2 aprile, Giornata Mondiale per la consapevolezza sull’Autismo

Post in Attualità, Italia

di Bruna Maria Antonia Primerano

Da qualche anno, nel secondo giorno di aprile, è capitato di vedere monumenti nazionali e internazionali, illuminati di blu: è la dedica che il mondo rivolge all’autismo. Anche i social si adattano e le scuole pubblicano i disegni degli alunni, dove bambini vestiti di blu si abbracciano e giocano insieme.

La giornata mondiale è stata sancita per la prima volta dalle Nazioni Unite con la risoluzione 62/139 del 18 dicembre 2007, ogni anno ha uno slogan diverso e per il 2020 è stato scelto “The Year of Kindness”, l’anno della gentilezza. I primi a puntare l’attenzione su ciò che era ancora inesplorato e sconosciuto, furono due signori americani Suzanne e Bob Wright, i quali avevano un nipote autistico. L’ispirazione per creare qualcosa di eccezionale arrivò proprio grazie alla loro famiglia e così fondarono una organizzazione, la “Autism Speaks”. L’obiettivo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema dell’autismo, proponendo percorsi scolastici adatti, screening nell’età dell’infanzia e interventi tempestivi, aiutando la transizione verso l’età adulta e sottoponendo all’attenzione nuovi schemi e soluzioni da adottare in famiglia. Fu proprio la signora Wright a lanciare come logo dell’organizzazione, la famosa sagoma di puzzle blu, ormai riconoscibile in tutto il mondo.

In Italia esistono diverse organizzazioni che si occupano di autismo, come la FIA (Federazione Italiana per l’Autismo), e tra le altre anche l’Osservatorio Nazionale Autismo dell’ISS, che grazie al “NIDA” – Il Network Italiano per il Riconoscimento Precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico- fornisce una rete di collaborazione sul territorio italiano per lo studio dei bambini considerati a rischio di sviluppare un Disturbo dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD).

In questo momento storico così difficile a causa del Covid-19, la quarantena obbligatoria a casa, per i bambini con autismo, può rappresentare una vera e propria detenzione forzata. Ecco perché lo stesso Istituto Superiore di Sanità, detta delle linee guida a riguardo.

COVID-19 E AUTISMO

Un rapporto dell’ISS contiene consigli e indicazioni per prevenire il disagio e per un appropriato sostegno, nei differenti contesti, delle persone nello spettro autistico e i loro familiari.

In casa è importante che le persone nello spettro autistico siano supportate nel mantenere la routine quotidiana: mantenere il ritmo sonno-veglia, partecipare ai lavori domestici, organizzare la giornata attraverso un calendario, essere aiutate ad esprimere i propri sentimenti attraverso attività di scrittura, film o giochi. È importante mantenere, quando possibile, gli interventi dei professionisti che li hanno in carico anche da remoto, attraverso video chiamate o telefonate.

In isolamento domiciliare è necessaria la collaborazione di familiare (caregiver) munito di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale, che gestisca le condizioni di salute, le consuete attività quotidiane e aiuti a prevenire la comparsa di emergenze comportamentali.

 

Se è necessaria l’ospedalizzazione le persone nello spettro autistico devono essere indirizzate verso strutture ospedaliere in cui siano stati precedentemente attivati percorsi di accoglienza specifici per le persone con disabilità e autismo (percorso DAMA).

Nelle strutture residenziali andrebbero sviluppate procedure per ridurre al minimo il rischio di infezione da COVID-19 e protocolli per rispondere alle persone che possono aver contratto l’infezione.

Durante questo periodo, non dimentichiamo di prenderci cura dei più deboli, di coloro che hanno bisogno di aiuto, per cui lo stravolgimento della quotidianità può rappresentare un problema invalicabile, con pesanti disagi per sé stessi e per chi li assiste. Il comune denominatore per affrontare tutto questo? L’umanità.