VIAGGIARE SI PUO’ – RICORDANDO GUARDIA PIEMONTESE

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DI GIOVANNA FOTI

Viaggio in uno dei paesi delle minoranza etnico-linguistico calabrese

A tutt’oggi la Calabria è la regione dove ancora sopravvivono delle isole di minoranza etnico-linguistica. Queste comunità hanno mantenuto negli anni usi, lingue e costumi dei loro paesi d’origine. Le principali comunità nella nostra regione sono tre: Calabro-greca o Grecanica ,  Albanese e Occitana.

 I Grecanici, discendenti da coloni Greci che approdati sulle nostre coste, hanno dato vita alla civiltà della Magna Grecia. Attualmente si trovano nei comuni di: Bova, Bova Marina, Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco, San Lorenzo e Roghudi e in altri centri a causa delle migrazioni interne. Ancora si sente parlare il greco di Calabria o grecanico. Tra Cosenza, Catanzaro e Crotone abbiamo la comunità degli Albanesi, una etnia questa molto estesa, la più grande delle minoranze. Insieme agli usi, costumi e lingua hanno mantenuto anche il rito bizantino. Questi al contrario dei Greci arrivarono in Italia in seguito alle invasioni turche nel proprio paese.

L’ ultima minoranza è quella Occitana (valdese) presente soltanto nel cosentino precisamente a Guardia Piemontese. I valdesi sono arrivati in Italia in seguito alle persecuzioni cattoliche avvenute nel loro paese d’origine: la Provenza. È proprio in questo paese, Guardia Piemontese, che, con l’Ute-Tel-B di Bova Marina, siamo stati in visita.

Arroccata sulle pendici dei Monti costieri sospesa tra cielo e mare e circondata da montagne verdi, si trova il borgo di Guardia Piemontese. Ci si arriva attraverso tornanti, su per la montagna, il panorama offre una vista spettacolare.

Ci accorgiamo di essere arrivati dal cartello scritto in occitano “benvénhut a la gardia”. Parcheggiato il pullman, entriamo nel paese e già si percepisce, leggendo le insegne bilingue incise sulle mura del centro storico, l’impronta della storia cruenta di questo paese.

Siamo sulla Piazza dei Valdesi ed è proprio qui che su una panchina sono seduti tre vecchietti che si godono la compagnia, il sole e il panorama. Ci guardano   e parlano tra loro. Sono incuriosita dalle parole e decido di avvicinarmi e sento una lingua diversa dal nostro dialetto, allora con gentilezza chiedo che lingua stessero parlando e uno di loro sorridendo mi risponde: il guardiolo (occitano).

Mentre il resto del gruppo si allontana, io rimango ancora con loro, i quali, avendo capito che non conoscevo la storia tragica del paese, incominciano a raccontare. Allora prendo il mio notes e inizio a scrivere.  È stato bello ed emozionante vedere i visi di quei vecchietti che a seconda del racconto cambiavano espressioni. Si andava dalla malinconia, nostalgia per l’aver abbandonato la propria terra, alla speranza di una nuova vita giunti a Guardia, all’orgoglio di aver fondato una nuova comunità e infine alla tristezza e amarezza dell’epilogo di questa comunità. Io scherzosamente li chiamo i miei “contastorie”.   La storia dei valdesi inizia con l’emigrazione di questi dalla Provenza. Infatti il loro fondatore Valdes, chiamato Pietro Valdo, ricco mercante, utilizza parte dei suoi averi per diffondere una chiesa povera, umile, lontana da tresche politiche, dedita ad aiutare i diseredati, gli ammalati i poveri. Questo porta un malcontento nella Chiesa e di conseguenza alla condanna di questa Fede con la conseguente scomunica.

Ha così inizio l’esodo  verso l’Italia soprattutto in Piemonte, nella valle del Pellice. Qui vivono per lunghi periodi pacificamente fino al giorno in cui la chiesa valdese aderisce alla Riforma protestante.

Di conseguenza iniziano anche qui le persecuzioni; e allora spinti dalle necessità, intraprendono un nuovo cammino verso il Sud d’Italia, verso un luogo sicuro e ospitale. Giungono così, nel corso del XIII secolo, in Calabria a Guardia, battezzata poi : Guardia Piemontese.

È  gente umile, contadini, pastori, gente laboriosa. Avevano scelto questo borgo perché era una roccaforte, lo vedevano inespugnabile in quanto era Cinto da mura difensive ed era arroccato su una montagna. Si entrava nel paese attraverso due porte: una centrale e una secondaria. Per secoli in questo posto vivono tranquillamente ed in armonia con la chiesa cattolica, mantengono gli usi, i costumi e la lingua del proprio Paese, mentre sapendo che la loro fede era contrastata da Roma con la pena di morte, continuano a professarla di nascosto e contemporaneamente mantenevano i rapporti con il paese di origine Bobbio Pellice in Piemonte, con cui oggi sono gemellati. Ma con il tempo anche in questa zona cominciano ad essere perseguitati e combattuti dal cardinale Ghislieri futuro papa Pio V.  Tutto ciò avviene nel momento in cui dopo secoli iniziano ad uscire dalla clandestinità e a professare la loro fede apertamente.

