Guglielmo Marconi

 In ascolto di antiche favole e nuovi prodigi

Il voluminoso pacco giunse in una radiosa mattina primaverile dell’anno di grazia 1935 e di lì a qualche giorno si sarebbe festeggiato il compleanno della figlia maggiore Rosaria che   dono più sbalorditivo per la sua ricorrenza la giovane non avrebbe potuto o saputo concepire!

Eppure… Bastava   disfare l’accurato imballaggio che lo proteggeva  e l’oggetto si sarebbe mostrato innanzi agli occhi pieni di aspettativa degli  abitanti della masseria situata giù in fondo alla penisola fino alle contrade calabre.

Così Rosaria era corsa ad avvertire le sorelle e gli altri   di casa perché smettessero temporaneamente di dedicarsi alle giornaliere incombenze tante e diverse tra uomini e animali e attrezzi agricoli al culmine della meccanica consentita per quei tempi, per assistere tutti insieme all’evento.

Di colpo, tolto di mezzo l’ultimo ingombro di cartone se ne uscì un portentoso apparecchio radio di un caldo e sommo color radica di noce, in puro stile epocale, a farla breve italiano.

 Dall’interno della magica griglia posta di lato, con giro suadente di manopola si erano fatte udire senza por tempo in mezzo parole e musiche divine,tenerezze di picciole storie da narrare quotidianamente agli invaghiti ascoltatori, in specie ascoltatrici avide di sogni ad occhi aperti in rosa Liala e immagini finalmente mirabolanti che essa sola Radio,splendore di un mito più che mai incorruttibile era in grado di evocare.

Dal momento del suo arrivo Essa troneggiò a lungo nel salotto gozzaniano rendendo unici gli afosi pomeriggi estivi passati a ricamare mentre il padrone di casa spiegava giustamente inorgoglito ai visitatori,parenti e amici richiamati dalla novità,come non fosse stato affatto facile procurarsi il fantasmagorico apparecchio, ancora una vera primizia perlomeno nel Sud della penisola.

                            Intermezzo giocoso

Letteralmente incantata all’ascolto risultò essere niente meno che la deliziosa gatta di casa bianco-grigia,alla quale era stato signorilmente imposto il floreale nome di Marichita, chita chitona con filastrocca al seguito, mutuato  da una novella ascoltata con religiosa partecipazione dall’intera figliolanza, toh,  giusto alla radio!!!

La micia in questione, ogni qualvolta si faceva udire il trillo del famoso uccellino,in esclusiva EIAR tra un intervallo e l’altro di trasmissione,dava sfogo all’innato istinto predatorio della razza felina producendosi  in sordi miagolii che presto divenivano furiosi quanto impotenti all’indirizzo della griglia  ove si nascondeva con impudenza il pennuto  dispettoso che ardiva resisterle…

Già a leccarsi le vibrisse fossero pure baffi, Marichita accompagnava le intenzioni con agili balzi per quanto consentisse la sua piccola taglia e ripetuti tentativi a fior di  bramosi unghielli sfoderati in avanti…

 Padroni di casa, giovani e meno, un po’ ridacchiavano un pò si adoperavano chè in quella foga di pelo e musetto non ci scappasse qualche indesiderato graffio sul mobile appena nuovo!

Che diamine…altro che topini e topolini ,ve n’era a iosa in giro per l’aia tenuti a bada dagli altri confratelli di Marichita di ben altra  stazza e meno schizzinosi della suddetta che dal momento in cui aveva messo piede anzi zampa nella masseria in qualità di regalo alle signorine di casa da parte del vecchio amico di famiglia, aveva sempre inalberato certe arie da gran  dama installandosi tra i cuscini  del divano più opulento quello a fiorami color sangue di bue  doviziosamente accomodato di morbidi cuscini e…

Hai voglia a farla sloggiare in direzione del magazzino ove era stata sistemata con i riguardi dovuti al suo rango sempre  ben provvista di  affettuose attenzioni e leccornie varie…

                   Per il momento un epilogo

Negli anni a seguire la soave vaghissima memoria della micia Marichita  si  é di tanto in tanto  rinverdita di pari passo  con il potere evocativo dei racconti materni all’ora di pranzo  mentre il fascino rappresentato dall’ascolto della Radio non conosce defezioni  grazie alle varianti ultra generazionaliche ne ha reso  il nuovo sembiante visibile, proiettando anch’esso verso universi digital\artificiali e ritorno al futuro…sempre senza dare a vedere…

