Per contrastare ndrangheta e disagio minorile serve un nuovo modo di fare scuola    

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Basta con una educazione alla legalità fatta di eventi sporadici, che passano sulla testa dei ragazzi, che li lasciano passivi, che non incidono sui loro stili di vita, trattati come “vasi da riempire e non fuochi da accendere “citando un felice slogan di Save The Children. Bisogna incominciare a dire senza paura agli studenti chi sono i boss del quartiere dove vivono, indicandolo con nomi e cognomi, mettendoli in guardia dalla minaccia che possono rappresentare per le loro e per tutta la comunità, sfatare il mito di uomini vincenti e arricchiti e raccontando invece il destino di morte violenta o di carcere che li aspetta fatalmente e la sofferenza dei loro figli. Per questo servono nuove metodologie didattiche e percorsi formativi per gli insegnanti che puntino sui laboratori esperienziali, sull’ascolto ed il confronto soprattutto con chi ha detto no alla ndrangheta attraverso scelte concrete, ma anche con gli incontri nelle carceri. Sono queste alcune delle indicazioni che il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria Roberto Di Bella ha condiviso con la delegazione della rete delle Alleanze Educative che lo ha incontrato lo scorso 31 luglio, in vista della programmazione delle attività per l’ anno scolastico 2019/2020.Erano presenti dalle associazioni aderenti: Giulia Melissari – gruppo giovani Agape / Unicef, Fortunato Scopelliti – Nuova Solidarietà, Lidia Caracciolo – Cereso,mario Nasone del centro Comunitario Agape Elena Crucitti -Libera, Carla Sorgiovanni -Save The Children; per le scuole:  Antonella Micalizzi  -Boccioni Fermi, Graziella Vacalebre -IC Telesio , Grazia Condello -Piria, : Anna Nucera -Panella Vallauri e assessore comunale all’istruzione. Per il Presidente la scuola deve abbondonare omertà e silenzi e  deve esporsi  di più. Con rammarico ha dovuto assistere alla inaugurazione dell’ultimo anno scolastico senza che sia stata mai citata la parola ndrangheta e legalità, una assurdità per una agenzia educativa che opera in un territorio dove i clan la fanno da padroni. In particolare ha chiesto agli insegnanti di essere più coraggiosi, a segnalare le situazioni dei minori a rischio, in particolare quelli coinvolti nella dispersione scolastica, non per fare una schedatura, ma per permettere al Tribunale per i minorenni di incontrarli, di ascoltare il loro disagio, di prenderli in carico con le loro famiglie,assieme ai Servizi Sociali ed alle associazioni che possono supportarli attraverso un volontariato qualificato, così come si sta facendo per Liberi di scegliere.Con una particolare attenzione alle attività extra scolastiche perché, ha ancora affermato Di Bella, è venuto il momento che tutte le scuole garantiscano il tempo pieno per sottrarre i minori dalla strada, che si aprano alle associazioni ed al territorio, che favoriscano l’accesso allo sport.  Un lavoro che la rete delle Alleanze Educative ha già avviato in questi primi due anni di attività gratuita, permettendo di intercettare tanti ragazzi, di avviare un dialogo ed una collaborazione  con i giudici togati e onorari del Tribunale dei Minori e con la Procura, diretta da Giuseppina Latella.Dal confronto sono emerse in particolare due linee direttrici da seguire. La prima quella di inserire tutta la programmazione che sarà pensata da settembre, all’interno della cornice istituzionale rappresentata dal protocollo stipulato in Prefettura nel febbraio 2017 tra le Istituzioni competenti in materia minorile. La seconda, quella di puntare sulla formazione condivisa ed integrata, come strategia per qualificare e dare gambe ai programmi che saranno attivati. Per potenziare quanto è stato già fatto su questo versante si è deciso di creare un gruppo di lavoro tra Tribunale per i Minorenni e Alleanze Educative per elaborare un piano di formazione organico che sarà proposto anche all’ufficio Scolastico Provinciale, alla Questura ed a tutte le istituzioni che hanno aderito alla rete. Da ultimo, una  annotazione particolare è stata condivisa da tutti i partecipanti: serve  un maggiore coinvolgimento della Chiesa Locale, anche nelle sue diverse espressioni aggregative, in quanto agenzia educativa fondamentale per la formazione delle nuove generazioni che già svolge un servizio prezioso nella comunità a servizio dei ragazzi. Per questo è importante la scelta delle Alleanze di creare rete, di uscire dalle auto referenzialità,  dai particolarismi, dalla competitività, realtà  che purtroppo  hanno caratterizzato spesso la vita delle scuole e delle associazioni: solo mettendoci insieme,  ciascuno con il suo specifico, camminando insieme per il bene dei bambini e dei ragazzi e delle loro famiglie, possiamo far crescere veramente la comunità educante.