“La diocesi di Bova dalle origini al 1986”. Alta cultura al Parco Archeoderi di Bova Marina

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È di Antonio Chilà l’opera “La diocesi di Bova dalle origini al 1986”  in un corposo volume che presenta, integra, ripropone e mette in ordine conoscenze, documenti archivistici, testimonianze multimediali, analisi personali e che mette a disposizione degli studiosi, di chi ama la storia, di chi vuole avere consapevolezza di questo mondo variegato che trova radici e espressione in quell’area geografica storicamente identificata come Bovesìa perché Bova per secoli ne fu il capoluogo politico, religioso e culturale.

Dopo la tappa di Bova, è a Bova Marina, nella cornice del parco Archeoderi, che un pubblico molto interessato ha fruito delle relazioni degli studiosi e delle considerazioni generali.

A promuovere l’iniziativa Bova Life in collaborazione con il Comune di Bova Marina.

Nel pomeriggio alle ore 17:30

DELFINO . ZAVETIEI

A coordinare il giornalista Giorgio Neri che presenta a grandi linee la struttura del libro in relazione ai suoi contenuti.

Dopo i rituali saluti della Direttrice del Parco che attiene al polo museale della Calabria, Orsola Laura Delfino, e del rappresentante del Prefetto, il Sindaco di Bova Marina, Saverio Zavettieri, coglie l’occasione per partecipare della volontà di rimettere in moto il grande attrattore turistico che è il parco archeologico che con  la presenza dei resti della seconda, per grandezza,  sinagoga d’Italia, è in grado di promuovere un ben definito turismo religioso/culturale, soprattutto per quanti sono interessati all’ebraismo.

Il fatto che il Parco sorge in un’area individuata come Deri o Delia ha messo in moto una progettualità per identificare e poi tracciare un itinerario verso Bova e poi, superando l’Aspromonte, verso la nuova Delia, nel secolo scorso Parachorio  poi, fusa con Pedavoli,  Delianuova. Un itinerario che affonda le radici nei secoli passati quando gli abitanti di quest’area, nostri progenitori, l’abbandonarono perché invivibile in relazione alle continue incursioni dei pirati; una parte di loro si fermò a Bova, la parte rimanente andò oltre nell’attuale Delianuova appunto.

CARIDI -<CHILA’

Ndr Di questi itinerari si parla nel libro “Bova Marina nell’Area Ellenofona” (Elio Cotronei, Antonia F. Casile, Domenico Fiorenza) edizioni UTE-TEL-B e nel libro “La Vallata del San Pasquale …” ( Antonia F. Casile ed altri studiosi) Ediizioni IRSSEC Bova Marina.

È con l’intervento di Giuseppe Caridi, presidente della Deputazione di Storia Patria, che si entra nel vivo  della Storia della Diocesi di Bova, una storia scandita dalla cronotassi dei vescovi che si sono succeduti, una storia che coincide, condiziona, determina la storia di un’intera area.

Un’area da sempre greca, per lingua e religione, prima e poi dopo, a partire dal ‘500, quando passò sotto l’Impero Romano d’Oriente – periodo Bizantino – e integralmente fino all’XI secolo, quando, con l’arrivo dei Normanni e la caduta dell’Impero Romano d’Orienta iniziò il cambiamento.

NERI – AMATO

Più precisamente tale realtà iniziò a sgretolarsi in ragione della dominanza della cultura latina e dell’introduzione lenta, silenziosa, fatta passare come inevitabile, del rito latino nelle Diocesi della grecità calabrese in ossequio alle direttive pontificie conseguenti al Concilio di Trento.
Ultimo faro della grecità calabrese rimase Bova, la Chora, poiché la sua Diocesi fu l’ultima ad abbandonare il rito bizantino per opera del vescovo latino, di origine cipriota, Stavrianos, che il 30 gennaio 1573, impose definitivamente il rito latino.

Vengono illustrati i ruoli dei vari vescovi fino  alla fusione della diocesi di Reggio con quella di Bova.

L’intervento di Pasquale Amato, dell’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria, integra, completa, presenta le problematiche sottese agli eventi storici.

In sostanza il messaggio è: si possono imporre regole, lingua, ecc. ma non si può imporre il cambiamento del sentire che pur temporaneamente sopito poi riemerge.

La spiritualità non si impone

È don Denisi che poi esplicita concretamente come una certa religiosità riemerge e ne sono testimonianza i tanti che che celebrano con  rito bizantino.

Una conferenza illuminante per molti, utile per tutti, anche per quelli che da decenni conoscono e vivono le problematiche della grecità calabrese e della Bovesìa.

Un tempo scrissi che noi non abbiamo i grandi monumenti della Grecia, di Paestum, di Selinunte, di Agrigento, ecc. I nostri monumenti non si vedono, si sentono, sono lingua e cultura dei Greci di Calabria.

Oggi alla luce delle considerazioni ascoltate sento di dover essere più esplicito: …sono lingua, cultura e SPIRITUALITÀ…