Villa Griffone Sasso Marconi BO

                      

Biografia di Guglielmo Marconi

                                   Gli Inizi  

Guglielmo Marconi da annoverare fra i più grandi inventori di tutti i tempi nacque a Bologna da padre italiano,Giuseppe,appartenente ad un’agiata famiglia di possidenti terrieri di Bagni della Porretta e da madre irlandese, Annie Jameson capitata in Italia alla ricerca di un ideale di stile e bellezza.

I biografi ufficiali la descrivono con lunghi capelli biondi e luminosi occhi azzurri, aggiungendo che ella possedesse deliziose doti canore con cui talvolta intratteneva gli amici.

In una di queste occasioni conviviali era appunto avvenuto l’incontro tra i due futuri genitori del Nostro, sfociato nelle nozze celebrate nel 1864 dalle quali erano nati in ordine cronologico Alfonso e nove anni dopo Guglielmo il 25 aprile del 1874, battezzato anche con i nomi di Giovanni e Maria,così si legge nell’atto di nascita dello Stato Civile di Bologna.  

 Il giovanissimo Guglielmo fu letteralmente idolatrato dalla madre Annie che sin dalla prima infanzia lo aveva percepito in  perfetta sintonia intellettuale, essendo per contro il padre uomo eminentemente pragmatico nonché dotato di spiccato senso degli affari.

Ella lo guiderà con sagacia nei momenti difficili come in quelli del  trionfo nel corso della straordinaria esistenza che vedrà Guglielmo Marconi assurgere a indiscusso protagonista grazie al suo innegabile  genio posto a servizio dell’umanità e del suo  progresso civile .

A tal proposito va aggiunto che le moltitudini hanno da subito avuto consapevolezza dei meriti delle scoperte marconiane al punto che quando, com’è nell’ordine naturale delle cose,Guglielmo Marconi giunse a compimento della sua vita terrena il 20 luglio 1937 parve non solo all’Italia ma al mondo intero che  si fosse spento un faro di luce inesauribile sul percorso della civiltà oltre che  della conoscenza.

Gli anni della prima fanciullezza trascorsero per il giovinetto in tutto simili a quelli dei bambini della sua età ed epoca frequentando le elementari a Livorno e successivamente l’Istituto Cavallero a Firenze,allora ubicato in via delleTerme  dove ancora oggi si può leggere un’epigrafe posta a memoria dei suoi studi colà compiuti.

Come lo stesso Marconi ebbe in seguito a esprimersi con fare modesto nel mostrarla all’amata consorte Maria Cristina:

“raramente una persona può leggere la sua lapide da vivente”

Nel frattempo il giovane Guglielmo proseguiva negli studi già manifestando alcune delle inclinazioni che lo avrebbero spinto a studiare con forte convincimento la  chimica, la fisica le scienze positive grazie a una eccezionale alchimia che in lui portava a coniugare la genialità intuitiva dei popoli latini con la concretezza di stampo anglosassone donatagli dalla madre.

Giusto quest’ultima  decise di mandare il figlio a lezione dal prof. Vincenzo Rosa(Torino 1848 Biella1908), docente di fisica,perché il Nostro apprendesse i primi rudimenti  sulla presenza delle onde elettromagnetiche sperimentate nel 1887 da un certo Hertz,Heinrich Rudolf, ingegnoso professore all’università di Bonn.(Amburgo 1857/Bonn 1894).

Per inciso il giovane Marconi considerò il prof. Rosa il suo primo insostituibile maestro in materia di esperimenti nel campo della fisica.

Né vanno sottovalutate le contestuali ricerche perseguite da un  altro valente  professore di fisica nei licei della penisola Temistocle Calzecchi Onesti (Lapedona,1853-Monterubbiano,1922) ideatore di un  coesore contenente limature metalliche  in grado di esercitare la conduzione delle onde, siamo ancora nel lontano 1884 .

