Il caso di Massimo Torregrossa resosi irreperibile dal 13 agosto scorso

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Esistono luoghi votati alla solitudine. Al silenzio. Sono luoghi che favoriscono la meditazione e la contemplazione. Luoghi di spiritualità alta, di misticismo puro. Spesso sono luoghi  di pentimento, di riscatto, di ricerca di pace, lontano dal fragore del mondo; rifugio sicuro alle proprie inquietudini e ai propri tomenti esistenziali. Luoghi ovattati di mistero. Che affiora, e come vento s’incunea nei circuiti della cronaca, quando particolari vicissitudini circostanziano storie umane, senza tuttavia poterle raccontare con  contributi di verità.

E’ il caso di Massimo Torregrossa, 51 anni, direttore di “Villa Betania”, centro per disabili operante in Catanzaro, resosi irreperibile dal 13 agosto scorso. Il velo di mistero, dispiegato sulla scomparsa dell’uomo, si stende ancora una volta sulla Certosa di Serra San Bruno.

In altre simili circostanze, nel lontano passato ed in tempi più recenti, è stato coinvolto il Monastero Certosino, fondato nell’anno 1050 da Brunone di Colonia sull’Altopiano delle Serre Calabresi.

Avvenne per Ettore Majorana, svanito nel nulla nel 1938. Il giornalista L. Mondo, in un articolo apparso  sul quotidiano “La Stampa” del 5 ottobre 1975, indicava lo Scienziato siciliano quale “ospite segreto della Certosa”. Confermando così la tesi di Leonardo Sciascia, secondo il quale Majorana aveva scelto di concludere la sua vita “nel silenzio e nella solitudine, dedito alla meditazione più che alla progettazione di armi”. Su quella scomparsa si imbastirono supposizioni, congiunture e speculazioni, seguite dalle dichiarazioni di netta inconsistenza delle stesse, da parte dell’ambiente monastico.

Avvenne anche quando scomparve Lennann Leroy, lo scopritore del neurone lento, elemento base della composizione della bomba atomica; noto anche come il pilota che sganciò la maledetta bomba. E per il colonnello Paul Tibbets, che il 6 agosto 1945 guidò la missione su Hiroshima. La cronaca non si risparmiò nel diffondere indizi, argomentazioni, tracce , che ne rilevavano la possibile presenza dei due nella Certosa calabrese. Anche allora, anche per entrambi i casi, puntuale e rigorosa la voce di smentita del Priore Dom Anquez.

Nessuna ammissione, ma soltanto diniego, tra sorriso e ambiguità, dei Padri Certosini, alle ipotesi avanzate dagli articolisti delle varie testate giornalistiche, che insistevano su fantomatiche visioni nel monastero bruniano calabrese, dell’economista accademico e divulgatore della dottrina keynesiana, Federico Caffè, dopo la sua misteriosa scomparsa, all’alba di un giorno d’aprile del 1987.

Anche Emmanuel Milingo, ex arcivescovo cattolico dello Zambi, incorso nella scomunica per aver contratto matrimonio con la coreana Maria Sung e per il suo schierato dissenso dal Diritto Canonico,  lo si volle umile penitente nella durezza delle regole certosine. La cronaca, accreditata e non, improvvisò  e sostenne segnalazioni e circostanze, tutte regolarmente smentite dal Priore dell’epoca.

Pagine appannate dai misteri consegnati alla storia.

E’ attuale la voce incalzante dei media su Massimo Torregrossa. Il Direttore della “Fondazione Betania” attiva in Catanzaro, ex sacerdote, sposato, tormentato – a detta dei tanti a lui vicinissimi –  da crisi identitarie e gravato da ricorrenti disturbi depressivi, svanito nel nulla. Dopo la denuncia di scomparsa dei familiari e il formale avvio delle indagini della Procura della Repubblica del Capoluogo calabrese, i riflettori degli opinionisti puntati sul caso, supportati dalla impaziente e frettolosa facile cronaca giornalistica, che lo vede rifugiato nella monumentale Certosa, confusa nei boschi, dove silenzio e solitudine regnano immensi. Si è occupata, più volte, anche la trasmissione RAI “Chi l’ha visto?”. E’ di questi ultimi giorni l’approdo della équipe televisiva a Serra San Bruno: il suo avvistamento nelle vicinanze dell’austero complesso monastico, il suo aggirarsi per le vie cittadine. Riprese d’ambientazione, interviste, approcci, divagazioni, e quant’altro impreziosisce un servizio giornalistico dalle credenziali accertate e di lunga esperienza professionale. E la successiva messa in onda nella puntata del 25 settembre scorso.

Tempestiva, irritata, dura, la risposta  del Priore Dom Ignazio Iannizzotto. Con il suo secco, lapidario, “Massimo Torregrossa non è qui”, respinge le notizie divulgate, smentendo quanto ipotizzato dai media in generale e dalle testate giornalistiche nazionali. Non ha remore, il Certosino, a formulare la protesta dei Confratelli e a fare chiarezza sulla vicenda con una significativa nota formale. “Chiediamo”- scrive il Priore – “ a chi intende fare serio giornalismo di evitare di costruire ipotesi fantasiose su fatti gravi e dolorosi”. La nota prosegue, stigmatizzando l’impegno della Certosa “assunto con l’Autorità di P.S. di segnalare, a norma di legge, ogni ingresso in Monastero di ogni nuova persona”. E conclude, evidenziando che “la notizia diffusa in sede giornalistica rappresenta una vera e propria calunnia”.

Si infittisce, pertanto, il mistero intorno a Massimo Torregrossa, sul suo destino, sulle sue scelte esistenziali.  E intanto, la vita va avanti e anche per la Certosa di Serra San Bruno continua il suo percorso millenario.

Si dice che le spoglie di Ettore  Mayorana riposino nel piccolo cimitero del Monastero. Si dice che i miseri resti umani di Leroy e di Tibbets siano confusi nella terra, sotto le croci che segnano il passaggio dei monaci certosini nel luogo di contemplazione e di preghiera.

Rispetto a ciò che si dice, molte cose restano dentro o fuori quelle mura. Punti oscuri in parallelo alla richiesta di verità lasciata cadere nel vuoto del nulla. E del mistero più profondo.