HEGEL E LE ELEZIONI COMUNALI

Post in Attualità, Calabria - Sicilia, Cultura, Featured, Italia, Politica, saggi

di Gianfranco Cordi’

In inglese il termine trash equivale all’italiano spazzatura. In sostanza: immondizia o come nei famosi cult movies con Thomas Milian, Monnezza. In Emilia Romagna tale insieme dei rifiuti solidi e della polvere (e di tutto quanto quello che viene «spazzato» via e raccolto per essere eliminato) viene chiamato rusco.  Insomma siamo alle prese con pattume, sporcizia, roba sudicia e inutile: in una parola: niente di bello. Ora, se è vero come è vero che è esistita tutta un’estetica che ha inteso rivalutare il «brutto» (ne accenna anche il compianto Remo Bodei nel suo libro Le forme del bello, Il Mulino, Bologna, 1995) – per dirne una: il critico gubbiese Goffredo Fofi è stato il portabandiera di questa anti-estetica del trash – è altresì vero che gli uomini preferiscono il bello al brutto. Interessante sarebbe chiedersi perché: gli antichi Greci dicevano che ciò si verificava a causa delle relazioni di proporzione, simmetria, ordine e armonia che erano presenti nei manufatti esteticamente «belli». Poi, dopo un po’ di secoli, è arrivato Immanuel Kant e nella Critica del Giudizio ha affermato che la vera «bellezza» è disinteressata. Come dire, viene da chiedersi: il trash allora è «interessato»? E chi ha «interessi» sul trash? Certo, i reggini nel corso di questa campagna elettorale hanno dimostrato di avere molti «interessi» riguardo alla differenziata. L’intero iter di queste elezioni incombenti si è giocato e si sta giocando, principalmente, sui temi dei rifiuti, del rusco, della «indifferenziata». Ma occorre stare attenti all’indifferenziata. Nella «Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito» Georg Whilelm Friedrich Hegel, contro il povero Friedrich Schelling (colpevole di avere enfatizzato un «assoluto» del tutto privo di «differenze» – cioè, appunto, indifferenziato), aveva diagnosticato che esiste pure quella «Notte in cui tutte le vacche sono nere». Perdere la «differenza» (e su di essa Jacques Derrida ci ha fatto la sua fortuna) vuole dire avere a che fare con un «mondo politico» (è il titolo di una canzone di Bob Dylan) nel quale tutto è piatto, uniforme, omologo: in una parola, nel quale in esso vige l’indifferenziato. O meglio – per tornare a queste elezioni comunali di Reggio Calabria – l’indifferenziata. Ma dire che questa campagna elettorale si è giocata tutta sui temi del trash non vuol dire che queste elezioni comunali sono trash. Io ho un amico che si chiama Franco Iaria il quale quando usciamo in macchina guarda l’asfalto della strada e dice: «Un’altra buca; non lo voto a Falcomatà». E’ chiaro che qui sto dicendo una cosa ovvia: un sindaco lo si giudica, giustamente e naturalmente, per la gestione delle strade, per la spazzatura, per i servizi, per l’illuminazione. Ma è altrettanto chiaro che se lo si giudica «solo» per questo si cade nel trash. Che facciamo? Diciamo: Falcomatà ha coperto tre buche e Minicuci ha promesso di coprirne quattro. E poi Pazzano raccoglie la spazzatura al mercatino di Piazza del Popolo mentre la Marcianò fa la stessa cosa a Sant’Anna. Francamente così facendo e ragionando si cade, di nuovo, nell’ «indifferenziato» (o, meglio, ancora una volta: «nell’indifferenziata»). L’indifferenziata non è solo una forma del trash (Barbara d’Urso ne è, ad esempio, un’altra) ma è anche la «situazione» (come avrebbe amato dire Guy Debord che era, appunto, un filosofo situazionista) nella quale si verifica quella specie di profezia che il regista Nanni Moretti espresse nel suo Ecce Bombo). Entrando in un bar, infatti, Michele Apicella – alter ego di Moretti – sente un avventore dire al barista: «Destra e sinistra … Sono tutti uguali». Apicella, allora, a quel punto strattona l’avventore e gli dice: «Destra e sinistra tutti uguali? Questo non è un film di Alberto Sordi». Per cui ci sono fondati motivi per pensare che da questa immersione nell’indifferenziata (che è ovviamente «trash») si rischi di cadere in una «situazione» nelle quali le stesse elezioni comunali di un grande comune del Sud diventino, esse stesse, «trash». Voglio ricordare a chi mi legge che questo non è un film di Alberto Sordi!