                           Prime intuizioni

Fin da ragazzino, il grande inventore, come amava raccontare alla moglie Maria Cristina,negli anni divenuta la più devota ed entusiasta testimone della eccezionalità dei suoi esperimenti in campo fisico, presentiva la reale portata della sua vocazione in quel prepotente sentimento…., lasciamo a lui la parola, “di riuscire un giorno a fare qualche cosa di nuovo e di grande. “

“Di questo io avevo ragazzetto di otto/dieci anni certezza più che fiducia e con questo mi consolavo di qualche rabbuffo inflittomi talvolta dai miei maestri per non aver preparato diligentemente lezioni che non mi interessavano affatto”.

Conscio della sua scaturente genialità l’ormai quattordicenne Guglielmo decise di costruirsi una rudimentale antenna, utilizzando addirittura un manico di scopa, altro non essendoci a disposizione,  avendo egli percepito per tempo la sua inoppugnabile funzione al fine di  captare tra aria e terra dal balcone di casa a Livorno quelle onde elettromagnetiche dette hertziane dal nome del suo scopritore,vaganti nello spazio in attesa di risultati concreti.

I primari esperimenti di Marconi cominciavano a suscitare interesse anche presso i suoi più fidati amici, ad esempio Luigi Solari (Torino 1873-Roma 1957) e Arturo Ciano (Livorno 1874/1943), compagni di corso presso l’Accademia Navale,che si erano già posti degli interrogativi sulle scoperte del Nostro supportate da una strumentazione situata in permanenza sul tetto di Villa Griffone residenza estiva della famiglia,in grado di cogliere i vari segnali di elettricità atmosferica.

Nell’estate del 1894, a cospetto del massiccio dell’Oropa, alla cui sommità sorge la Cappella del Paradiso, il giovane studioso aveva intrapreso la salita fino al santuario in compagnia del poeta Giuseppe de Abate già cantore di quei suggestivi luoghi e fu a quest’ultimo che Marconi manifestò che:

“una portentosa idea gli aveva attraversato in un lampo la mente

rendendolo certo che l’uomo

potesse trovare nello spazio nuove energie, nuove risorse e nuovi mezzi di comunicazione”….”Ricordi questo giorno…lo ricordi!!”

            La telegrafia senza fili diviene realtà

                           La tenacia del genio

Villa Griffone nel territorio di Montecchio, oggi frazione del comune di Sasso Marconi,provincia di Bologna,è una costruzione seicentesca confortevole e luminosa da dove si gode un panorama suggestivo circondato da campi ubertosi, composta di ampie stanze  difficili da riscaldare nei freddi inverni bolognesi.

Ben due stagioni 1894/95  trascorsero a studiare, fare esperimenti su apparecchi rudimentali allocati nello scomodo e gelato granaio ormai stabilmente trasformato in laboratorio dal Nostro con pieno consenso della madre non di rado partecipe spettatrice  dei vari tentativi di comunicare a distanza  a dispetto della burbera perplessità del padre preoccupato, perché no, del tanto denaro speso in pile, rocchetti, accumulatori e via dicendo.

Il giovane Marconi, sentendosi ad un passo dall’intuizione finale non pensava neanche alla lontana di desistere a dispetto di ogni scetticismo cominciando da quello più o meno educatamente espresso da parte del prof. Augusto Righi fisico di indubbia rinomanza (Bologna 1850,ivi 1920), il cui nome è legato alla ideazione di uno  strumento l’oscillatore atto allo studio dei fenomeni originali nel campo elettromagnetico.

Il Nostro ne aveva a suo tempo seguito con profitto le lezioni presso l’università di Bologna ricavandone in anteprima  preziose conferme  sui suoi esperimenti prossimi venturi.

Nella primavera del 1895 il Nostro aveva coinvolto la madre in alcuni tentativi di trasmissione a distanza, all’inizio di portata molto ridotta, ovvero non più di cinque metri tra una stanza e l’altra separate da una porta chiusa dietro cui si ode il trillo di un campanello messo in moto da un tasto premuto nella stanza accanto.

Nel frattempo, breve inciso di colore familiare,il padre Giuseppe,incuriosito suo malgrado,si accaniva a cercare fili elettrici celati in qualche cantuccio né si dava per vinto di fronte alle sue vane ricerche!

