Ma la storia insegna? L’escamotage di Zepiro e l’assoggettamento di Babilonia da parte dei Persiani

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Il fine giustifica i mezzi?

Si cambia faccia per raggiungere il proprio scopo.

Non c’è solo il “cavallo di Troia”.

Da Erodoto si apprende che Babilonia, già annessa all’Impero persiano in quell’epoca preda di disordini, decide di approfittare e ribellarsi proclamando l’indipendenza.

Il re Persiano Dario, comprendendo la pericolosità di questo precedente, impegna invano un grande esercito   per ripristinare lo status quo ante. Si era già al ventesimo mese di assedio invano e i Babilonesi si beffavano dei Persiani: “ci conquisterete quando partoriranno le mule”; cioè, com’è noto, mai.

A questo punto interviene Zepiro, un nobile trasportatore dell’epoca (oggi ci sono i TIR), al quale capita di vedere una propria mula partorire.

È un segno del fato.

Zepiro “illuminato” si cambia la faccia in senso fisico, si taglia orecchie e naso, si mutila orrendamente e si presenta a Dario con la sua strategia: recarsi a Babilonia inveendo contro i Persiani che l’avevano conciato in quel modo, giurando vendetta.

Per inciso i Greci per entrare a Troia ed espugnarla nel cuore della notte usano il cavallo come dono agli dei.

Alcuni politici si cambiano la faccia con una conversione a 180 gradi, da un giorno all’altro, fingendo di lasciarsi alle spalle l’antieuropeismo per entrare nella stanza dei bottoni del governo Draghi e ottenere vantaggi altrimenti impossibili e, tra l’altro, mettere le mani su una fetta della torta Recovery Fund in linea con la volontà di un certo capitalismo lombardo. Tutto all’interno di una strategia che aveva comportato la caduta del governo Conte. Figurarsi se perdevano l’occasione di mettere le mani sul bottino!

E la prossima mossa quale sarà?

Ma torniamo al nostro Zepiro.

Sia per la sua perfetta simulazione davanti all’Assemblea babilonese, sia per  Il suo rango sociale, gli viene affidata una compagnia dell’esercito per la difesa di Babilonia.

Il piano funziona. Dario manda mille uomini, scegliendo i meno abili, Zepiro alla testa della sua compagnia esce dalle mura e li stermina secondo l’accordo con Dario.

Ma non è finita. Dopo poco tempo Dario invia quattromila uomini che fanno la fine dei precedenti secondo la medesima liturgia pattuita.

A questo punto Zepiro diventa un eroe, diventa il comandante in capo, cosicché quando successivamente Dario manda un grosso esercito vengono aperte le porte e Babilonia viene espugnata. A Zepiro viene affidato il governo di Babilonia.

Vale la pena ricordare che questo risultato fece dimenticare a Dario che era solo frutto di un’astuzia e si imbarcò in un’altra conquista, quella degli Sciti, che nel frattempo avevano creato alleanza con i vicini, senza successo, anzi ritornando indietro inseguito.

Ma questa è un’altra storia. O no!

Non è che dopo aver goduto del bottino calato dall’Europa torneranno ad attaccare l’Europa? Alla conquista?

C’è una certa incapacità di una fondamentale operazione intellettuale: la presa d’atto dell’esistenza nel Mondo vicino e lontano della varietà, della diversità, della pluralità, di situazioni che appassionano  e che devono rientrare nell’idea di Mondo, cosmos, ordine nei rapporti e nelle relazioni con i propri vicini e in genere con gli altri. Lasciando da parte la strategia di crearsi nemici e fomentare divisioni e odio funzionali a una becera demagogia.

foto Elio Cotronei Copyright