Qui si fermano i miei cantastorie e guardando verso la “porta del sangue” si mettono la mano sul cuore. Allora io leggendo la scritta chiedo il significato; interviene il secondo contastorie e incomincia a dire: si chiama porta del sangue perché durante lo sterminio dei valdesi il sangue scendeva lungo le vie in pendenza del paese fino ad arrivare e superare la porta principale ribattezzata in seguito porta del sangue.  Io domando loro come fecero i valdesi a non accorgersi di nulla se c’erano soltanto due porte. Interviene il mio terzo contastorie: è stata una delle stragi più feroci e sanguinarie dove non sono stati risparmiati né donne né bambini. Siccome è un luogo arroccato con torre di guardia e mura di cinta, il feudatario del posto Spinelli entrò con l’inganno (come allora fecero i greci col cavallo di Troia), salì al paese con i suoi uomini e un numero elevato di finti carcerati chiedendo di poter entrare per rinchiudere nelle carceri questi detenuti. Durante la notte del 5 giugno 1561 (e mi fa leggere la lapide in memoria), si scatena l’eccidio. Furono arsi vivi, scannati, fatti a pezzi e i loro corpi messi su dei pali per un lungo tragitto.

A sentire questo mi ritornava in mente l’olocausto. Perché l’uomo deve perseguitare il suo simile? E poi proprio dalla chiesa quando agli occhi di Dio siamo tutti uguali! Ecco perché il 22 giugno 2015 Papa Francesco si è recato presso la comunità valdese a Torino e rivolgendosi ai valdesi chiese perdono da parte della chiesa. Dopo aver ascoltato la storia del paese, prendo congedo dai miei tre cantastorie, ringraziandoli, e raggiungo attraverso l’arco della porta principale il gruppo fermo nel centro storico di Guardia. Incominciamo tutti insieme a visitare il borgo.

Infatti dal centro storico dove noi ci troviamo partono varie diramazioni di vicoli, la cui pavimentazione è lastricata da pietre. Lasciando la Piazza della Strage (piaça de la strage) incomincia il nostro tour turistico.

Il borgo è piccolo ma c’è molto da vedere. Subito troviamo la chiesa di Sant’Andrea apostolo, con il suo portale in tufo sormontato dallo stemma del borgo: la sua torre. Più distante troviamo in un altro vicolo la chiesa del santissimo Rosario, ex convento domenicano. Più in là della Porta del Sangue si trova la piccola porta secondaria denominata porta Carruggio.  Ma ciò che desta la mia curiosità sono le porte con lo spioncino apribile solamente dalla parte esterna. Dalle nozioni storiche queste erano state imposte dall’Inquisizione dopo la strage, in quanto permetteva ai frati domenicani di controllare ciò che facevano gli ex valdesi scampati al massacro e convertiti con la forza al cattolicesimo. C’è n’è una vicino al museo valdese e due tre per il centro storico.

Altro posto da visitare è la roccia di val Pellice. Si trova nella Piazza Chiesa Valdese, chiamata così perché una volta c’era il tempio dei valdesi. Questa roccia venne portata dai monti di Torre Pellice  in Piemonte; si legge “considerate la roccia da cui foste tratti” (del profeta Isaia). Sotto la roccia ci sono i nomi delle vittime della strage.

Altro sito importante è la Torre di Guardia; simbolo del paese visibile anche dal mare. Aveva la funzione (come la nostra sul promontorio D’Avalos di Bova Marina) di avvistare le navi saracene che in quel periodo infestavano il Mediterraneo.

Altre fermate importanti.  La visita  al museo valdese, questo a mio parere,  per le scuole dovrebbe essere una delle mete principali perché rappresenta un importante punto di riferimento per approfondire la storia sulle minoranze linguistiche in Calabria. La casa della cultura, il laboratorio tessile dove si può ammirare il tipico costume femminile guardiolo.

Anche a  Guardia Piemontese è stato istituito il giorno della memoria, per tutte le vittime della strage. Dopo aver visitato il borgo siamo scesi giù a guardia Piemontese marittima. Abbiamo  ammirato la bellissima spiaggia e assaggiato i prodotti  tipici.

 Intanto s’è fatta l’ora del rientro.

 Anche questo viaggio ci ha lasciato tanto dentro.

Nei nostri viaggi non c’è soltanto la meta, il viaggio stesso arricchisce. Ci siamo noi del Gruppo, rinsaldiamo i nostri rapporti, ci sono i luoghi lungo il percorso a cui riusciamo  a dare uno sguardo veloce.

Guardia Piemontese mare
Diamante
cedro

Le Terme di Guardia Piemontese; Diamante con i suoi murales e l’eccellenza calabrese, il peperoncino; S. Maria del  Cedro, dove gli ebrei prendono il miglior cedro per i loro riti:

Perì ‘etz adar,”
il frutto dell’albero più bello,
è così che nella Bibbia viene
chiamato il frutto del cedro.
“… prenderete i frutti dell’albero
più bello, dei rami di palma e
dell’albero più frondoso, dei salici
del torrente e vi rallegrerete
dinnanzi al Signore Dio vostro”

Ma questa è un’altra storia

Al prossimo viaggio.