Rocco Ruffa, (+Europa): “Il Consiglio Regionale rispetti sua stessa legge e parola data e ponga subito all’ordine del giorno”.

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Rocco Ruffa, militante del Partito Radicale e già candidato alle scorse elezioni politiche con “+ Europa con Emma Bonino” rivolge sulla questione del Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà un appello al Consiglio regionale della Calabria e, in particolare, alla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria:

“Nel corso del sit-in dello scorso Luglio presso la sede del Consiglio di Reggio Calabria, in occasione dell’incontro tra la delegazione dell’associazione radicale nonviolenta Abolire la miseria – 19 maggio costituita dal segretario Giuseppe Candido e dal politologo Antonio Stango e il Presidente della I Commissione On. Franco Sergio, quest’ultimo aveva garantito -anche a nome del Presidente Nicola Irto che era assente per ragioni istituzionali- che “la Calabria avrebbe avuto entro questo autunno due figure di grande importanza: il garante dei diritti delle persone private della libertà e il garante della salute”.

L’autunno è quasi interamente trascorso e restano pochi giorni affinché la Presidenza del Consiglio mantenga i suoi impegni istituzionali e la parola data. Per questo” – aggiunge Ruffa nel suo appello – “prego il Presidente del Consiglio Regionale e i consiglieri tutti, di voler inserire subito all’ordine del giorno della prossima seduta l’elezione del c.d. Garante dei detenuti e andare avanti finché la Calabria non si sia dotata di questa importante figura”.

Nel suo appello Ruffa, che in passato ha fatto un prolungato digiuno perché la Calabria si dotasse della legge, ricorda come:

“Per attuare l’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Proibizione della tortura) il Consiglio Regionale della Calabria ha approvato la Legge 29 gennaio 2018 n. 1 che istituisce il Garante Regionale che si occupa dei diritti umani di coloro che per varie ragioni vengono private della libertà. Le carceri -e non solo quelle- sono spesso luoghi dove non vengono garantiti i diritti fondamentali (salute, istruzione, lavoro) senza i quali non c’è vera rieducazione”. Una figura come il garante, che lodevolmente il Suo Consiglio ha istituito, rappresenta una speranza di umanità anche per coloro che hanno sbagliato e stanno scontando la loro pena. L’Italia è ancora sotto infrazione per violazione dei Diritti Umani e la mancata approvazione della riforma dell’Ordinamento Penitenziario ne è un esplicito esempio”.

L’appello di Ruffa conclude ricordando che: “il 23 ottobre scorso è stato finalmente resa pubblica la rosa dei candidati alla carica di garante e siamo fermamente convinti che al momento del voto i membri del consiglio sapranno scegliere la persona più adatta, ma è fondamentale che questa votazione avvenga nel più breve tempo possibile”.