PUÒ ESSERCI DEMOCRAZIA COMPIUTA SENZA CITTADINI … DEMOCRATICI?

Post in Attualità, Cultura, Editoriali, Featured, Italia intera, saggi

È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora. [Wiston Churchil – Da un discorso alla Camera dei Comuni, novembre 1947]

Non potendolo intervistare abbiamo cercato commenti a questa affermazione per cercare di capire quali fossero i limiti intravisti dall’autore nella democrazia. Non abbiamo avuto fortuna.

Qualcuno ha auspicato che comunque è bene che la democrazia diventi un vizio cosìcché possa risultare difficile liberarsene. (Carlo Gabardini, “Churchill – Il vizio della democrazia”, Rizzoli).

Altri hanno osservato che la democrazia ha mille difetti ma è il risultato di lotte e sacrifici che ci hanno liberato da oppressioni caratterizzate da mancanza di libertà, da corruzione e violenza

E ancora, la democrazia va salvaguardata giorno dopo giorno, non si raggiunge per sempre: i cittadini hanno l’obbligo civile e morale di vigilare affinché nessuno approfitti di determinate situazioni per cambiare il sistema a favore di interessi di parte, occorre impedire che vengano oltrepassati i limiti dei poteri conferiti, pretendere norme chiare, salvaguardare il diritto di critica.

Le involuzioni anti democratiche si presentano in modo subdolo, non si presentano mai con lo stesso volto o con le stesse modalità. L’unica costante, forse, è nell’atteggiamento furbescamente accattivante, nel dire quello che gli altri vogliono sentire, nel toccare corde profonde di persone sofferenti, nell’invocare poteri straordinari risolutivi, scorciatoie. Ma qui si entra nella sfera del bombardamento mediatico, dell’informazione surrettizia, delle fake news orchestrate per disorientare, per creare nemici contro cui imprecare e contro cui far convergere i propri corifei.

Ma qui restiamo sempre in ambito “strutturale”, restiamo alle regole, ai principi, ai diritti e doveri, ma non tocchiamo l’uomo, la sua mente, il suo modo di essere, di rapportarsi, di conoscere,

La formazione dell’uomo e del cittadino è una finalità fondamentale dell’educazione.

Evidentemente pensiamo a un cittadino democratico.

I metodi educativi che si usano sono funzionali al tipo di cittadino che dobbiamo formare.

Addestrare non è educare. Addestrare un soldato all’obbedienza, al rispetto delle gerarchie, a non mettere in discussioni gli ordini, non è come educare un cittadino a scelte consapevoli, a risolvere problemi, a selezionare le informazioni delle quali si è bersaglio quotidiano, ad avere un atteggiamento vigile.

Ma qui entriamo nella sfera cognitiva e relazionale.

C’è la capacitò di apprendimento, c’è la reazione agli stimoli, c’è il metodo della ricerca continua delle “verità”-

Guido Petter,  ha curato la diffusione del pensiero di Piaget e ha condotto diverse ricerche sui temi dello sviluppo cognitivo, della psicologia dell’adolescenza, della psicologia dell’educazione e della genitorialità.

In un suo saggio riporta un esempio. Una giornata grigia, si ode un fragore, un rumore che può far pensare ad un tuono,

Una persona associa immediatamente tale rumore ad un tuono perché nella sua matrice conoscitiva è registrata questa associazione, Cioè questa persona “assimila” rigidamente  il nuovo apporto-stimolo alla conoscenza preesistente nella sua matrice conoscitiva, non dubita neanche per un istante.

Un’altra persona allo stimolo reagisce diversamente: è vero che c’è la possibilità che sia un tuono, viste le condizioni atmosferiche, ma prima di concludere fa una semplice verifica – ha bisogno di altri dati – si affaccia alla finestra e scorge una grande fumata nera, accompagnata da fiamme; aggiunge un nuovo elemento alla propria matrice conoscitiva: quel rumore può anche essere derivato da un’esplosione.

Ha realizzato un processo di apprendimento. Siamo qui in presenza di un prodromo di cittadino democratico, attivo, dinamico, pronto a mettere in crisi la propria matrice conoscitiva per riassestarla in un nuovo equilibrio, seppur sempre provvisorio.

