Il 29 novembre scorso è stata la prima domenica di Avvento. La parola avvento deriva dal latino adventus e significa “venuta”, le quattro domeniche di avvento indicano un tempo di attesa, durante il quale ci si prepara spiritualmente al Natale.

Con l’arrivo del mese di dicembre, inizia il periodo più atteso dell’anno, luci e colori creano un’atmosfera magica e di festosa, c’è nell’aria una nota di gioia e i sentimenti ritornano a essere più vivi e profondi, segnati da un sottile velo di nostalgia. Il fuoco del camino acceso è voce che racconta, mentre fuori fiocca la neve che accompagna il suono delle ciaramelle e dei tamburi.

Natale è il mese della poesia e dei canti, delle novelle e delle fiabe, di tanti sogni e di speranza.

Quella novella antica che canta le sue nenie…

“… Era festa dovunque; in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; in­nanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi tratte­nevo un poco in ognuna, poi auguravo: – Buon Natale – e sparivo… . Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli an­dava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio in­tenso, in preda a una tristezza infinita. Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola.

A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.  – Non dormono… – mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto… . Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse: – Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere. Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’aitar maggiore pomposamente parato, con gli offi­cianti tra una nuvola d’incenso. – E per costoro – disse Gesù entro di me – sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte. Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’io son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita.

(Pirandello, Sogno di Natale)

“Dormi, dormi, bambino caro!

Angeli abbassate la voce!

Che non pensi al calice amaro!

Che non pensi a quella croce!”

(Pascoli, Ninna Nanna di Natale. Breve componimento su cartolina postale)

Le luci del Presepe richiamano alla mente una scena vera e tanto antica, quando ancora buio, l’uomo si destava dal misero letto e andava a lavorare nei campi, le luci nelle case iniziavano via via ad accendersi e il paese si illuminava come un piccolo presepe…

 

 

 

 

“Udii tra il sonno le ciaramelle,

ho udito un suono di ninne nanne.

Ci sono in cielo tutte le stelle,

ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri

le ciaramelle senza dir niente;

hanno destata ne’ suoi tuguri

tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;

accende il lume sotto la trave;

sanno quei lumi d’ombra e sbadiglio,

di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,

là nella casa, qua su la siepe:

sembra la terra, prima di giorno,

un piccoletto grande presepe.”

(Pascoli, Le Ciaramelle)