All’udienza generale Francesco prosegue il ciclo di catechesi sul tema della preghiera con l’attenzione a quelle varie forme di riflessione secondo il Vangelo che, afferma, non servono per ripiegarsi su se stessi ma per aprirsi a Cristo. Meditare è una strada, la pace interiore ne è una conseguenza, impossibile senza lo Spirito Santo

“Il cristiano, dopo aver accolto la Parola di Dio, non la tiene chiusa dentro di sé, perché quella Parola deve incontrarsi con ‘un altro libro’, che il Catechismo chiama ‘quello della vita’”. Papa Francesco introduce così la sua catechesi all’udienza generale dedicata oggi a quella forma di preghiera che è la meditazione. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)
Si tratta di una pratica conosciuta e non solo da parte dei cristiani, è un’attività diffusa infatti in molte altre religioni e anche tra chi non ha una fede. Tutti infatti, afferma il Papa, cerchiamo di ritrovare noi stessi e la pace interiore. E osserva: 

Soprattutto nel vorace mondo occidentale si cerca la meditazione perché essa rappresenta un argine elevato contro lo stress quotidiano e il vuoto che ovunque dilaga. Ecco, dunque, l’immagine di giovani e adulti seduti in raccoglimento, in silenzio, con gli occhi socchiusi… Cosa fanno queste persone? Meditano. È un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Meditare è dunque un bisogno di tutti. Meditare, per così dire, assomiglierebbe a fermarsi e fare un respiro nella vita. Fermarsi.

Per il cristiano meditare è incontrare Gesù

La meditazione cristiana però ha una sua specificità perché, come ogni forma di preghiera, passa per Gesù e in lui trova la meta. Francesco lo spiega:

All’udienza generale Francesco prosegue il ciclo di catechesi sul tema della preghiera con l’attenzione a quelle varie forme di riflessione secondo il Vangelo che, afferma, non servono per ripiegarsi su se stessi ma per aprirsi a Cristo. Meditare è una strada, la pace interiore ne è una conseguenza, impossibile senza lo Spirito Santo

Adriana Masotti – Città del Vaticano

“Il cristiano, dopo aver accolto la Parola di Dio, non la tiene chiusa dentro di sé, perché quella Parola deve incontrarsi con ‘un altro libro’, che il Catechismo chiama ‘quello della vita’”. Papa Francesco introduce così la sua catechesi all’udienza generale dedicata oggi a quella forma di preghiera che è la meditazione. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)
Si tratta di una pratica conosciuta e non solo da parte dei cristiani, è un’attività diffusa infatti in molte altre religioni e anche tra chi non ha una fede. Tutti infatti, afferma il Papa, cerchiamo di ritrovare noi stessi e la pace interiore. E osserva: 

Soprattutto nel vorace mondo occidentale si cerca la meditazione perché essa rappresenta un argine elevato contro lo stress quotidiano e il vuoto che ovunque dilaga. Ecco, dunque, l’immagine di giovani e adulti seduti in raccoglimento, in silenzio, con gli occhi socchiusi… Cosa fanno queste persone? Meditano. È un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Meditare è dunque un bisogno di tutti. Meditare, per così dire, assomiglierebbe a fermarsi e fare un respiro nella vita. Fermarsi.

Per il cristiano meditare è incontrare Gesù

La meditazione cristiana però ha una sua specificità perché, come ogni forma di preghiera, passa per Gesù e in lui trova la meta. Francesco lo spiega:

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