Se sole e mare rappresentano l’offerta della location sita sul lungomare di Bova Marina, l’empatia dell’anfitrione rappresenta il valore aggiunto che fa la differenza.

GIOVANNI PANGALLO

I villeggianti che arrivano per passare le loro vacanze nel residence “Sole Mare”, trovano a riceverli Giovanni Pangallo, operatore turistico pragmatico, intraprendente, lavoratore instancabile, capace di entrare in sintonia con le necessità dei clienti mettendoli a proprio agio.

Tutte caratteristiche che gli hanno consentito di prevedere il futuro creandolo perché ha creduto nella bellezza del suo sogno, perché ha saputo cogliere le occasioni senza mai arretrare

Classe 1949, si avvia al lavoro come applicato di segreteria. Un’occupazione che gli sta stretta, monotona e ripetitiva com’è, un’occupazione che non riesce a scaricare l’energia potenziale che gli è connaturata, né a smorsarla.

E’ cosi che, superati di due spanne i trent’anni, nel 1981, getta le basi di un futuro altro, che poi sarà il suo futuro nel quale si trova oggi.

In un edificio in comproprietà con il fratello, ambienti opportunamente arredati, attiva la prima struttura a larga recettività turistica, diversificando l’offerta rispetto ai semplici affittacamere o appartamenti per l’estate.

La sua vita si svolge tra due lavori: scuola e residence. Sta facendo il rodaggio prima di spiccare il volo, aspetta l’occasione da cogliere.

Intanto internet avanza, e-commerce, prenotazioni alberghiere on line, ecc. si diffondono.

L’occasione arriva attorno al 2000 in occasione di un gemellaggio della Scuola Media di Bova Marina con la cittadina di Hradek Kràlové nella Repubblica Ceca con scambi di ospitalità. Arrivano da noi con un gruppo musicale di ben 22 strumentisti, in prevalenza violini, e una cantante.

E’ la scintilla. Il luogo piace, la località ha un buon clima caldo di tipo subtropicale, l’ideale per che vive in climi freddi continentali, Comincia il passaparola, qualche riferimento in loco, come Veronica nella scuola ceca, si apre una via d’arrivo nuova e desueta.

E’ tutta una volata. Nel 2003 Giovanni costruisce il primo edificio a 4 piani fuori terra, nel 2006 si pensiona così, lavorando a tempo pieno, nel 2007 costruisce il secondo. Gli arrivi aumentano e si verificano, anche se in misura limitata, anche oltre la consueta stagione estiva. Solo la pandemia Covid 19 riesce a limitare il flusso soprattutto di quelli che viaggiano con mezzi pubblici.

Gli arrivi si hanno anche dalla Slovacchia dove il figlio Domenico, che fa il biologo a Bratislava, è un altro punto di riferimento nella promozione turistica e nel traffico di prenotazioni on line.

E come se non bastasse negli ultimi tempi sono arrivati anche i Brasiliani con l’obiettivo di risiedere tutti i mesi sufficienti a prendere la cittadinanza italiana come presupposto per muoversi poi liberamente in Europa, magari catapultandosi a Dublino. Ovviamente la lentocrazia degli impiegati preposti dilata i tempi d’attesa

Da quest’altra parte la figlia Carminella e il marito rappresentano l’altro riferimento

Questa è una storia che deriva da un’impresa isolata di un imprenditore che ha sgobbato lavorando anche fisicamente per la costruzione degli edifici e per la realizzazione dell’offerta turistica.

Isolata perché ad essa non fa riscontro una parallela rapida e efficace offerta pubblica strutturale complessiva locale e regionale.

La lentezza nella realizzazione di ogni opera, la mancata offerta locale di validi attrattori, stridono con la volontà di cambiamento che viene scoraggiata, annichilita.

Alle manchevolezze del sistema, all’assenza di risposte pronte, all’incapacità di avere orizzonti e di programmazione snella di quanto accelera o consenta lo sviluppo, qualche imprenditore, capace di pensare al futuro, sopperisce con impegno spesso stressante, tra questi Il Pangallo che ha come strumento migliore la capacità attrattiva di riuscire a far sentire come a casa gli ospiti..

Una genialità casareccia che si manifesta in piccoli gesti quotidiani, in leccornie calabresi servite nel suo improvvisato slow food, o casuali pescate di alici poi fritte e servite calde calde, con vino scelto tra quelli locali o birra a volontà per accompagnare tanto altro.

Gentilissimo e ospitale, immaginatelo alla stazione con due bicchierini di caffè, presi all’ultimo minuto al bar, tenuti alti con le due braccia a mo’ di saluto dei due ospiti che aveva accompagnato e che, essendo partito il treno, non avevano potuto godere del suo ultimo gesto di amichevole commiato.

E se i trasporti fossero adeguati, le strade moderne, le comunicazioni consone, se l’offerta per il tempo libero rappresentasse un fattore di rinforzo, se la programmazione regionale non avesse relegato il versante ionico regionale a Cenerentola dello sviluppo, come sarebbe il tutto?

Arriverà mai il principe?

Intanto godiamoci le suggestioni…. paesaggistiche.

Foto Elio Cotronei