Sì, apprendimento vuol dire modifica relativamente stabile del proprio comportamento, delle proprie convinzioni. Relativamente stabile, perché nuovi apporti potranno rimettere in crisi la matrice conoscitiva, destabilizzarla per riassestarla con nuovi arricchimenti o modifiche.

Molti rifiutano inconsapevolmente di mettere in crisi le proprie convinzioni, trovano più “riposante” un assetto cognitivo marmorizzato.

Appare evidente che i secondi sono facile preda di convinzioni rigide inamovibili, che con un atteggiamento democratico sono in contrasto.

Ma non finisce qui.

Almeno una volta, ma non basta, occorrerebbe visitare il pensiero di Karl Raimund Popper, il massimo filosofo della scienza del secolo scorso, Si capisce qualcosa sul metodo della ricerca, su come si arriva alle verità anche le più semplici, quelle quotidiane, senza necessariamente essere ricercatori.

In un suo saggio fa capire la differenza tra una persona mentalmente rigida e una persona dotata di atteggiamento scientifico, cioè una persona che sa porsi correttamente per trovare quelle verità relative e mai necessariamente definitive.

Narra di un medico che visita un paziente, fa una diagnosi e prescrive una terapia.

Passano i giorni preventivati per avere segnali di guarigione, senza risultati per cui viene informato il medico opportunamente. Questi interviene e comincia tutta una serie di considerazioni: se è stato dato il farmaco prescritto, se è stato somministrato nel modo stabilito, non è possibile che non sia guarito avendo rispettato le prescrizioni, ecc.

Questo medico che di atteggiamento scientifico non ha nulla, è disposto a sacrificare il malato pur di non mettere in dubbio le sue verità: mettere in dubbio cioè la sua diagnosi e/o la sua terapia, cioè le ipotesi da cui era partito.

Ed ecco che viene fuori un grande asserto, questa sì può essere una convinzione: le proprie verità non vanno accarezzate, non vanno difese ad oltranza, se un nuovo apporto le mette in dubbio vanno abbandonate per cercarne altre valide.

Le verità non vanno abbracciate e difese ad oltranza, ci vogliono dati, prove, non annunci, non opinioni arbitrarie, le verità sono come gli imputati, vanno processate.

A questo punto vogliamo azzardare, è un’ipotesi anche la nostra,  che il limite della democrazia è nella mente dell’uomo e del cittadino, nella sua formazione che richiede un lungo e reiterato esercizio.

Che non fosse questo il senso della frase di Churchil!

Non si diventa cittadini consapevoli, cioè capaci di porsi correttamente nel mondo di grande complessità in cui viviamo, per puro caso, è necessario un progetto che parta dal corretto approccio formativo degli educatori, docenti, genitori o altri operatori dell’educazione che siano.

Tornando all’amara realtà, questo periodo di pandemia ha dato prova della distanza astrale tra il corretto modo di porsi e le modalità concrete del porsi.

Professionisti spacciati per scienziati, opinionisti che parlano di scienza, specialisti che annunciano fatti senza l’ombra di dati e di casistica a conforto, verità fatte di annunci, politici che si sostituiscono agli scienziati veri per fare geopolitica, paure indotte nella popolazione per manipolare il consenso, informazioni surrettizie, tutti che parlano di tutto come se ne capissero qualcosa.

Eppure sembrerebbe semplice: parlo se conosco.

Alla fine l’umanità si può tranquillamente dividere in due parti: quelli che sanno con tutti crismi della scientificità e quelli che non sanno e devono stare zitti.

E tra quelli che sanno vanno annoverati i tanti cittadini seri: professionisti che dicono “non sappiamo” e comuni cittadini che sono consapevoli di non sapere e quindi “sanno di non sapere” (paradosso di Socrate) e non sproloquiano come se capissero qualcosa, ma cercano informazioni dalle fonti scientificamente attendibili. E tra queste fonti – ahimé! – non c’è la stragrande maggioranza dei politici, tranne quelli – e sono pochi – che da uomini di Stato dicono quello che va detto anche se non è quello che si gradirebbe sentire, lasciando che lo facciano gli imbonitori permanentemente a caccia di consensi elettorali.

E invocano la libertà! Strano però che in occasione delle grandi lotte per democrazia e libertà non si siano mai visti.

foto da Wikipedia