                     Siamo al momento cruciale

Emozionandosi al ricordo così proseguiva lo scienziato all’epoca sì e no ventenne…

“Chiesi al  nostro contadino Marchi di recarsi assieme a mio fratello Alfonso al di là di una collinetta detta dei Celestini e fermarsi ai piedi di una grande croce dove in precedenza avevo collocato un apparecchio ricevente con un tasto telegrafico .Questo era  collegato a un trasmettitore composto di un’antenna fatta di due fili metallici in verticale rispetto al terreno  allo scopo di rafforzare l’emissione delle onde.

Io stesso lo avevo situato vicino alla finestra del granaio dopo avere stabilito di lanciare il segnale della lettera  S rappresentata da tre punti dell’alfabeto Morseche venne immediatamente captato dall’ altro apparecchio, quello ricevente, sottoforma di  tre lievi pulsazioni”.

                                    Era fatta!

 Con un colpo di fucile convenuto a indicare pieno successo dopo gli innumerevoli ostacoli superati, venne  annunziato al mondo il prodigio della telegrafia senza fili!

Passato il primo e comprensibile momento di liberatorio entusiasmo non restava che cogliere la reale portata applicativa nel periglioso campo della scienza e della fisica attraverso gli esperimenti condotti all’epoca con risultati non sempre all’altezza delle aspettative.

Ciò avverrà con il sostegno del governo inglese, nella persona di Sir William Henry Preece, Direttore Generale dei Telegrafi Inglesi,a sua volta fisico valente, disposto ad accogliere il giovane Marconi in procinto di ampliare e perfezionare i risultati  della sua scoperta tramite brevetto ufficiale registrato con il n.12039 in data 2 giugno 1896 recante un titolo generico di :

Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e dei relativi apparecchi.

 Di pari passo cresceva in Guglielmo Marconi l’amarezza per non avere ottenuto da parte del governo,retto da Francesco Crispi alle prese con gravi problemi di stabilità interna a seguito della tragica sconfitta di Adua subita nella guerra di Abissinia,nulla più di un tiepido   interesse senza alcuna garanzia di sviluppi futuri.

“Dopotutto non mi hanno creduto”, ebbe a sfogarsi in tante occasioni mentre, di contro, la sua attività di ricerca non conobbe soste nei fruttuosi anni a  seguire, degnamente coronati  da un traguardo mitico con la nascita della Radio, prime trasmissioni in Italia nel 1924,che impera da allora  senza soluzione di continuità!

Basterebbe  da sola la sua leopardiana invenzione romantica e poetica, letteraria e culturale,discreta e insieme ammaliante e fascinosa come le tante voci in essa racchiuse nei suoi  primi cento anni  di prezioso esistere, una per tutte quella della leggenda  Maria Luisa Boncompagni ,per giustificare ogni onore e gloria al genio marconiano che ha accresciuto in modo perenne la conoscenza universale attraverso i nuovi strabilianti mezzi di comunicazione fino all’era che ci  compete!

Risolto con  i necessari adattamenti tecnici  ogni qualsivoglia ostacolo di sintonia tra le onde emesse dall’antenna emittente e quelle indirizzate alla stazione ricevente, il 12 dicembre 1901 partì un segnale da una stazione in Cornovaglia fino all’isola di St. John  in Terranova a più di 3.500 km di distanza  sancendo l’inizio ufficiale della comunicazione di massa di cui ,per inciso doveroso, la  Radio  rimane regina anche  nell’era digitale che affianca, supporta,amplia  scenari inusitati a confronto della tradizionale emittenza a modulazione di frequenza.

                          Premio Nobel per la Fisica

Esso venne conferito al Nostro l’11 dicembre 1909 a coronamento degli studi intrapresi nel campo dei servizi radio-telegrafici, secondo il sistema Marconi universalmente riconosciuto con il nome del suo scopritore.

In questa prestigiosa cornice si inseriscono altresì le altissime motivazioni umanitarie alla base del conferimento stesso del Nobel , a cominciare  dall’impressionante operazione di salvataggio in mare,   compiuta a favore dei  1.700 passeggeri del transatlantico britannico  “Republic”, noto  nelle cronache dell’epoca come nave dei miliardari per illusso profuso a bordo, entrato in collisione,si suppone  a causa della nebbia, con il piroscafo italiano “Florida” .

