Dicono che qui s’incontra Dio

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 Un libro di Antonio Mauro presentato da Antonella Genova

Due opere di maestri del Pensiero sono divenuti i punti cardinali della mia esperienza umana e intellettuale. Gente semplice di Danilo Dolci e Conoscenza oggettiva di Karl Popper che hanno l’intendimento comune di elevare la semplicità a strumento conoscitivo. 

Nell’ incontro letterario, svoltos a Bova Marina,  durante il Bookfestival, con la presentazione del libro di Antonio Mauro, ” Dicono che qui s’incontra Dio”,  accade e si assiste alla sublimazione della semplicità: L’arte di saper cogliere gli  aspetti essenziali dell’esistenza, trasformare le proprie esperienze in Cultura e la sensibilità di saper leggere anche “rocce, alberi, voli, creature, il mare, le nuvole, le stelle”( Gente semplice)

E Antonio Mauro è un uomo di grande Cultura, che ha il dono di sottrarsi al seducente referenzialismo di molti intellettuali, talmente impegnati nei panegirici delle loro certezze assolute da farsi sfuggire l’essenziale.

Il suo raccontare immediato e autentico ha fatto riflettere sulla necessità e urgenza di  riprogrammare la nostra capacità di trasmettere cultura, anzi di comunicare cultura, lasciando alla prima (trasmettere)quella condizione riduttiva, unidirezionale, che non raggiunge in profondità l’interlocutore. Antonio Mauro, questa sera, ha dimostrato di saper comunicare con un linguaggio semplice ed essenziale, che s’avvicina alla commozione ovvero alla comunicazione compartecipata, che è l’unica speranza in questo mondo sempre più anti libertario e individualista. 

Non è certo un viaggio semplice il suo che, grazie all’incontro con il giornalista greco Giorgio Alexandrou, a cui è legato da una profonda e fraterna amicizia,  comincia con una missione di pace nell’ex Jugoslavia, a Vucovar, dove assiste ad uno degli spettacoli più orribili della storia mondiale e che ha costituito un momento di forte riflessione umana, politica, sociale, finanche spirituale.

Ed è l’occasione per raccontare al lettore fatti storici con una tale capacità storiografica, un’interpretazione dei fatti così oggettiva e precisa, da rendere il suo scritto un documento storico. Ma con il valore aggiunto di saper entrare nelle più complesse dinamiche umane e sentimentali che nessun libro di storia contiene. Ecco la qualità che Antonio Mauro possiede! Andare oltre il dato scientifico ed erudito, emancipandosi da una visione manualistica e rappresentando e sostanziando l’avvenimento in tutta la sua composizione, che ha nell’umano la sua essenzialità e compiutezza. Si pone molte domande il nostro autore: sulle guerre, sull’ ingiustizia sociale, sulla libertà, sull’emancipazione, sul destino dei popoli, volgendo sempre il suo sguardo benevolo verso le classi più deboli,  assertore convinto di un necessario e urgente cambiamento o riscatto sociale.

Ne è testimone la sua intera produzione letteraria, che gli riserva un posto d”onore nella letteratura meridionale.  Ma in questo scritto va oltre. Antonio Mauro, attraverso un viaggio geografico, un itinerario storico- sociale e introspettivo, racconta e annota, con dovizia di dettagli, eventi di grande rilevanza mondiale, senza mai dimenticare e volgendo il suo sguardo alle sorti della sua terra.

   È il viaggio di un anarco-comunista o di un filosofo dell’amore, che ha sempre in mente una Città del Sole o, inaspettatamente, un Dio. 

Un inaspettato ben accolto dal lettore, che condivide con Antonio Mauro un’ esperienza edificante e spirituale che, in chiusura,  trova la sua massima espressione nel battesimo, alle pendici del Monte Athos e a quelle ancora più alte del Cuore.