, dell’uomo fatto da sé, parto dal 1500-1600. Che è vero sono stati gli anni del rinascimento per le arti e le tecniche ma non per lo spirito.

E’ stato infatti in quel periodo che con la borghesia si è diffusa la mentalità dell’arricchimento nella lotta degli uni contro gli altri per il denaro lasciandoci in eredità la pesante sofferenza d’animo di questi tempi.

A Bova Marina non è cambiato nulla come in nessun’altra parte del pianeta. Ma proprio perché il paese conserva una storia e una memoria ellenofone millenarie, si potrebbe partire dalla crisi per occupare le voragini di non senso con iniziative collettive. Vi sono enti e soggetti che si danno da fare per smuovere le acque ma parlano il linguaggio dell’autoreferenzialità, dalla politica alla chiesa.

Serve un più alto livello d’azione che unisca le masse ai lavoratori nelle lotte contro i borghesi per vincere l’isolamento e la paura nei confronti del “diverso” che poi è il vero portatore dell’innovazione e del cambiamento. Ma l’essere umano è debole, è vile. Quando teme qualcosa o la evita o fa la voce grossa. E intanto sprofondiamo…