Da prof. Pasquale Casile

2020 – 200 χρόνους, αν την αγρωνιμία τη γ-γλώσσα γραίκα τη Κ-καλαβρία

Ieri è stato organizzato dall’Associaz. Cult. “Magna Grecia – Gerace” in via Palladio n. 7, il primo tavolo tecnico sul “Bicentenario dal riconoscimento della lingua greca di Calabria”. Erano presenti: il sindaco di Gerace, dott. Giuseppe Pezzimenti; il direttore della Sede Rai della Calabria, ing. Demetrio Crucitti; la presidente dell’Associazione Italiana di Cultura Classica – delegazione di Locri, arch. Katia Aiello; il presidente del Corsecom, prof. Mario Diano; padre Ikonomos Ilias Iaria Efimerios, voce greco-calabra della Chiesa ortodossa reggina; l’artista Domenico Carteri, ideatore dei Protogonei, statue bifronti, recanti alla base l’emblema del Bicentenario; la stilista Patrizia Papandrea, fashion designer, creatrice della sfilata di moda, che ha come titolo “Logos: indossare la cultura, vestire la memoria linguistica”; il regista e web designer – Progetti Digitali, Nino Cannatà, curatore della realizzazione grafica del logo per il Bicentenario. Il maestro Cosimo Ascioti, musicista di fama internazionale; Gianluca Delfino, guida naturalistica ed educatore ambientale dell’Associaz. “Kalombrion – hug a tree movement”, cuore verde dello Zomaro; Grazia Prochilo e Maria Immacolata Dunia, animatrici culturali, guide esperte delle peculiarità storico-artistiche, antichi borghi del territorio locrese; Nino Sigilli, appartenente al gruppo Kepos – il giardino delle meraviglie, impegnato costantemente per la tutela della biodiversità autoctona in Calabria e, nello specifico, nella salvaguardia dell’ulivo bianco del crisma. Tutti i convenuti hanno deciso, di concerto con il sindaco di stabilire la data inaugurale del succitato evento. La scelta è caduta sul prossimo 8 agosto, nella Piazza delle Tre Chiese, a Gerace. Ha aperto i lavori il prof. Pasquale Casile, scrittore, parlante e studioso della lingua greco-calabra, dichiarando le ragioni storico-linguistiche e le motivazioni profonde che lo hanno spinto e guidato a costituire il primo nucleo di attivisti, a favore del Bicentenario. Ecco una sintesi del discorso.
Nel 1820, giunse nell’odierna Area Grecanica, l’illustre dantista tedesco Karl Witte, primo studioso dell’età contemporanea ad avere localizzato ben 12 villaggi a ridosso del versante ionico aspromontano meridionale, ultimo bastione reggino, di quella che un tempo era stata la Grecia d’Italia e che, ancora nel XVI sec., occupava tutto il territorio peninsulare al di sotto della linea istmica Nicastro-Catanzaro, dal Golfo di Lamezia al Golfo di Squillace, con Tiriolo sull’estremo limite nord, paese vedetta, a delimitarne il confine, a cavallo tra i due mari. Questi 12 villaggi, conosciuti dal Witte, erano grossomodo gli stessi dove oggi l’ellenismo calabrese si è mantenuto più visibile nelle sue componenti identitarie (arti, artigianato, lingua, religiosità, musica ecc.): Bova, Montebello, Roccaforte, Condofuri, Gallicianò, Roghudi, Chorio di Roghudi, Amendolea, Campo di Amendolea, S. Pantaleone, Chorio e Cardeto.
A Bova, la Chora dei grecofoni, antico cuore economico e amministrativo della Calabria greca, il Witte soggiornò piacevolmente e nel corso di alcune rapide conversazioni avute con gli abitanti, stilò una breve lista di circa una cinquantina di vocaboli greci e trascrisse inoltre tre canti, il primo dei quali – “Iglio pu olo ton gosmo parpatì (Sole che tutto il mondo percorri)” – ha ispirato il logo da noi ideato per le celebrazioni del presente Bicentenario, il quale, al centro reca il motto, con la grafia in greco-calabro: H γλώσσα γραῖκα δεν βασιλέγου̮ει “I glossa greka den vasilégui (La lingua greka non tramonta)”.

La notizia resa pubblica quasi subito al rientro in patria (1821) dall’esimio viaggiatore, destò l’ammirazione, la meraviglia e l’aperto interesse della comunità scientifica europea che, da quel momento, non smise mai d’indagare l’origine e d’interessarsi al patrimonio linguistico e culturale dei Greci di Calabria, dando seguito a importantissimi studi, con pregevoli volumi e poderosi lessici, scritti soprattutto in lingua tedesca, greca e italiana, oggi confluiti quasi interamente, per la parte lessicale, nel monumentale Dizionario Storico Etimologico degli Idiomi Italogreci di Anastasios Karanastasis, di cui noi – prof. Casile Pasquale, di concerto con l’Associazione Culturale bovese “Apodiafazzi” – in occasione del Bicentenario abbiamo curato la traduzione in italiano del primo tomo, dal neogreco, per fornire di validi strumenti didattici le scuole, i parlanti e, più in generale, tutti gli appassionati di questa nostra cultura, vera e propria miniera del patrimonio ellenico orale, tramandato nel Meridione italico sin dai tempi di Omero. Ma perché non limitarsi a dare notizia di questa importante ricorrenza e organizzare invece – come del resto proponiamo – una celebrazione ufficiale del Bicentenario dal riconoscimento del greco di Calabria? . Innanzitutto, perché due secoli di letteratura scientifica fanno di noi la minoranza linguistica più studiata in Europa; e secondariamente, perché alla luce dei rilievi filologici e delle evidenze storiografiche, siamo pure la lingua parlata più antica d’Europa, assieme a quella basca.

