“Colpita a morte” l’ultima opera letteraria di Antonio Mauro nella prefazione di Antonella Genova

Post in Attualità, Cultura, Featured, Italia, saggi

“Non so se sono stata donna non so se sono stata spirito Sono stata amore”

“Colpita” è il termine più suggestivo a definire il rapporto con quest’opera letteraria.

Rende visibile l’impatto con la scrittura di Mauro, costruita su una trama storica, minuziosamente descrittiva, che non lascia vuoti d’equivoci sul pensiero robusto e fitto d’esperienza su cui si è maturata.

Non ci sono radure, l’Autore narra così fittamente e con passione che pare, raccontando, costruire quella possente testimonianza che documenta, oltre la Storia, finanche i sentimenti più intimi.

E’ un viaggio geo- storico, ci informa l’Autore già nell’Introduzione, consegnato a tre storie che, fedelmente ambientate, raccontano, “la caduta dello Zar, la nascita dell’unione Sovietica, l’aggressione da essa subita da parte del nazismo, fino all’epilogo della dissoluzione della stessa”

Ma basta lo scorrere di alcune pagine per convincersi che non solo di luoghi fisici si tratta. 

 Il Romanzo va oltre e offre spazio al Pensiero libero che rivendica il proprio viaggio: l’Autore non ne perde mai di vista l’emancipazione, sia che esso diventi politico, sociologico, etico. Una storiografia, che utilizza il genere romanzo,  scritta da un autore che interpreta e analizza gli accadimenti storici   con coscienza politica, da una prospettiva attenta alle classi più deboli e all’egualitarismo sociale.

Lo studio di Mauro si collega ad una  interpretazione ideologica del Novecento in cui la Rivoluzione bolscevica rappresenta la prassi delle idee marxiste e un detonatore per un cambiamento dalle dimensioni mondiali.  S’interroga sulle cause, osserva le trasformazioni della rivoluzione socialista, la contrapposizione tra ideologie, ravvisa le contraddizioni di una fittizia libertà che appare nelle vesti seducenti della democrazia, ma che si lascerà soggiogare e sovrastare dal nascente capitalismo. 

Protagoniste storie di donne di una società patriarcale e povera, che sembra già averle condannate, ostaggio di uno stato totalizzante e totalitario che, tuttavia, trovano il coraggio della ribellione.  

Non vi è storia, neppure la più complessa e  contaminata, che non abbia in sé il seme di una Rivolta e non c’è coltre di neve, anche negli inverni più rigidi, che possa impedire che una nuova Primavera germogli.

Antonio Mauro, animo libertario, non consente che la Rivoluzione ripieghi su se stessa, non si ferma ai convincimenti di Sartre, si prende a cuore i personaggi, la loro libertà occupata, la loro giustizia, l’eguaglianza, l’amore abusato, i sogni,  e con  la sua filosofia, così avvezza agli ideali appresi per la strada, non certo nei salotti perbenisti, oppone Resistenza senza arretrare. E il nostro Autore non arretra, anzi si porta avanti e accompagna i personaggi, gli affida storie difficili, li induce a raccontarsi, dialogare intimamente, porge il suo ascolto, li guarda vivere nelle condizioni più infime, persino dove è arduo discernere l’umano dal bestiale: ”Dura per le bestie dura per gli uomini”.

 Anche le parole sembrano subire lo stesso trattamento di questa umanità perduta, ne sono sopraffatte: esse diventano dure, spinte, indecorose, immobilizzanti, a tratti stupranti. Parole e Storia sembrano impietrite da tanta perdizione.

Fotografa la realtà, schietta e oggettiva, seppur, come un verista, non resiste al troppo distacco ed entra con sentimento tra le storie.

E’ una scrittura scalza e impervia, quella su cui cammina il lettore,  i racconti di Achsana ne tracciano il duro peregrinare: “raccontava delle sanguinarie repressioni del millenovecentocinque da parte dello Zar contro le masse affamate che chiedevano pane e lavoro.

Il diffondersi delle idee comuniste in Russia, della guerra persa contro i Tedeschi, la diserzione in massa delle armate Russe in ritirata dopo la sconfitta e la loro adesione al progetto rivoluzionario del bolscevismo che sfociò nella vittoriosa rivoluzione socialista del millenovecento diciassette. La sanguinosa guerra civile che ne seguì, le grandi collettivizzazioni forzate; con l’esproprio delle terre e la loro distribuzione alle masse di contadini affamati. Le sanguinarie repressioni contro chi si opponeva a questi progetti. Le lotte interne al comunismo che portò alle dure repressioni Staliniane che si conclusero con la morte di migliaia di morti ed internati nei Gulag in Siberia soprattutto di dirigenti comunisti dissidenti e di molti ufficiali dell’armata rossa di epoca dello Zar.”;  le appassionate conversazioni di Natascia e Petrusca  “ sul pluralismo della democrazia e della circolazione delle idee, questa è l’essenza del socialismo; ma per raggiungere questo obbiettivo ci vorrà molto tempo, il popolo, tutto, dovrà educarsi all’idea del socialismo, deve diventare totalmente libero da ogni tipo di egoismo individuale e raggiungere il massimo della sua emancipazione. Per giungere a questo non è facile, ci vorranno anni, anche perché siamo circondati da un capitalismo agguerrito che ci costringe alla difensiva, anche attraverso le privazione di un più libero circolare delle idee che sicuramente sarebbe elemento di crescita per il popolo.”

