Da Aronte ai nuovi aruspici

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Note iniziali

Inevitabile qualche contrappunto che qua e là sopravanza in uno stordimento, ormai perpetuo di poli/cacofonie, in  cui gli eccellenti protagonisti, intenti a intrecciare fastidiose ,specialmente per gli incauti che vi si sintonizzano, facondie,  neanche per sbaglio si rendono conto del mancato distanziamento, quanto meno vocale….

Di contro, si erge il sociale, la vecchia cara anticaglia da scriversi con la  e finale, in quanto pubblico quindi comune/koinos, lo si lasci dirimere ancora e  sempre a quell’iconico  di un Aristotele che ne ha captato,lungo tutta la Sua coerente indagine  speculativa,  le sottili sottigliezze…

In tempi tremendamente odierni si favella che da soli,vieppiù solitari da eremo/casa al pari di scoscesa grotta,  non si costruisce nulla…

E non è forse così che ci si appresta a raggiungere i nuovi gioiosi impegni da nullafacenti,si fa per dire, super accessoriati in virtù di ultra tecno-logie robotiche,fanno tuttu iddi!,(da antiche reminiscenze in grecano-calabro), in realtà una novella risorsa che evita l’assillo di industriarsi per avere sempre perlomeno il necessario!

Difficile da individuare nell’immediato cosa  lo sia e cosa no…

Anche perché, dopo aver espresso un doveroso occhio di riguardo per la gherusìa , incontestabile potenza di un Consiglio degli Anziani, non si può non riconoscere di pari passo che, come è noto, lavorare stanca….

Una volta tanto se ne  approfitti dando retta al poeta, più benemerito che mai, in questa particolare congiuntura!

E qui finiamo ,ancor prima di aprire qualsiasi concione,siamo  già in onor/odor di Dante, per non provocare baratri conoscitivi ,altamente modaioli e sempre più spesso incontrollati.

A proposito, un inciso ineluttabile…

Ancora in sordina ma al più presto con sempre maggior convincimento si inizierà nel prossimo 2021, a stra-parlare dantesco,con l’unico  intento di glorificare il 700°anniversario della morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna nel 1321, ove riposano le Sue spoglie in un decoroso tempietto neoclassico,sito nel centro storico della città.

In altri termini,  si va anticipando, senza scampo, l’esplosione di motti e letture e libri e tomi, idillici  epitaffi  e omaggi musicali ,a ricordare la “Quasi Sonata” voluta dal genio di Liszt,  convegni, incontri, talvolta di spessore cultural- esegetico, in cui  compartecipare a tutti gli avelli possibili, rimirando finalmente più da vicino,ovvero da ogni angolo di universo culturale, poetico ed etico la Sua superna e sfaccettata signoria creatrice.

Sull’Alighieri si dovrà tornare  a piene mani, già in queste righe, anche allo scopo di far mente locale sull’argomento scelto come titolo che ha molto a che vedere con il Sommo Poeta.

Un istante e verrà chiarito, per così dire,

l’antefatto….

Ovvero,si evidenzia sotto gli occhi di ognuno, lo svolgimento funesto del presente anno  bisestile, ancora in corso e  già di per sé gravato da balzane superstizioni che rinfocolano l’uso di idonei strumenti di difesa, a volte sommessamente folcloristica, peraltro di sicura efficacia  se collaudati all’ombra del  Vesuvio…

Al momento ne abbisogna una vera caterva !

Sul versante opposto, come si elucubra di solito nelle conversazioni più colte, urge l’obbligo di segnalare per i numerosi e attenti  osservatori,  si può osare un po’ più che i normali venticinque  manzoniani, la riscoperta, purtroppo in tono minore a causa delle  attuali restrizioni socio-sanitarie, di  una  nutrita messe di  anniversari,in specie nascite illustri, avvenute faustamente nel corrispondente anno centenario del secolo passato, insieme ad altrettante celebrazioni di eventi le cui origini si perdono in quelle della storia e del sapere,in qualche modo non solo nazionali.

Superfluo ripeterne la conta… per conoscere nomi e particolari basta usufruire di rete e social vari sempre smaniosi di entrare a servizio del popolo.

Ciò detto, finalmente la scena si apre sulla veritiera e non da leggenda figura di Aronte, gigante come il massiccio montuoso della cui protezione è stato incaricato nella notte dei tempi, dalle benigne forze della natura che qui splende  come un  immane diadema di marmo  a picco sul Mar Ligure….

Ci si trova,  in una  con un  gelido  ma raffinato biancore, al cospetto delle Alpi Apuane che incoronano la città di Carrara con  ingegnoso subisso marmoreo, al punto da tracciarne fantasmagoriche  zebre, sissignore quelle pedonali,in questo pregiato materiale michelangiolesco,intervallando il chiaro e lo scuro a regola d’arte,neanche il caso di dirlo!

E il Sommo Alighieri?

Presto richiamato con prepotenza in virtù degli  stessi Suoi versi che,nel caso presente, si volgono a delineare il potente aruspice, il quale, collocato come da  dramatis personae nel XX Canto dell’Inferno, “ebbe  tra bianchi marmi la spelonca/ dove ronca lo carrarese” ,lapidario il verso e chi lo ideò.

Aronte,  forte della sua fama di infallibile aruspice, ad un certo punto viene convocato a Roma, davvero insospettata analogia iuris con riguardo alle attualissime nostrane circostanze, per divinare sulla sanguinosa guerra civile, da anni  in atto tra Pompeo e Cesare, è quella l’epoca, ossia il 50 a.C. all’incirca, riuscendo ad interpretare con ferrea precisione i presagi sulle future vittorie cesariane.

La conclusione è dietro l’angolo….

Ora la palla passa in mano ai nuovi  indovini, sembrerebbe quasi una radio/video cronaca sportiva ma non é…. Illusione di un attimo…

Riusciranno i nostri eroi?!…

Per eventuali reclami rivolgersi alla solita ardua sentenza…

 

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Divina Commedia: Inferno, Canto XX