Giovanni Maesano morto a bordo della Giovanni delle Bande Nere

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Giovanni Maesano, un giovane palizzese imbarcatosi sulla Giovanni delle Bande Nere, nave di bandiera dell’ammiraglio Ferdinando Casardi, il quale nell’aprile 1939 prese parte all’occupazione dell’Albania e il 9 luglio 1940, alla battaglia di Punta Stilo. La nave, con il gemello Colleoni, formavano la II Divisione, tre giorni prima della battaglia di Punta Stilo, le due navi scortarono uno dei primi convogli diretti in Libia.

La Giovanni delle Bande Nere, il mattino del 1º aprile 1942 lasciò Messina diretta a La Spezia, ad undici miglia da Stromboli il gruppo venne intercettato dal sommergibile britannico Urge e un siluro spezzò in due lo scafo della Giovanni delle Bande Nere, facendolo affondare rapidamente, trascinando sui fondali del Mediterraneo anche i 507 uomini a bordo, tra cui Giovanni Maesano, morto a soli 22 anni.

Giovanni Maisano era fratello di mio nonno materno, nato a Palizzi il 26 febbraio 1920. Il cognome riportato in foto è Maesano per via di un errore ortografico dell’epoca.

Il nonno era soldato, lontano da casa. Quando apprese la notizia della morte del fratello desiderava tornare in paese, ma non gli fu concesso.

Ha sempre amato gli animali e questo, al momento giusto, giocò in suo favore. Si era ammalata una mucca (o forse doveva partorire) e il nonno si offrì per intervenire. Il comandante gli promise che se ci fosse riuscito e la bestia si fosse salvata, lo avrebbe mandato a casa per i tre giorni di lutto che gli aveva negato prima ed in licenza per altri venti giorni circa, che in realtà il nonno diceva gli fosse stata concessa come malattia.

La bestia si salvò e il nonno ritornò a casa, come promesso. In seguito, finita la licenza, ogni qualvolta ce ne fosse bisogno, il nonno veniva consultato in mancanza di un veterinario disponibile.

Una sera gli chiesi:<< Nonno, ma se non potevi vederlo tuo fratello, perché volevi ritornare a casa?>>

<<Niputi, quandu mi ‘rivau u telegramma chi a navi ‘nnegau, me frati si ‘nd’ era appena ‘mbarcatu ed era figliolu. Eu mi dispiacia, volivu mi tornu pecchì pensai a me mamma quandu ‘ppurau a notizia! Volivu mi tornu a casa, pecchì ‘nd’era morutu me frati ed eramu a luttu>>

/ Nipote, quando mi è arrivato il telegramma che la nave era affondata, mio fratello si era appena imbarcato ed era solo un ragazzo. La notizia mi ha recato dispiacere, volevo rientrare perché ho pensato a mia madre nel momento in cui ha saputo della notizia. Volevo far ritorno a casa perché era morto mio fratello ed eravamo in lutto.

Il corpo di zio Giovanni andò disperso in mare e mai più rinvenuto.