Ultimo saluto a Milva. Il ricordo dello scultore Giovanni Battista Mondini: Una voce che vivrà per sempre

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Oggi Milano e l’Italia intera diranno addio alla Pantera di Goro, eccellenza artistica e donna di profonda cultura. 

Alda Merini dedicò alla cantante dei versi davvero intensi, un inno alla sua bellezza, dipingendo la poesia con l’immagine di Milva, una donna superba dalla rossa chioma.

Nel giorno dell’ultimo saluto, lo scultore bresciano Giovanni Battista Mondini  la ricorda così:   

“La fotografia è il primo conforto che si cerca dopo un triste momento per poter lenire il dolore.          Il mio mestiere è lo scultore, i ricordi e le belle situazioni sono solite accadere. L’arte chiama arte e mi capita spesso di incontrare artisti di genere diverso dal mio, tutto quanto favorisce l’arricchimento all’ispirazione e alla crescita, tra questi bellissimi incontri ho avuto modo di conoscere la cantante Milva.

Erano le 19.30 del 12 aprile 2005, io ero dietro le quinte del Piccolo Teatro Strehler di Milano, quel giorno andava in scena il concerto “Milva Canta Merini”, io accompagnavo la Poetessa.                   Lo spettacolo narrava le poesie di Alda Merini ben arrangiate e musicate da Giovanni Nuti cantate da Milva e dallo stesso Nuti con alcuni interventi della Poetessa.

Fu una serata di grande spessore artistico ancora oggi molti se la ricordano.

In quel periodo mi fregiavo di uno speciale onore, quello di appartenere a una cerchia ristretta di amici della poetessa Alda Merini, Lei mi chiedeva spesso di accompagnarla ai suoi importanti appuntamenti.

Quel dì, io e sua figlia Barbara la portammo a teatro, arrivati ci accolsero con gioia Milva e Giovanni Nuti con al seguito gli orchestrali, tutti euforici per l’evento ci accomodammo nel camerino della Merini con battute, risate, sigarette e Coca Cola.

Lo spettacolo stava per dare inizio, Barbara si sistemò in platea controllando lo svolgere della serata e io rimasi dietro le quinte del palcoscenico semmai la Poetessa avesse avuto bisogno di me.                                                                                                                                                

Lo spettacolo andò a meraviglia fino alla fine, capii perché Milva era soprannominata “la Pantera di Goro”, gli artisti furono tutti strepitosi, standing ovation e applausi a non finire.

Dopo il concerto ci trovammo ancora tutti nel camerino della poetessa, Milva ad un certo punto incuriosita della mia presenza, chiese alla Merini chi fossi, Alda le rispose parlando di me con grande entusiasmo e trasporto, parlò della mia arte, della mia famiglia a cui Lei voleva tanto bene insomma, dopo tutto quello che la Merini ha raccontato nei miei confronti Milva, presa dalla simpatia mi diede tra le mani un grosso mazzo di rose rosse dicendomi di donarle alla mia mamma.

Ci sono incontri e gesti nella vita che rimangono indelebili, Milva ha lasciato un solco indelebile nella storia della canzone e la sua voce vivrà per sempre.

Grazie Milva che ci hai regalato bellissime canzoni e grazie per le rose rosse, quando ci penso mi emoziono ancora.”