I bronzi di Riace erano cinque e non due, ed erano biondi

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La nuova ipotesi sull’identità delle statue Tweet 15 agosto 2020 I Bronzi di Riace erano cinque e i due ripescati nelle acque di Riace, fra il 21 e il 22 agosto del 1972, facevano parte di un gruppo statuario che rappresentava il momento subito precedente al duello fratricida fra Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, del mito dei Sette a Tebe collegato con quello di Edipo.
L’autore della nuova ipotesi sull’identità dei Bronzi – conosciuti come A e B e ritrovati esattamente 48 anni fa – che trova confronti e appigli nelle fonti letterarie e iconografiche, e ora anche negli ultimi risultati delle indagini su patine e argilla, è di Daniele Castrizio, professore ordinario di Numismatica greca e romana all’Università di Messina e membro del comitato scientifico del MArRC, il Museo Archeologico di Reggio Calabria dove A e B sono esposti al pubblico. Castrizio da più di venti anni studia le statue di Riace e collabora con i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio nelle indagini sulla presunta sparizione di elmi, scudi, lance e di altre statue del carico di Riace.
L’archeologo illustra ora la sua ipotesi, fra le più accreditate nel mondo degli accademici, e anticipa ad Agi anche i sorprendenti risultati che saranno resi noti a settembre con la pubblicazione degli atti del primo convegno internazionale su “I Bronzi di Riace e la bronzistica di V a.C.”, organizzato dal Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina nel 2018.
“I Bronzi di Riace erano biondi e dorati e furono realizzati ad Argos, nel Peloponneso greco, entrambi nella metà del V secolo, a poca distanza temporale l’uno dall’altro, nella stessa bottega ma da maestranze diverse.
Si è capito che B corregge gli errori di A, che rimane comunque la statua più perfetta nella tecnica di fusione del bronzo tra quelle arrivate sino a noi dall’antichità”, spiega l’archeologo Castrizio illustrando i dati forniti dalla scienza, cioè dalle analisi su patine e argille. Grazie al salto recente compiuto dalla tecnologia, si scioglie finalmente uno dei tre misteri che da 48 anni accrescono il fascino intorno ai due ‘guerrieri’ e che sono un rompicapo per archeologi, scienziati e non solo.