Quindi, due primati certamente non trascurabili, che imporrebbero non solo la celebrazione dell’evento, ma anche l’insegnamento e la conoscenza a tutti i livelli e gradi d’istruzne dell lingua grecocalabra, nonché la sua diffusione a mezzo stampa, nel web e nei mass-media, attraverso trasmissioni internet e radio-televisive specifiche per tutelarne la fruizione e l’apprendimento, come previsto dalla legge 482/1999. Comunque, tra le motivazioni principali che a nostro avviso rendono necessario il recupero e il rilancio del greco di Calabria, non ci sono solo l’enorme rilievo e il prestigio culturale della lingua greca, retaggio dell’antica Italìa (alias Magna Grecia), cui l’intera Penisola deve il suo nome, quanto la compresenza storico-attuale di questa nostra cultura, per secoli e millenni maggioritaria, vissuta oggi in chiave mediterranea ed europea, in quanto abituata da sempre a dialogare in modo naturale e costruttivo con l’Oriente bizantino e l’Occidente latino, in un clima di plurilinguismo e multiculturalismo, favorito sin dai secoli antichi sia dalla koinè greca, che dalle varie dominazioni che si sono nel tempo succedute (normanni, angioini, aragonesi ecc.), oltre che dai lunghi e consolidati rapporti commerciali intrattenuti sulle nostre coste con i mercanti ebrei e arabi.

Volendo limitare il nostro discorso unicamente al Basso Medioevo, prova ne sono le figure di Nilo da Rossano, il fondatore del Monastero di Grottaferrata (1004), noto per avere disputato su questioni teologiche e dottrinarie con molti ebrei, arabi e, a Costantinopoli, perfino al cospetto dell’imperatore Alessio Commeno; come non ricordare Giovanni Italo, autore della Cronografia degli Imperatori di Bisanzio, precursore nell’XI sec. del Rinascimento; o altri brillanti letterati come Nicolò da Reggio, Paolo di Smirna, Simone Autumano e infine, i celeberrimi Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato, entrambi maestri di greco del Petrarca e del Boccaccio, animatori indiscussi dell’Umanesimo fiorentino. Insomma, dovunque guardiamo nella storia, emerge il ruolo centrale della Calabria greca anche in Europa.

 

Basti pensare che già nel 1300, il grande filosofo e filologo, Ruggero Bacone, spronava ogni lettore della sua Grammatica Greca, che era desideroso di apprendere la lingua e l’uso concreto del greco, con queste testuali parole: “Va’, studioso, nell’Italia Meridionale, in Calabria!” […] nam in regno Sicilie multe ecclesie grecorum et populi multi sunt qui veri greci sunt et grecas antiquitates observant; lo stesso suggerimento che ritroveremo espresso nel 1368 (Epistole rerum senilium) dal Petrarca, il quale, a un suo giovane copista “inquietum caput” che gli chiedeva con insistenza dove avrebbe potuto imparare il greco, gli rispose di non recarsi a Costantinopoli ma in Calabria, nella Grecia d’Italia. Quindi ripartiamo da qui, dalla consapevolezza che quella che oggi chiamiamo Calabria Grecanica o Calabria Ellenofona, è in realtà la Grecia d’Italia, dove da sempre H γλώσσα γραῖκα δεν βασιλέγου̮ει “I glossa greka den vasilégui (La lingua greka non tramonta)”.

΄Ηλ̆ιο, που για όλο τον κόζμο παρπατεί

Sole che per tutto il mondo cammini

΄Ηλ̆ιο, που για όλο τον κόζμο παρπατεί

που άν το λεβάντη στο πονέντη πάει,

εκ́είνη που γαπάω εγώ ’σου τη χ-χωρεί:

χαιρέτα μού τη κ́αι βρε ά’ σ-σου γελάει.

Αν εκ́είνη για ’μμενα σ’αρωτήσει

πέ τη τι εγώ πατέγουω ποḍḍά γουάη.

Αν εκ́είνη που δε σ-σ’αρωτήσει,

παραμυθία να μη έχει μάι

Sole che per tutto il mondo cammini,

che da levante a ponente vai,

quella che io amo tu la vedi:

salutamela e vedi se ti ride.

Se essa di me ti domanda, dille che io soffro molti guai.

Se essa (di me) non ti domanda, conforto non abbia mai.