A Soverato, piccola storia di ordinario impegno, raccontata dal Gruppo Archeologico “Paolo Orsi”. Azione positiva mirata all’avvio di un processo di sostenibilità ambientale, alla riconsegna di visibilità e di decoro alle tracce della storia.

Una domenica come tante di piovoso aprile, quando una sottile impalpabile nebbia, da levante a ponente, vela di malinconico respiro lo sguardo, ansimando una improbabile luce di primavera. Alto il mare, frantumata la spiaggia; dune di ingombranti rifiuti intorno. Incuria imperante: storia sottratta alla storia; bellezza negata alla bellezza.

    Il Gruppo Archeologico “Paolo Orsi” è desto. E non demorde. Tra un passo ed un altro, al riposo domenicale sceglie l’impegno. Un impegno meritorio, seppur poco gratificante. La rimozione di quanto, troppo, deturpa l’ambiente circostante, di ciò che costituisce elemento inquinante, di quanto opacizza e nasconde antiche vestigia. Perché il panorama, alla vista, è inquietante: esprime e racconta, senza reticenze e con linguaggio impietoso, uno status di degrado e di abbandono, comportamenti e stili di vita irresponsabili. A pochi chilometri di costa, spiaggiato, un delfino, ormai in avanzato stato di decomposizione: è il secondo, a distanza di poco più di un mese; ed inoltre, rifiuti ingombranti ed altri di ogni genere, meno vistosamente esposti.

   Sono in pochi, quelli del Gruppo Archeologico “Paolo Orsi”; ma hanno mani solerti e menti fertili: la pulizia del sentiero che conduce, tra arenile ed acqua di mare, alla preziosa “scarpina”, alla necropoli, alle grotticelle sicule, ai basamenti di magnogreche auree colonne o alle macine dell’antica Poliporto, centro di prospero commercio tra l’oriente e l’occidente, è assicurata. Almeno per questo ripiego di tempo pasquale, quando urge il bisogno di stemperare la fatica ed il torpore di un lungo interminabile inverno e di riconsegnare un tocco di decoro all’immagine di una cittadina di mare, avvezza alle brezze e alle armonie di eterna primavera.

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Gruppo Archeologico Paolo Orsi