Userei ancora “colpito” per descrivere l’urto del recensire queste pagine, forti e audaci flussi di storia e di coscienza, fino alla nudità più scabrosa e infernale. Sembra di essere finiti tra quei gironi danteschi, che piano piano ci spingono a spirale giù negli abissi, lontani da ogni salvifico e trascendente essere divino. Storie di donne che si somigliano,  ridotte ad esser riconosciute solo per il loro sesso, oltremodo femmine. Nessun altro modo! In molti casi, neanche femmine, semplicemente bestie. “Il padre era un uomo rude, ignorante, violento, trattava la moglie come una bestia”

E alla stessa bestialità sembra appartenere  l’Amore,  in un ininterrotto e consenziente abuso. Anche l’amore, che tuttavia si concede a digressioni tardo romantiche,  è rude e ignorante come le bestie. Larissa e Gallina giungono a metà romanzo e ci si aspetta un passo diverso, una prospettiva da cui scorgere una visione cambiata ed emancipata. Un’alba che sorga. Invece, l’ombra del determinismo incastra  le loro esistenze e, necessariamente, tutto si autoadempie  “ ora nui ndi vidimu natri ddhu iorna, la sira e nsiemi tornamu arretu, sapiti chinnhu chaviti a fari, vi raccumandu mi siti bravi” (ora noi ci vedremo fra due giorni, la sera e insieme ritorneremo indietro, vi raccomando, siate brave). L’Amore ridotto a merce di scambio. Un consenziente abuso chiamato Amore!

E la causalità intrappola nel suo destino anche l’epilogo: “Nella libertà più assoluta, in un girone dove se non si è eccezionalmente forti, e l’animo umano è avvelenato dall’avidità del denaro e abbagliato dalla luce al neon. Libero non è neanche il pensiero. La storia di Sanja con tutti i suoi sogni rimangono lì. Ammazzata come una bestia, con il corpo senza vita, con la testa leggermente chinata verso il basso, seduta a fianco con Graziano sulla potente e luccicante alfa romeo”. È all’ultima storia che il lettore affida le sue speranze. Gravita tra le parole, cerca il messaggio di riscatto, ma “avvelenato” “avidità” “ammazzato”  non lo fanno atterrare su quel sogno così atteso. Anche quel “luccicante” che sembra rischiarare , lo trae in inganno, in fondo è solo un abbaglio.

Tuttavia, anche se Mauro non nasconde il fallimento della Rivoluzione bolscevica, non mette in discussione gli ideali democratici di cui si era nutrita e sostanziata. Non sfugge alla sua capacità di analisi il ruolo delle donne, infatti  rintraccia e disegna il volto femminile della Rivoluzione, affida alla forza del loro pensiero la possibilità del cambiamento. 

Natascia è folgorante  per bellezza ed eleganza, ma è la sua forza rivoluzionaria che irrompe e  “folgora” il lettore. Lì dove la società patriarcale impone dei ruoli inamovibili, ella sceglie e decide coraggiosamente del proprio destino.

E poi l’audacia di Achsana che rende consapevole la presenza determinante delle donne nella lotta contro lo zarismo. 

 Achsana Natascia e Petrusca, generazioni diverse e conflittuali, ma uguali nel coraggio di far camminare gli ideali a cuore nudo, senza smettere di credere e  sperare. Portatrici di sogni da sognare. Anche quando la libertà appare un’Utopia. 

Antonio Mauro  semina ideali, come ginestre, nella Storia arida e impervia. Aspettando la fioritura. O la  rugiada d’ Aspromonte a lenire finanche le ferite più profonde. Fiori Rugiada e Perdono  per compiere la più potente Rivoluzione. 

Un Romanzo storico di pregio, che Antonio Mauro aggiunge alla sua ricca ed eccellente produzione letteraria, dove confluisce il suo nobile pensiero resistenziale, nutrito di alti valori, e la sua fulgida umanità.  Un fiore all’ occhiello, di un intellettuale calabrese, sul manifesto del neorealismo italiano.