Il Cis ha riletto “Gabriele D’Annunzio. L’uomo, il poeta, il sogno di una vita come opera d’arte”

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Nella Sala S. Giorgio al Corso della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori, nell’ambito della “Cattedra di Poesia, Letteratura, Cinema, Scienza” ha promosso la rilettura  “Gabriele D’Annunzio. L’uomo, il poeta, il sogno di una vita come opera d’arte”. Ha relazionato Mila Lucisano, docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico “L. Da Vinci” di Reggio Calabria. Gabriele d’Annunzio nato a Pescara il 12 marzo 1863 da una famiglia agiata, frequentò il liceo a Prato e nel 1881 si trasferì a Roma, ove frequentò la facoltà di Lettere che non terminò mai. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse a Gardone val Trompia nel Vittoriale che, dopo la sua morte avvenuta nel 1938, fu donato agli italiani. Proprio nel Vittoriale sono conservati in un maestoso mausoleo i resti del poeta vate. La prof.ssa Lucisano ha sostenuto che D’Annunzio ha operato in diversi campi. In qualità di scrittore ha spaziato dalla prosa alla poesia, al teatro ed è stato un eccellente giornalista, propagandista, politico ed aviatore. La sua vita ha coinciso con l’arte ed è diventa la stessa un’opera d’arte in cui ha dominato uno stile raffinato con un linguaggio prezioso e musicale che continua a coinvolge emotivamente i suoi lettori. D’Annunzio con le sue doti oratorie è riuscito a tradurre la parola in azione. La natura per il poeta è intesa come una grande forza cosmica da cui l’uomo trae energia vitale. Nella sua opera il poeta vate ha sperimentato numerosi stili poetici e inventato nuove parole senza rinunciare all’uso di termini rari e arcaizzanti. I libri di poesia sono: “Primo vere” (1879), “Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi”, (1902-1912), “Alcyone” (1903). I romanzi: “Il piacere” (1889), “L’innocente” (1892), “Il trionfo della morte” (1894), “Il fuoco” (1900) e le tragedie “La città morta” (1899), “La figlia di Iorio” (1904). La prof.ssa Lucisano ha concluso la relazione commentando la lirica “La pioggia nel pineto”, che è, sicuramente, tra le più belle e famose poesie di D’Annunzio. Composta nel 1902, è una sorta di orchestrazione musicale dovuta all’abilità del poeta nel creare sequenze sonore che riproducono i suoni provocati dalla caduta delle gocce di pioggia sulla vegetazione. La scena si svolge in una pineta lungo il mare dove il poeta ed Ermione (Eleonora Duse) stanno passeggiando. Sorpresi da un temporale estivo, inebriati dai suoni e dagli odori del bosco, subiscono una metamorfosi: perdono la loro umanità e si trasformano in elementi vegetali. Il tema di fondo della poesia è l’amore come illusione.