Siamo a gennaio del 1909!

L’evento fatidico in materia di soccorso in mare  si concretizza a causa del tragico naufragio del Titanic inabissatosi  nell’Atlantico il 14 aprile 1912 che a bordo recava un radio telegrafo fatto installare dallo stesso Marconi. Due gli addetti al suo funzionamento che si adoperarono con abnegazione e senso del dovere in quegli spaventosi momenti di terrore lanciando di continuo gli sos in grado di salvare vite umane.

Alla fine furono 705 i naufraghi superstiti che dovettero la salvezza alle apparecchiature marconiane  i quali, una volta sbarcati sul molo 42 del porto di New York, ebbero addirittura la consolatoria sorpresa di essere accolti dal grande scienziato in persona commosso oltre ogni dire!

                   Ritratto in chiaro di scienziato

                           Non è ancora epilogo

Il fidato amico e consigliere Marchese Luigi Solari, in onore dei tempi in cui erano promettenti allievi dell’Accademia Navale di Livorno, prova  a tracciare  per i posteri un ritratto di Guglielmo Marconi  che egli definisce nei suoi scritti “uomo di genio e di azione, di statura piuttosto alta e di linea snella ,improntato generalmente al riflessivo silenzio.

Cosicché “continua il Solari “ il parlare in pubblico è  per lui un grande sacrificio….Ma quando non deve ricoprire funzioni ufficiali “è di una semplice giovanile allegria”

Il Marconi così affettuosamente tratteggiato  ama una corretta e seria eleganza e ancor più preferisce cibi semplicissimi tal che nei ristoranti dei grandi alberghi d’Europa e d’America che possono vantare la sua autorevole presenza è ormai invalsa l’abitudine di servire

                 Haricots verts à la Marconi

s’intende,come è ovvio, senza filo!

Da questo momento conviene lasciare la parola alle appasssionate rievocazioni della consorte, marchesa Maria Cristina,nata Bezzi Scali con la quale Guglielmo Marconi era giunto alle felici nozze il 15 giugno 1927 nella basilica di S. Maria degli Angeli in Roma.

Racchiuse in un pregevole libro dal titolo immediato

“Mio marito Guglielmo”, sfilano le memorie della marchesa Maria Cristina che descrive lo scienziato dall’animo tenace e acuto, parimenti “molto sentimentale…..

“navigando a bordo dell’Elettra insieme guardavamo il mare in tempesta”

                Come un interludio la nave Elettra

Ed ecco l’altra “protagonista” nella già eccezionale esistenza di Marconi  questa dannunziana nave che assiste muta e inconsapevole di tanto avanzare sul  cammino umano e scientifico impresso dalle scoperte marconiane che a bordo si avveravano in continuazione!

Anche l’Elettra viene da un destino  avventuroso prima di essere acquistata dal Nostro nel 1919 con l’appoggio dell’ammiragliato inglese che l’aveva  utilizzata durante la Prima Guerra Mondiale come nave ammiraglia a capo dei velieri denominati drifters-spazzamine .

 A bordo dell’elegante panfilo recante 800 tonnellate di stazza,venne presto installato un vero e proprio gabinetto scientifico per gli esperimenti di radiotelegrafia.

Perenne ambizione dello scienziato era quella di recare nei porti del mondo la bandiera italiana issata a poppa dell’Elettra il cui nome medesimo venne prescelto  assieme agli altri di Maria,Elena, Anna  per la diletta primogenita nata nel 1930  a Villa Odescalchi in quel di Santa Marinella,ridente centro della costa tirrenica laziale,a pochi chilometri da Civitavecchia.

E fu dalla stazione radio collocata a bordo dell’Elettra ancorata a Genova che la marchesa Maria Cristina assistette all’illuminazione del municipio di Sidney nella lontana Australia in data 26 marzo 1930,attivata dallo stesso Marconi spingendo il tasto dell’impianto detto “beam/raggi system”.

I traguardi raggiunti dal genio marconiano erano ormai innumerevoli ma uno in particolare assume emblematica significanza, vale come inaugurazione della Radio Vaticana il 12 febbraio 1931.

