Controlli alle frontiere nell’area Schengen a causa del coronavirus: cosa può fare l’UE? 

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Un agente controlla i documenti di un automobilista a La Jonquera, sul confine tra Spagna e Francia ©REUTERS/NACHO DOCE/AdobeStock      
Controlli di frontiera a La Jonquera, sul confine tra Spagna e Francia ©REUTERS/NACHO DOCE/AdobeStock  

I paesi UE stanno allentando i controlli alle frontiere dovuti a COVID-19. Il Parlamento chiede uno sforzo coordinato per ripristinare l’area Schengen prima possibile

Fino a due mesi fa i cittadini europei potevano muoversi liberamente nell’UE, ma con le restrizioni introdotte contro il coronavirus gran parte delle frontiere interne sono state chiuse. Con il miglioramento della situazione epidemiologica e le vacanze estive in vista, i paesi stanno gradualmente ripristinando la libertà di movimento. Gli eurodeputati chiedono che lo spazio europeo di libera circolazione ritorni pienamente operativo prima possibile.

Chiusura dell’area Schengen

“Gli stati membri hanno agito da soli ma ora è tempo che l’UE intervenga, prima che sia troppo tardi e che lo spazio Schengen subisca danni irreparabili,” ha detto Tania Fajon, Presidente del gruppo di lavoro della commissione Libertà civili (LIBE) che si occupa del controllo dell’area Schengen. “La Commissione dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel ripristinare la libertà di movimento innanzitutto per le categorie critiche come i lavoratori transfrontalieri,” ha commentato Fajon, aggiungendo che “un coordinamento europeo è essenziale.”

Secondo le attuali regole dell’area Schengen, gli stati membri possono introdurre controlli alle frontiere per un tempo limitato se esiste una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. I paesi devono notificare la Commissione europea nel caso in cui decidano di chiudere le frontiere. La Commissione attualmente tiene sotto controllo le misure nazionali che limitano la libera circolazione introdotte dai paesi europei per frenare la pandemia.

Indicazioni dell’UE per riaprire i confini

Il 13 maggio la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte per riavviare in modo sicuro i viaggi nell’UE. Il pacchetto propone agli stati dell’area Schengen di riaprire gradualmente le frontiere interne, ma sottolinea che serve un coordinamento europeo e che occorre rispettare i criteri comuni indicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

L’allentamento delle restrizioni in fasi successive potrebbe essere dapprima avviato tra regioni o paesi con livelli epidemici simili. Occorre però assicurare che non vi siano discriminazioni basate sulla nazionalità. Per esempio, un cittadino italiano residente in Austria deve avere il permesso di spostarsi in Germania senza limitazioni. L’obiettivo è quello di aprire tutte le frontiere per consentire a lavoratori e turisti di viaggiare in modo sicuro e senza difficoltà all’interno dell’Unione europea. Tuttavia non è stata stabilita una tabella di marcia, perché la decisione di riaprire i confini dipende dalla situazione epidemiologica e dalle scelte degli stati membri.

La gestione delle frontiere e l’introduzione dei controlli ai confini sono prerogative dei paesi membri. Dall’inizio della pandemia la Commissione europea ha messo a disposizione linee guida comuni per garantire la libera circolazione dei lavoratori delle professioni critiche e il trasporto di merci e servizi nel mercato unico. La Commissione ha anche facilitato il rimpatrio di quasi 60mila cittadini europei bloccati all’estero e ha proposto restrizioni agli ingressi dei cittadini di paesi terzi nell’UE, suggerendo un’estensione della misura fino al 15 giugno.

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Posizione del Parlamento europeo

Gli eurodeputati chiedono di ripristinare la libera circolazione per le persone, i lavoratori, le merci e i servizi nell’area Schengen. Chiedono inoltre una maggiore cooperazione dell’UE per garantire che non ci siano discriminazioni nei confronti dei cittadini europei.

Il 12 maggio, in un dibattito della commissione LIBE sulla situazione nell’area Schengen, Tania Fajon ha ricordato le chiusure introdotte durante la crisi migratoria del 2015. Alcuni paesi hanno mantenuto le restrizioni per anni, una misura che il Parlamento ha criticato come ingiustificata.

Se non riusciamo a ripristinare l’integrità dell’area Schengen, mettiamo in serio pericolo il progetto europeo.

Tanja Fajon

Presidente del gruppo di lavoro sull’area Schenge

Gli eurodeputati vogliono che ogni futuro controllo alle frontiere rimanga una misura straordinaria e temporanea.

La commissione LIBE sta preparando una risoluzione sulla situazione nell’area Schengen. Il Parlamento europeo sarà chiamato a votare sulla risoluzione nella plenaria di giugno.

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L’area Schengen comprende 26 paesi: 
  • 22 paesi membri dell’UE (Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Finlandia e Svezia) 
  • 4 paesi non-UE (Islanda, Norvegia, Svizzera and Liechtenstein) 
Cartina che mostra i paesi UE e non-UE che fanno attualmente parte dell’area Schengen, i paesi candidati a farne parte e i paesi UE che non hanno aderito all’area di libera circolazione      
L’area Schengen comprende 26 paesi che hanno concordato di eliminare i controlli regolari alle frontiere interne