26 gennaio 2020, rinnovo  del Consiglio regionale della  Calabria:    elezioni legittime o scandalo istituzionale?

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Il Comitato Provinciale dell’ANPI di Reggio Calabria è intervenuto più volte per sottolineare (e denunziare all’opinione pubblica) la grave inadempienza del Consiglio Regionale della Calabria in riferimento alla questione delle modifiche alla legge elettorale regionale, rese necessarie dalle novità legislative introdotte dalla legge n.20/2016, che “impongono” misure di riequilibrio delle rappresentanze di genere, come previsto dalla Costituzione (in particolare dall’art. 122).

Purtroppo il Consiglio Regionale della Calabria, dopo avere bocciato la proposta di modifica della legge elettorale nella primavera del 2019, ha continuato a “decidere di non decidere”, causando così una gravissima situazione di strappo alle leggi vigenti ed alla Costituzione, determinando un ricorso alle urne per eleggere il nuovo Consiglio Regionale attraverso una norma incostituzionale.

Inutilmente in questi mesi l’ANPI ha fatto appello al senso di responsabilità di TUTTI i Consiglieri Regionali, invano ha richiamato TUTTI al rispetto della legge, della Costituzione e dello Statuto Regionale.

Questa grave situazione, denunziata più volte da molte organizzazioni femminili, ha indotto l’associazione Wath Woman Want ad impugnare il decreto di indizione delle elezioni regionali (26 gennaio 2020) firmato dal Presidente Oliverio. L’associazione ha sollevato dinanzi al giudice amministrativo una questione di costituzionalità della legge elettorale regionale, sostenendo che la Regione Calabria non si è adeguata alle modifiche intervenute in materia di pari opportunità nelle cariche elettive.

Se il TAR Calabria, nell’udienza prevista per mercoledì 18 dicembre, accogliesse la richiesta di sospensiva, presentata dall’avvocatessa Rossella Barberio, per conto dell’associazione What Woman Want, le elezioni regionali sarebbero “sospese” ed il Consiglio Regionale sarebbe “costretto” a fare quel che finora ha deciso irresponsabilmente di non fare.

La maggioranza dei Consiglieri Regionali (solo una minoranza di essi ha sostenuto e votato la legge di modifica) si assumerebbe così la responsabilità di esporre la Regione Calabria a un vero e proprio “scandalo istituzionale”.