Verso le 16.20 di quel giorno memorabile, racconta sempre la consorte Maria Cristina, giunse in automobile ai Giardini Vaticani dove sorgeva la stazione radio i cui lavori aveva seguito personalmente lo stesso Marconi, papa Pio XI al quale lo scienziato evidenziò lo straordinario evento che da quel momento avrebbe permesso di fare udire “la augusta parola di pace e benedizione al mondo intero” grazie alle misteriose e benevole forze  poste a disposizione dell’umanità con l’aiuto di Dio!

Come appendice di questo prodigioso accadimento, tre anni dopo nel 1934,sempre dalla sede vaticana,fu eseguita l’illuminazione della stele votiva dedicata a Maria SS.della Lettera, protettrice perpetua della città di Messina, ove chi scrive è nata, collocata all’imboccatura del porto come ancor oggi visibile ai visitatori che ivi giungono .

Guglielmo Marconi con la moglie Cristina e la figlia Elettra intorno al 1935

Numerose le onorificenze concesse in vita  a Guglielmo Marconi ,dalla carica di Senatore del Regno d’Italia ottenuta nel 1914 a seguito della realizzazione del primo servizio radiotelegrafico militare,al titolo di marchese concessogli da S.M. Re Vittorio Emanuele III nel 1929 fino alla ambita carica di Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di cui si è appena celebrato il centenario dalla fondazione avvenuta nel 1923 per volontà dello scienziato Vito Volterra(Ancona 1860/ Roma1940), che Marconi conservò dal 1927 fino al 1937,anno della morte.

Qualche tempo prima di morire  il Nostro aveva cominciato a  condurre  approfondite ricerche sulla cosiddetta navigazione cieca,riguardo allo strumento oggi universalmente noto con il nome di radar e che  Marconi denominò nel corso dei suoi esperimenti radiolocalizzatore,avente lo scopo di preservare la navigazione marittima dai pericoli dovuti agli eventi atmosferici.   

 Il genio della radio come da sempre lo chiama l’amatissima figlia Elettra muore a 63 anni,il 20 luglio 1937,per un attacco cardiaco e la notizia della morte vola senza fili in tutto il mondo.

Fra gli innumerevoli omaggi resi al Genio il più significativo fu di spegnere le stazioni radio all’unisono per due lunghi minuti di cordoglio.

Subito dopo la sua morte lo scultore Arturo Dazzi cominciò a lavorare nel suo studio al Cinquale in Versilia ad un monumento in onore del grande inventore consistente in una colossale stele alta 45 metri,in marmo di Carrara,asportato dal monte Altissimo nelle Alpi Apuane .

 Oggi l’obelisco Marconi si  può ammirare in tutta la sua imponenza all’EUR  al centro della piazza  intitolata allo scienziato, dal 12 dicembre 1959,data della sua inaugurazione avvenuta alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

                              Bibliografia essenziale

Maria Cristina Marconi, “Mio Marito Guglielmo” Rizzoli,Milano 2002;

Ettore Fabietti, “Marconi e la Radio,A.Barion 1938;

Luigi Solari “Marconi”, Morano, Napoli 1928

Franzinelli -Cavassini “Fiume”,Mondadori Milano 2009

Giornate marconiane,anni2009/2010, indette dalla Fondazione “Ugo Bordoni” per celebrare il centenario del  premio Nobel per la fisica .

 Ricorrenza del Premio Nobel per la fisica a Guglielmo Marconi nel 1909. Vita e scoperte del grande scienziato bolognese a cura di Mirella Violi.

Sta in “Pagine della Dante”, rivista trimestrale della Società “Dante Alighieri”, gennaio/marzo 2010.

A completamento Treccani Enc. per la parte che riguarda le biografie degli uomini illustri,elencati seconda nomina recepta.

                           Un epilogo  intenso

Un ultimo ricordo pieno di amore nelle parole della consorte…

“Egli aveva appena compiuto 63 anni,il suo cuore era stanco. Se fosse vissuto più a lungo chissà quante altre meraviglie avrebbe dato al mondo”

In accordo con la  amorosa veridicità di tale affermazione dettata dalla consapevolezza di avere avuto accanto un uomo supremo non rimane che constatare come

sulle orme di Guglielmo Marconi tin soì einai, in sé conchiuso deve essere…

Foto da Wikipedia