Addio a Carla Fracci, l’ “eterna fanciulla danzante”. Oggi il giorno dell’ultimo saluto

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Una vita in volo quella della ballerina Fracci, che si è spenta ieri a Milano all’età di 84 anni.

L’ “eterna fanciulla danzante”, così la definì Montale. Nata da padre tranviere e madre operaia, è cresciuta tra i contadini delle campagne nei pressi di Cremona, ha vissuto libera tra i suoi più cari affetti ed è proprio in quella terra che ha piantato solidi radici. Carla, con la sua danza,  ha incarnato la vera e sublime leggerezza della poesia, spaziando dal classico al pop. Si iscrisse alla scuola del Teatro la Scala a soli 9 anni, poco dopo la II guerra mondiale e divenne casa sua sino alla fine. Ha ballato con molti grandi artisti, tra cui Roberto Bolle, le sono stati riconosciuti vari premi nel corso della sua lunga carriera, solo un anno fa ha ricevuto il premio del Senato. La sua leggerezza, la tecnica e la capacità interpretativa sono la chiave che apre per lei i più grandi teatri del mondo, dove debutta con ruoli principali: interpreta il Lago dei cigni, Lo schiaccianoci, Giulietta, Francesca da Rimini e poi Giselle, quello che sarà il suo personaggio per sempre. Giselle, la giovane contadina innamorata, dai capelli lunghi che cadono sciolti sul tutù. Giselle è lei, la storia del balletto classico. Nel 1964 sposa il regista Beppe Menegatti, aiuto regista di Luchino Visconti e grande collaboratore di Vittorio De Sica ed Eduardo De Filippo. Oggi Menegatti, il compagno di una vita della Fracci si dice scosso e svuotato per la perdita. Lei, la diva del balletto sempre in bianco, era icona di grazia e femminilità, di romanticismo ed eleganza.

Legata alla figura meriniana, Alda Merini scrisse per lei dei versi incantevoli e iconici in cui l’accosta alla nobiltà dell’amore e del sentimento, chiamandola fata, una “fata che genera altri tempi e vola via come una canzone”: tu sei l’amore/ tu sei il sentimento/ tu sei illogica come la ragione/ tu sei leggera come la follia/.

E poi Montale, egli scrisse per lei  La danzatrice stanca: poi potrai rimettere le ali/non più nubecola celeste ma terrestre/ e non è detto che il cielo se ne accorga/ basta che uno stupisca/ che il tuo fiore si rincarna/ si meraviglia/. Versi che immaginavano il ritorno della Fracci in teatro dopo la maternità.

Oggi è il giorno dell’ultimo saluto, ci piace pensarla volare leggera verso cieli blu, a danzare ancora libera nell’immensità.