MAGNA GRAECIA, STOP AL LOCKDOWN POLI COVID BLOCCANO LA RIPARTENZA

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A parere del Comitato è da irresponsabili non tenere in considerazione che i capoluoghi storici hanno una maggiore autonomia economica grazie alla presenza dello Stato: Catanzaro (27mila dipendenti pubblici), Cosenza (15mila), Corigliano Rossano e Crotone (3mila a testa), Castrovillari (5mila)  

 Abbiamo la consolidata impressione che chi governa disconosca le aree che amministra, altrimenti o siamo difronte alla malafede oppure a una forma anestetizzante delle menti. Stiamo allestendo presidi Covid strutturalmente precari, quindi, protesi a tenere vivo il pericolo dei contagi in aree che economicamente vivono di privato, di partite IVA, di imprese, di imprenditoria, di turismo e di agricoltura. E quanto più lasciamo accesi focolai in lungo e in largo,  tanto più la macchina produttiva tarderà nella ripartenza. L’autonomia dell’area magnogreca (Crotoniate e Sibaritide) non potrà reggere a lungo al fermo imposto, in alcuni casi siamo ai limiti della disperazione. E a poco valgono sussidi una tantum o provvedimenti di liquidità da dover restituire nel tempo, rispetto al danno irreversibile prodotto dalla pandemia. 

È tempo di mettere in chiaro alcuni punti, sottaciuti dalla politica nazionale e regionale, con la complicità della classe dirigente locale che continua a  rimanere in superficie su argomentazioni di straordinaria rilevanza, non è dato sapere se per inettitudine o se per bieca sudditanza.

È bene chiarire che sull’area della Magna Graecia, la sporadica e latitante presenza degli istituti di Stato contribuisce in modo ancor più inesorabile a complicare una situazione che già oggi ha risvolti drammatici. Giova ricordare che la nostra economia, quella dei due centri più rappresentativi dell’area Magnograeca trae fondamento dalla forza della produttività, nonostante le gravi limitazioni derivanti da un sistema trasportistico da Terzo Mondo.  Le politiche di spendig review hanno ridotto all’osso le entrate che arrivano dai lavoratori subordinati, pertanto ciò che ad oggi manda avanti il processo economico nella nostra area è solo un diffuso e precario sistema del terziario.


Realtà come i capoluoghi storici, ma anche altri centri a loro collegati nella qualità di succursali, hanno percentuali altissime, rispetto al numero dei rispettivi abitanti di lavoratori dell’indotto statale.


Se pensiamo che a Catanzaro dei suoi circa 88mila abitanti ben 27mila lavorano alle dipendenze dello Stato e che a Cosenza il rapporto sia di 15mila a fronte dei 67mila abitanti, mentre nel caso Jonico di Corigliano Rossano e Crotone rispettivamente i circa 80mila abitanti della prima ed i 65mila della seconda, vedono impiegati nel settore statale poco più di 3mila unità a testa, con un’incidenza bassissima sul totale della popolazione. Persino una città come Castrovillari con i suoi 21mila abitanti supera sia Crotone sia Corigliano Rossano con un assorbimento di circa 5mila unità lavorative nel pubblico impiego. Ma ormai non fa più notizia il dato della sperequazione e dell’ingiustizia in Italia e in Calabria in materia di una più giusta distribuzione di uffici e servizi tenendo in considerazione i flussi demografici. Va da sé che nei capoluoghi storici e laddove sussiste una forza dello Stato si abbia una maggiore possibilità di sopravvivenza, in area magnogreca invece è necessaria una immediata ripartenza. Ed è per queste ragioni che dobbiamo liberare l’area magnogreca di presidi che rischiano ulteriormente di infettare e, quindi, di paralizzare le attività. E con ordinanze mirate a rispettare le distanze, con obbligo di mascherine e guanti, è possibile una ripresa graduale.   


Città come Catanzaro, Cosenza, la stessa Castrovillari così come Vibo e Lamezia, possono permettersi anche un periodo d’appiattimento economico, fin quando comunque saranno garantiti gli emolumenti ai dipendenti statali, da noi ciò non è né possibile né praticabile.

Il settore turistico, della ristorazione e ricreativo che vede nei due lembi Sibarita e Crotoniate dell’arco Jonico la massima espressione dell’economia di stagione, è al collasso!


Chiediamoci come faranno quelle imprese che operano sullo Jonio a creare indotto nei prossimi mesi. Chiediamoci cosa sarà dei lavoratori stagionali che da giugno a settembre prestavano la loro forza lavoro nei villaggi sparsi tra Sibari e Zolfara, o tra Le Castella e Capo Colonna.

Rendiamoci conto che il tempo delle chiacchere è finito e che la situazione se non sarà studiata adeguatamente potrebbe avere risvolti finanche peggiori della pandemia sanitaria. Si chiede un atto di responsabilità a chi è demandato ad amministrare la cosa pubblica, prima che si possa giungere a una implosione sociale dai pericolosi risvolti.