Cosa rimane oggi di quei giorni?

Una vetrina, un cumulo di scarpe.

Forse camminano libere nei cieli

regno accogliente di anime disfatte.

(da “Quei giorni di Auschwitz” di Lucia Lo Bianco – dedicato a Liliana Segre)

Cosa rimane oggi di quei giorni

“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”            

(Anna Frank)

Anche quest’anno il mondo avrà un suo  “Giorno della Memoria”, nonostante il burrascoso periodo dettato dalle restrizioni per l’emergenza sanitaria. Anche questo 27 gennaio, data istituita in Italia il 20 luglio 2000 al fine di ricordare la Shoah, ma anche “le leggi razziali approvate sotto il fascismo”, si organizzeranno manifestazioni e letture commemorative per non dimenticare i milioni di vittime della Shoah e la realtà del genocidio perpetrato principalmente contro gli ebrei ma anche verso polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici e altri nemici della Germania di Hitler.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz e rivelavano al mondo l’indicibile orrore di cumuli di corpi, capelli, scarpe, strumenti di tortura e di morte. Nella “fabbrica della morte”, per citare Primo Levi in La tregua, ai 7000 sopravvissuti sarebbe rimasto il compito di raccontare e ricordare.

Anche l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha finito per scegliere la stessa data nel 2005. Ricorrevano i 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento e diventava condizione imprescindibile ricordare perché, sempre secondo Primo Levi,

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

Diverse personalità sopravvissute ai campi di sterminio hanno rappresentato in Italia la “memoria” e tra queste la senatrice Liliana Segre, attiva rappresentante e simbolo di un eccidio che la mente umana non riesce neanche ad immaginare. Ricordare come monito, quindi, per confrontarsi con il presente ed evitare che qualcosa di simile possa accadere ancora.

I pericoli causati dall’odio, dal fanatismo, dal razzismo e dal pregiudizio sono purtroppo tragicamente attuali. Li viviamo ogni giorno e la cronaca ci riporta episodi paralleli in qualche parte del mondo come se la storia e gli errori del passato avessero insegnato poco e nulla.

Persone come Liliana Segre, nonostante la bella età dignitosamente portata possono trasmettere forti messaggi e spunti di riflessione, in un’epoca costruita su equilibri incerti e traballanti che rischiano di sovvertire situazioni che si consideravano ferme e inattaccabili.

Liliana Segre, vittima di antisemitismo, attaccata per il suo ruolo, politicamente scomodo per qualcuno, di “senatrice a vita” è profondamente legata alla vita, unico dono da difendere e per cui lottare.

Un grande esempio di umanità per i nostri giovani e  a tal scopo il “Giorno della Memoria” può attivare meccanismi educativi ed etici essenziali per giovani menti in via di formazione tramite eventi e iniziative di studio, riflessione e sensibilizzazione.

Solo la consapevolezza del passato potrà così escludere il reiterarsi di crimini che finiscono con l’offendere e ledere il diritto di ogni individuo di difendere e affermare la propria umanità. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quei giorni di Auschwitz                                                                                                                   (Dedicata a Liliana Segre)

Camminavamo nude

senza il mantello dell’imperatore,

leggere a rincorrere quel vento

solo compagno nel buio dei pensieri.

Ed era il gelo dell’inverno a coprire

quegli sguardi, l’indagine crudele,

un esame, una lama netta sul destino.

Ancora adesso ho memoria di quel volto

come un coltello dritto fino al cuore

e mi salvava il libero pensiero,

unico dono che ancora mi appartiene.

Un freddo inverno, un muro, un taglio netto

ed ogni cosa cambiava in un secondo;

un taglio netto, un’accetta che calava

e nuovi corpi sfrecciavano in un cerchio.

Ancora adesso mi appaiono quei volti,

smorfie distorte di vecchia umanità.

Spesso ricordo le pieghe della pelle

tirata a forza su ossa ormai consunte.

Cosa rimane oggi di quei giorni?

Una vetrina, un cumulo di scarpe.

Forse camminano libere nei cieli

regno accogliente di anime disfatte.